Il SudEst

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Fine vita: “Padre perché mi hai abbandonato?”

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di CARMELA BLANDINI

Assioma: La vita noi non la chiediamo e veniamo al mondo non per nostra volontà, dunque, ciascuno di noi, nel pieno delle sue facoltà, ha diritto di decidere cosa fare della sua vita.

Nonostante la nostra religione ufficiale sia quella cattolica-cristiana, quando una persona pensa, veramente, che la sua vita non sia più degna di essere vissuta dovrebbe avere il diritto di fermarla.

Infatti non tutti seguono i dettami religiosi ufficiali, oppure ci sono persone che credono in altre religioni.

Quello che ci dovrebbe indignare non è che D.J. Fabo volesse morire, perché era ridotto ad un vegetale, e nemmeno che il suo amico Marco Cappato lo abbia accompagnato in una clinica Svizzera per sottoporsi al suicidio assistito.

Quello che dovrebbe indignarci è che tante persone le quali, invece, avrebbero voluto vivere vengono uccise dai respingimenti in mare, dalla fame, dalle guerre, dalle torture, dalle leggi di pena di morte, che sono crimini che fanno gli Stati del mondo, senza curarsi di scendere fino al gradino di delinquenti comuni.

Fino a quando nel mondo non si tutela la vita di tutti allo stesso modo, ci sarà sempre chi si stanca di vivere, perché è troppo malato, perché è troppo esaurito, perché è troppo stanco di combattere contro i mulini a vento o perché è perseguitato.

Ogni persona immagina la sua vita futura come un bel sogno, ma quando quel sogno delude fino a divenire un incubo spaventoso, allora ognuno dovrebbe essere libero di decidere cosa fare. Chiedere un aiuto concreto, e riceverlo, dovrebbe essere possibile per qualunque soluzione si scelga, anche quella di vivere.

A nessuno piace l’idea del suicidio, anzi perfino l’eutanasia mi sembra un atto feroce, perché non può decidere chi è già in coma e perché sappiamo che tante persone si sono risvegliate da un coma profondo anche dopo tanti anni.

Ma nel mondo ci sono ingiustizie e dolori che sono insuperabili e il vero assassinio è non dare risposte alle persone che soffrono. I veri assassini sono quelli che governano malissimo questo mondo, quelli che non pensano a sostenere al massimo grado la ricerca per alleviare le sofferenze delle malattie e spendono soldi inutili in scempiaggini e sciocchezze. La grande ingiustizia è sentirsi abbandonati e senza speranza.

I veri assassini sono quelli che rubano i soldi dei lavoratori e li tengono nei paradisi fiscali, nascosti.

I veri assassini sono i governi che proteggono i ricchi evasori fiscali, sono i governi che risparmiano sulle spese sanitarie, sui diritti dei malati, sugli ospedali, sui trasporti sanitari, sulle medicine e sull’assistenza ai malati.

Assassini sono quelli che non investono sulle politiche di tutele nel lavoro, quelli che pensano solo a se stessi e si fanno il segno della croce senza capire cosa significa veramente quel gesto, un gesto di invocazione disperata contro quella disUmanità che non salvò Gesù Cristo, ma lo condannò e lo torturò fino a dargli una morte orribile.

Nel Vangelo secondo Giovanni un soldato colpì Gesù morente con una lancia che è diventata una reliquia oggetto di culto, è chiamata, oggi, Lancia del destino,  o lancia di Longino (era il nome del soldato) o Lancia sacra. Quella lancia, forse, ha messo fine all’ agonia pur essendo un gesto di spregio.

Cosa sappiamo noi tutti dell’agonia delle persone che si trovano sul limite tra la vita e la morte? Fino a che punto possiamo comprendere la disperazione e il dolore di DJ Fabo che voleva morire?  Tutti possiamo dire di essere assolutamente contrari al suicidio, ma come possiamo essere sicuri del nostro limite di sopportazione se non è stato messo alla prova?

La sentenza, storica per il nostro Paese, che scagiona Marco Cappato dall’accusa di aver aiutato DJ Fabo ad andare in Svizzera per morire in una clinica autorizzata, dice che non sempre è punibile chi aiuta qualcuno che ha seri e motivi per voler morire. Dj Fabo non poteva andare in Svizzera da solo e non voleva nemmeno vivere una vita che lo aveva ridotto ad un degrado per lui insopportabile.

Quello che ha fatto Cappato non è punibile perché non è lui che ha ucciso, ma è stato dj Fabo a non voler più vivere una vita che per lui era diventata senza senso.

Perché invece non pensiamo a punire quelli che uccidono con la volontà di farlo?

Mi riferisco a chi provoca la morte di altre persone volontariamente. In Italia alcuni assassini vengono condannati a pochi anni di carcere e per buona condotta escono prima. Ad altri assassini viene concesso il rito abbreviato, che dimezza la pena ancora prima del processo. Altri assassini hanno fatto delle stragi, ce ne sono state tante in Italia, e sono già fuori liberi. Altri hanno provocato stragi con il loro comportamento improprio sul lavoro o perché sono stati superficiali o perché sono stati corrotti.

E vogliamo pensare a chi inquina aria e terreni provocando la morte di tanti bambini?

Nessuno pensa che la Giustizia dovrebbe sempre garantire le vittime e le loro famiglie?  Nessuno pensa che la Giustizia dovrebbe essere uguale per tutti e non applicata a discrezione del giudice al quale le leggi italiane lasciano margini di scelta troppo ampi?

L’Italia ha bisogno di una seria revisione del Codice Civile ma, soprattutto, del Codice Penale.