Il SudEst

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Baby rapinatore ammazzato a 15 anni : non era un criminale ma neanche un eroe

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di NICO CATALANO

Ci sono delle vicende di cui non vorresti scrivere, storie in cui sistematicamente è facile schierarsi e giudicare ma è difficile per tutti interrogarsi ed essere onesti intellettualmente fino in fondo, senza essere prevenuti o farsi trascinare dalle ideologie.

 

In generale, ogni volta che un giovanissimo muore ammazzato è una sconfitta per l’intera società, quella stessa società contemporanea fondata sui profitti e sui consumi, in cui da tempo l’etica ha lasciato il campo alla futile estetica, tanto da trattare come l’ennesima “arena” di scontro mediatico “usa e getta” tra “colpevolisti” e “innocentisti” anche una tragedia come la morte violenta di un ragazzino poco più che bambino colpito da un carabiniere fuori servizio che doveva essere la sua “vittima” da rapinare, il quale da lunedì risulta essere iscritto dalla Procura di Napoli nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario. È accaduto a Napoli, tra sabato e domenica scorsa, erano le due di notte quando Ugo Russo, 15 enne del rione Santa Lucia in sella ad uno scooter con il volto coperto da uno scaldacollo e dal casco, armato di una pistola risultata in seguito una replica di quelle vere ma priva di tappo rosso, ha tentato di rapinare il Rolex ad un carabiniere di 23 anni fuori servizio mentre era fermo nella sua Mercedes in compagnia della sua fidanzata. La reazione del milite è stata fulminea, ed ha colpito con la sua arma due volte il ragazzo che è deceduto poco dopo al pronto soccorso per le gravi ferite riportate. Il 15 enne era in compagnia di un 17enne che dalle indagini è risultato essere alla guida del ciclomotore a bordo del quale il Russo aveva tentato il furto. Successivamente fermato dai carabinieri con un'accusa di tentata rapina, il giovanissimo complice ha dichiarato che i proventi della rapina dovevano servire ai due per pagarsi l’entrata in discoteca. Difatti in ospedale, nelle tasche del 15enne morto, i sanitari hanno trovato un Rolex e una catenina, probabilmente, ma su questo chiariranno le indagini in corso, i preziosi rappresentano il bottino di un’altra rapina compiuta poco prima dell'aggressione al militare e alla ragazza che era in sua compagnia. Dopo una tragedia di questa portata, di cui sarà la Magistratura a verificare i fatti realmente accaduti e ad emettere una sentenza, è inutile girare e rigirare a vuoto con le solite stucchevoli frasi a effetto condite da doppia o spesso tripla morale ed intrise di quel dannato difetto di noi italiani di essere in perenne campagna elettorale, di vedere tutto in modo ideologico, di essere divisi e divisivi anche su quello che è ovvio.  Sparare e di conseguenza purtroppo uccidere una persona è senza dubbio una reazione eccessiva o una modalità di legittima difesa violenta e sproporzionata, ma bisogna anche sottolineare che ognuno deve avere la libertà di stare quando e con chi vuole nella propria automobile e con un Rolex al braccio, un diritto che nessuno tramite aggressioni armate a volto coperto può negare. La morte di Ugo Russo, rattrista, addolora, fa riflettere, ma chiariamoci Ugo non è morto da eroe, non è caduto da una impalcatura o è stato ucciso nei campi dall’afa estiva come succede spesso anche a molti suoi coetanei in questo triste Paese, Ugo è morto facendo qualcosa di illegale, tentando una rapina, peraltro per procurarsi i soldi per soddisfare un bisogno voluttuario, quella discoteca che certo non risulta essere un bisogno primario come il procurarsi il pane per mangiare. Non considero Ugo un criminale, considero invece “criminale” uno Stato in cui nel 2020 sono presenti territori senza infrastrutture e servizi efficienti, istituzioni che non si preoccupano di creare opportunità di lavoro, di svago, di socializzazione sana e principalmente di costruire nei tanti Ugo tramite l’istruzione e il sapere quella consapevolezza che se cresci pensando di strappare agli altri ciò che vuoi, prima o poi ci saranno altri che strapperanno a te quello che vogliono in diritti, onestà e opportunità.

Fonte della foto: Il Messaggero