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CETA pericoloso per coltivatori e consumatori

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di NICO CATALANO

Coldiretti risponde al ministro Bellanova


Alle dichiarazioni del ministro Teresa Bellanova, non si è fatta attendere la risposta della Coldiretti, la più grande organizzazione datoriale del settore primario. Una decina di giorni fa, il ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova aveva affermato la volontà, di avviare la ratifica da parte del nostro Paese del CETA, l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada. Per la Coldiretti nazionale, destano sconcerto le affermazioni del ministro, difatti, secondo i dati in possesso dalla stessa organizzazione e validati dall’ISTAT, nel primo semestre del 2019 (a due anni dalla ratifica dell’accordo tra Canada e 15 dei 28 Paesi membri della UE) si è registrato un calo di circa il 32% delle esportazioni dei nostri formaggi di qualità (su tutti Grana Padano e Parmigiano Reggiano). Il crollo devastante nel primo semestre del 2019, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno delle esportazioni in Canada dei simboli agroalimentari del Made in Italy ha riguardato anche un’eccellenza della dieta mediterranea come l’olio di oliva, che ha registrato un calo, pari al 20% nelle quantità esportate.

L’accodo ha favorito la diffusione del falso made in Italy, riducendo lo spazio per i prodotti italiani originali e legittimando per la prima volta nella storia dell’Unione Europea le imitazioni del Made in Italy. Infatti, il Parmigiano Reggiano può essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada con la traduzione di Parmesan, così come è possibile anche produrre e vendere tanti altri prodotti italiani di qualità, mantenendo una situazione di ambiguità che rende difficile al consumatore distinguere il prodotto originale ottenuto nel rispetto di un preciso disciplinare di produzione, spesso legato al territorio, dall’imitazione industriale e di bassa qualità. Viceversa, si è registrato l’aumento di oltre il 13% delle importazioni in Italia del Parmesan (falso Parmigiano Reggiano) e di circa il 10% del grano canadese, per un totale di 387 milioni di chili, un grano trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, al fine di accelerarne la maturazione nei freddi climi delle grandi pianure canadesi, una prassi questa proibita nel nostro Paese, tramite un decreto del 2016 in un’ottica di tutela del consumatore. Consumatori che sembrano essere meno tutelati anche con le importazioni di carne canadese, a causa della prassi diffusa nel Paese nord americano, di alimentare gli animali con derivati di sangue, peli e grassi trattati ad alte temperature, senza indicazione in etichetta, pratica vietata in Europa da oltre venti anni a seguito dello scandalo della mucca pazza.

Questi sgradevoli fenomeni potrebbero essere accentuati con la ratifica dall’accordo da parte del nostro Paese, secondo Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti “La presenza sui mercati esteri è vitale per il made in Italy ma negli accordi di libero scambio vanno garantite reciprocità delle regole ed efficacia delle barriere non tariffarie, perché non è possibile agevolare l’importazione di prodotti ottenuti secondo modalità vietate in Italia. Il settore agricolo non deve diventare merce di scambio degli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto sul piano economico, occupazionale e ambientale sui territori".  Gli accordi di libero scambio devono rappresentare una priorità per il Governo ed allo stesso tempo un’opportunità per i produttori, a patto che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali provengano da un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Il nostro Paese annovera il numero più elevato d’Europa di prodotti con marchi riconosciti e garantiti dalla UE (DOP, IGP, STG). Oltre 300 prodotti di qualità che rappresentano il fiore all’occhiello della produzione agroalimentare italiana, uno scrigno di saperi, sapori e biodiversità che non deve essere svenduto ma valorizzato e tutelato dalla politica.

Fonte della foto : bresciacoldiretti.it