Il SudEst

Wednesday
Sep 18th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home

Si aggredisce per paura e non per coraggio

Email Stampa PDF

di CARMELA BLANDINI

Solo chi è profondamente antifascista è veramente libero.

 

Il fascismo impone a tutti il pensiero unico e invece gli esseri umani hanno il Diritto e il Dovere di ragionare con la propria testa e le proprie inclinazioni etiche e morali.

Per fare un esempio inerente allo sport potremmo dire che i tifosi di una squadra di calcio sono degli sportivi se amano il puro agonismo rispettando gli avversari e le vittorie degli altri. Ma “alcuni tifosi" che arrivano agli insulti, alle mani e, a volte, aggrediscono o uccidono l'avversario, sono fascisti, nel senso che, agendo in modo violento per affermare la loro volontà, non ragionano più.

In Italia qualcuno ha reso una parte del Popolo Italiano come quei tifosi “fascisti” che non ragionano più e aggrediscono chiunque sia loro avversario. In questo modo si è instaurato, negli ultimi tempi,  un periodo di sofferenza sociale per tutto il Paese,  che ora è colmo di sgomento ma anche, per certi versi, impaurito.

Chi aggredisce, però, lo fa per paura e non per coraggio. Il coraggio della reazione inconsulta e istintiva ce l'abbiamo tutti e non manca a nessuno, perfino chi non ha la forza fisica e viene insultato trova giusto covare sentimenti di vendetta e di rivalsa. Ma chi sente la spinta ad aggredire gli altri è una persona che ha avuto un moto di paura, un avvertimento profondo di pericolo che l’altro può rappresentare per lui o per quello che lui pensa o che possiede.

Solo il killer professionista, e chi come lui, agisce con  calma e indifferenza. Tutte le persone aggressive, invece, reagiscono per la paura di perdere qualcuno o qualcosa che sentono di loro proprietà.

Nell’ultimo anno abbiamo assistito a un fenomeno che in Italia era accaduto soltanto durante il ventennio fascista e, di seguito, con i nazisti nella Seconda guerra mondiale.

Quando Mussolini parlava alle piazze, colme di gente, metteva paura, il suo eloquio era duro e intimidiva la folla che si sentiva da una parte fragile e ignorante, dall’altra avvertiva la “protezione”  del duce. Fu facile per Mussolini, che si diceva padre della Patria, spaventare le persone, anche perché le sue camice nere erano sempre sguinzagliate tra la gente e intimorivano tutti con parole ed azioni violente.

Giovanni Gentile, teorico del fascismo, scrisse: “il fascismo è prassi ed è pensiero, azione a cui è immanente una dottrina, è dottrina che, sorgendo da un dato sistema di forze storiche, vi resta inserita e vi opera dal di dentro”.

Il fascismo “opera dal di dentro” cioè non lascia nessuna libertà a chi viene preso nella sua rete, perché dice che ti proteggerà come un padre, ma solo se tu sei ubbidiente in modo cieco e assoluto come un bravo figlio.

Il “ventennio fascista” però era un altro tempo, un tempo in cui il “padre padrone” faceva ancora molta paura e i figli ubbidivano a suon di ceffoni. Soltanto dopo la Seconda guerra mondiale gli italiani si resero conto che la loro vita non era più da sacrificare. E questo avvenne grazie alla nostra magnifica Costituzione.

Adesso, nel terzo millennio, tutti quegli italiani che hanno la memoria corta, pare che sentano di nuovo il desiderio di un padre che dica loro non solo cosa fare, ma anche cosa pensare e con chi devono litigare.

Il padre “nuovo” oggi è apparso al popolo rappresentato da Salvini. Lui è grassoccio e sornione, lui  proclama l’amore per tutti i figli che gli ubbidiscono, lui dirige il pensiero dei “figli” italiani verso la vittoria  contro lo straniero, contro il disagiato, contro chi non la pensa come lui.

Salvini ha saputo conquistare le persone con parole semplici e pedestri, proprio come farebbe un padre di famiglia del popolo. Una buona parte degli italiani non si ribella, anzi ama quella mano che tiene il crocifisso e la bocca che lo bacia. Quelli che lo amano, però, sono gli italiani che hanno  paura e vogliono essere difesi, perché il padre ha detto loro che il nemico è alle porte e verrà a fare loro del male.

Tanti Italiani hanno paura di essere invasi dallo straniero!

Quegli italiani sono i più pericolosi, perchè, nello stesso tempo, hanno paura di fare da soli, hanno paura di non essere capaci di riuscire ad andare avanti nella loro vita, hanno paura degli altri e si affidano al “nuovo padre” che hanno trovato: parlano come lui, agiscono come lui, pensano come lui, sono cattivi come lui.

La lezione del padre è spesso irresistibile per i figli, specialmente quando il padre ha dato una sbirciatina al loro diario segreto e conosce le loro debolezze. Oggi il diario di ognuno di noi si trova su internet ed è facile conoscere gusti e pensieri di tutti attraverso quello che scriviamo, diciamo, o attraverso le foto che condividiamo. Il team di Salvini  controlla tutte le nostre parole, le nostre foto, i nostri amici ecc.

Questo team di esperti informatici (chiamato LA BESTIA), dunque, ha informato Salvini esattamente su cosa dire e come trattare i suoi “figli” e lui ha portato avanti una campagna elettorale costante che si è dilungata negli ultimi mesi. Così è accaduto che tanti italiani, sia quelli con paure nascoste che quelli con delusioni manifeste, sono caduti nella rete della “Rete” di Internet e hanno cominciato a seguirlo, stupiti che lui dicesse le cose che volevano sentirsi dire, compresi i “porti chiusi” contro gli immigrati, accusati di togliere il lavoro agli italiani.

Ma siamo sicuri che la colpa sia degli immigrati? La colpa per cui gli italiani non lavorano non sarà causata dal fatto che gli imprenditori italiani pretendono operai che lavorano molto e vogliono pagarli poco?

Il problema non sarà, semplicemente, che gli italiani devono andare a lavorare e reclamare i loro diritti come si è sempre fatto dagli inizi della civiltà e ancora si fa in tutto il mondo?

In gran parte dell’Italia e specialmente in Veneto, oggi, i raccolti nei campi sono a rischio.  I migranti che lavoravano nei campi non potevano reclamare nessun diritto, perché, essendo clandestini, venivano subito licenziati, a volte anche uccisi. Ma i giovani italiani potrebbero benissimo denunciare e combattere per la loro vita. Potrebbero anche imparare che andare a votare è un diritto-dovere. Potrebbero scegliere i loro rappresentanti politici, magari quelli che non dicono bugie, non dicono cattiverie, non dicono che l’Italia è un paese “sovrano”.

Nel mondo globalizzato di oggi, dove i giovani sanno come muoversi e dove correre, è assurdo non pensare con la propria testa e seguire il sogno di potere di uno squallido nullafacente senza mestiere come Salvini. Un tizio che fino a pochi anni fa diceva che la Padania non è in Italia e che la gente del Sud non si lava.

Un tizio che ha basato la sua attività di governo sullo stimolo all’odio contro gli extracomunitari, senza pietà nemmeno per le donne e i bambini. Un tizio che, non sapendo cosa fare nel suo ufficio al Ministero degli Interni, preferiva girare le spiagge e fare selfie con i bagnanti.

Un tizio che ha sfiduciato il governo di cui lui stesso faceva parte, forse  perché, nel suo intimo ha avuto paura, sapeva di non essere all’altezza di un ruolo che qualcuno gli aveva ventilato assicurandogli che, dopo la caduta del governo, avrebbe potuto ottenere pieni poteri e fare il capo dell’Italia.

Per favore ricordiamo a questo tizio, che ha aggredito il nostro Paese, che il fascismo è finito e gli italiani sono pronti ad andare avanti, perché non è riuscito ad avvelenare il cuore di tutti e non ci riuscirà, come si capisce dalla foto che accompagna queste mie parole.