Il SudEst

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I Coronavirus, questi “sconosciuti”

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di VINCENZA D'ONGHIA

La recente epidemia scoppiata in Cina e la psicosi collettiva scatenata nel resto del mondo dalla paura del contagio, hanno dato libero corso ad un fiume di informazioni, spesso confondenti, sull’agente eziologico e il decorso della patologia causata dal Coronavirus 2019 nCoV, accentuando così la condizione di ansia generalizzata che ha caratterizzato le ultime settimane. Vediamo quindi di fare chiarezza sulle malattie virali e su quanto si sa a proposito del Coronavirus 2019 NCoV.


I virus, nonostante le malattie da essi causate siano conosciute sin dall’Antichità, rappresentano una scoperta relativamente recente nella Storia della Medicina: infatti i virus definiti batteiofagi furono scoperti solo nel 1915 e si dovette attendere gli anni ’50 del XX secolo, quando ormai erano stati scoperti gli acidi nucleici DNA ed RNA, per avere una chiara idea della loro struttura e moltiplicazione. Ciò dipende dal fatto che essi sono dei parassiti endocellulari obbligati, non visibili per via delle dimensioni (< 0,2 µm) e dipendenti per la loro sopravvivenza e replicazione dalla cellula ospite, verosimilmente comparsi contemporaneamente alle prime cellule durante l’era Precambriana e derivati da altri microrganismi intracellulari oppure da frammenti di acidi nucleici cellulari resisi in grado di autoreplicarsi. I virus possono infettare tutte le forme di vita (batteri, piante, protozoi, miceti, insetti, pesci, rettili, uccelli e mammiferi) e hanno sicuramente svolto un ruolo nella selezione naturale delle varie specie ma vengono evolutivamente selezionati più verso l’attenuazione che la virulenza: un virus che fosse in grado di uccidere il proprio ospite  rapidamente avrebbe scarse possibilità di replicarsi e di essere trasmesso ad un altro ospite e morirebbe esso stesso in breve tempo.

Le particelle virali complete, le cui dimensioni variano tra i 20 e i 200-250 nm, prendono il nome di virioni e sono costituite da un rivestimento proteico detto capside, che protegge il materiale genetico e permette l’adesione del virus su recettori specifici della cellula ospite, e da un genoma a DNA o RNA a singola o doppia catena, lineare o circolare. Alcuni virus possiedono inoltre un secondo rivestimento composto da proteine virali e lipidi cellulari detto pericapside. Una volta penetrato nella cellula, il virus scatena un’intensa attività metabolica per consentire l’espressione del suo genoma, produrre le proteine cellulari per i nuovi virioni e replicare il suo genoma. Le particelle virali nuove verranno poi montate ed eventualmente sottoposte ad altre modifiche in un processo definito maturazione e infine liberate o uccidendo per lisi la cellula ospite o per gemmazione. In alcuni casi la cellula sopravvive e, se i geni virali sono in grado di attivare il DNA cellulare, ne risulta trasformata oppure si ha un’infezione latente, ossia la replicazione virale si arresta per riprendersi quando le condizioni della cellula ospite ritornino favorevoli al processo. Le infezioni virali possono essere diagnosticate attraverso la ricerca e l’identificazione del virus tramite isolamento, ricerca di antigeni virali tramite saggi immunoenzimatici (EIA, RIA), ricerca del genoma virale (PCR) e identificazione diretta del virus o suoi componenti nel materiale patologico, oppure attraverso l’indagine sierologia ( ricerca di anticorpi), ossia dimostrando un’avvenuta risposta immunitaria. In virtù delle loro caratteristiche, queste infezioni possono essere trattate con la bonifica degli ambienti, l’immunoprofilassi passiva (somministrazione di immunoglobuline) e attiva (vaccini) e la terapia con farmaci antivirali (non sempre efficaci a causa delle continue mutazioni dei virus) e inibitori biologici come l’interferon, impiegato nelle infezioni a lungo decorso. Superfluo ribadire l’inutilità degli antibiotici nelle infezioni virali. Essi devono essere utilizzati solo se su di un’infezione virale si innesta un’infezione batterica e il loro abuso causa una moltiplicazione delle resistenze.

Le Coronaviridae, che prendono il nome da  particolari strutture del pericapside che conferiscono al virus un aspetto “a corona”, sono virus pleiomorfi a RNA lineare, dal diametro compreso tra gli 80 e 100 nm e si dividono in due generi, i coronavirus, che nell’uomo causano infezioni respiratorie e gastroenteriche e i torovirus, che infettano l’uomo e gli ungulati.  Si trasmettono per via aerea (ma anche tramite mani, mucosa nasale e congiuntiva oculare) e crescono nelle cellule dell’epitelio ciliato respiratorio danneggiandole e inducendo mediatori dell’infiammazione che causano flogosi locale e aumento delle secrezioni nasali. Sono responsabili del 10-35% dei casi di raffreddore comune con un’incubazione di 3 giorni e una durata di 6-7 giorni.  I coronavirus sono stati rilevati ovunque, causano epidemie soprattutto in inverno e primavera e il sistema immunitario dell’ospite li combatte con la produzione di anticorpi e l’azione dell’interferon. Nel 2002-2003 una grave sindrome respiratoria acuta (severe acute respiratory syndrome o SARS), indotta da coronavirus si è manifestata in 8000 pazienti di 28 paesi (90% dei casi in Cina e Hong Kong) con un tasso di mortalità del 9,5%. La SARS ha un’incubazione di 2-7 giorni, dopo i quali comapiono febbre, malessere, cefalea, dolori muscolari e, successivamente, tosse non produttiva e dispnea. Nella seconda settimana può esitare in sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) e multiorgan failure. Nel 50% dei casi si associa a linfopenia. Il SARS-CoV può essere identificato da campioni respiratori e siero nelle prime fasi della malattia e in urine e feci successivamente mentre raramente i virus che causano i raffreddori comuni necessitano di diagnosi in laboratorio. Per i raffreddori, inoltre, non è necessario alcun trattamento mentre per la SARS è importante una terapia aggressiva di supporto  non esistendo alcuna terapia specifica. Un’altra entità nosologica, causata dal MERS CoV, è la Sindrome Respiratoria Medio-Orientale, comparsa nel 2015 e diffusasi soprattutto come infezione nosocomiale.

Alla fine del Dicembre 2019, nell’area di Wuhan in Cina, è stato per la prima volta identificato nell’uomo un ceppo di coronavirus a trasmissione interumana e diverso da quello della SARS denominato 2019 nCoV. Nonostante l’analisi filogenetica suggerisca che l’ospite originario del virus fosse il pipistrello, sembra che un animale venduto al mercato del pesce di Wuhan rappresenti l’ospite intermedio che ha permesso la trasmissione dell’infezione all’uomo. Inoltre, l’analisi strutturale sembra avvalorare l’ipotesi che il virus sia in grado di legare il recettore per l’enzima di conversione dell’angiotensina 2 nell’uomo. Di 99 pazienti osservati in uno dei primi studi clinici, il 49% risultava aver frequentato il mercato del pesce e il 50% era portatore di malattie croniche. L’ 11%, prevalentemente maschi anziani con comorbidità, è deceduto in seguito a distress respiratorio acuto; gli altri pazienti presentavano una sintomatologia di tipo influenzale. Alcuni pazienti presentavano sintomi gastroenterici tra cui vomito e diarrea. Il 74% dei pazienti mostrava un quadro radiologico di polmonite bilaterale.  Al 10 febbraio 2020 sono stati segnalati in totale di più di 40000 casi confermati, con circa 908 decessi. Sono stati segnalati due decessi al di fuori della Cina, nelle Filippine e ad Hong Kong. Oltre alla Cina, i casi sono stati segnalati in Giappone, Repubblica di Corea, Vietnam, Singapore, Malesia, Cambogia, Filippine, Tailandia, Nepal, Sri Lanka, India, Stati Uniti, Canada, Francia, Finlandia, Germania, Italia, Federazione russa, Spagna, Svezia, Regno Unito. Il tasso di mortalità globale è stimato inferiore al 3%.

In Italia, è stata attivata una sorveglianza specifica per questo virus, a livello nazionale. La situazione è costantemente monitorata dal Ministero, che è in continuo contatto con l’OMS, l’ECDC, la Commissione Europea e pubblica tempestivamente ogni nuovo aggiornamento sul suo Portale. Le raccomandazioni per ridurre l'esposizione e la trasmissione di una serie di malattie respiratorie comprendono il mantenimento dell'igiene delle mani (lavare spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche) e delle vie respiratorie (starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, utilizzare una mascherina e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l'uso e lavare le mani), ed evitare il contatto ravvicinato, quando possibile, con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie come tosse e starnuti. Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti. L’isolamento del virus da parte del team dell’Ospedale Spallanzani di Roma, dove, tra l’altro, sono ricoverati  due turisti cinesi che hanno contratto l’infezione, sarà senz’altro un passo importante per l’elaborazione di strategie terapeutiche e di un vaccino che, comunque, non può essere disponibile prima di un periodo di 6-12 mesi.


Immagine I: Le prime immagini al microscopio elettronico di virioni di 2019 nCoV (indicati con la freccia nera) adesi alla parete cellulare. (Foto Ansa.it)

Bibliografia

  1. Dianzani F. et al., Manuale di Virologia Medica, Cap. 1,2,3,6,19, McGrow-Hill, Milano 2001
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  3. Lu R. et al., Genomic characterisation and epidemiology of 2019 novel coronavirus: implications for virus origins and receptor binding, Lancet. 2020 Jan 30. pii: S0140-6736(20)30251-8. doi: 10.1016/S0140-6736(20)30251-8
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  6. www.salute.gov.it Sito Ufficiale del Ministero della Sanità.