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L’origine del coronavirus, questa sconosciuta

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di FLAVIO DIOGRANDE

La genesi di questa catastrofe che ha colpito ogni angolo del pianeta, non solo sotto l’aspetto sanitario, ma anche economico e sociale, è tuttora ignota, teorica e sospesa, come la distanza temporale che separa la fase della convivenza forzata col virus dal ritorno alla vecchia normalità. L’incertezza sulla nascita del covid-19 è probabilmente il comune denominatore che lega le difficoltà e le contraddizioni affiorate nelle diverse gestioni di questa crisi globale, provocata da una pandemia che occuperà le pagine dei libri di storia di domani. I Paesi colpiti dal coronavirus hanno adottato, con alterne fortune, strategie differenti per cercare di arginare l’ondata di contagi che ha terrorizzato la Cina e gli Stati limitrofi, prima di colpire l’Europa e successivamente gli altri continenti. Risalire all’origine di questa emergenza sanitaria è l’obiettivo dichiarato della risoluzione approvata durante i lavori della 73esima edizione dell’assemblea dell’Organizzazione mondiale di sanità (Oms) – la prima virtuale nella storia dell'agenzia dell'Onu – con cui si chiede di condurre un’inchiesta “indipendente” sull’origine del Sars-Cov-2 e sulla gestione della pandemia nel mondo.

La risoluzione, proposta dall’Unione europea e appoggiata da oltre 120 paesi – tra cui Russia, India, Giappone, Regno Unito, Canada, Indonesia e ovviamente i 27 Stati Ue – annuncia l'avvio «al più presto di un processo di valutazione imparziale, indipendente e completo» dell'azione internazionale coordinata dall'Oms nel far fronte alla pandemia, al fine di «migliorare capacità globali di prevenzione, preparazione e risposta alla pandemia. L'inchiesta – si legge – avverrà al momento opportuno».

Il governo americano, che in questi mesi ha alimentato un clima di sospetto sulle mosse dell’Oms e della Cina, adombrando una mancanza di trasparenza nella gestione dell’emergenza da parte delle superpotenza asiatica, ha accolto con soddisfazione la decisione assunta in seno all’Assemblea generale dell’Onu e in un comunicato ufficiale sottolinea che l’indagine «garantirà una comprensione completa e trasparente dell’origine del virus, della sequenza temporale degli eventi e del processo decisionale che ha portato alla risposta dell’Oms alla pandemia di Covid-19».

La tesi degli Stati Uniti, primo finanziatore dell’organizzazione mondiale, è stata apertamente ribadita dal ministro della Sanità Alex Azar, il quale nel corso dell’assemblea dell’Oms ha spiegato che l’agenzia Onu «ha fallito in modo clamoroso nel fornire le informazioni sulla pandemia, questo non può accadere di nuovo» e che quel fallimento «costa molte vite umane. L’Oms – ha continuato Azar, annunciando il sostegno degli Usa a un’inchiesta indipendente sull’operato dell’agenzia – deve cambiare e diventare più trasparente».

Più attendiste le posizioni dell’Oms e della Cina, che comunque ha confermato la propria collaborazione nel lavoro indagatorio, annunciando la donazione di 2 miliardi di dollari per aiutare l’Oms nelle ricerche contro il coronavirus e l’invio di forniture mediche in oltre 50 paesi africani. «La Cina ha dato tutte le informazioni utili a combattere il Covid-19, sia all’Oms sia agli altri Paesi, partendo dalla sequenza genetica del virus, in modo molto tempestivo. Abbiamo condiviso l’esperienza sul controllo e le cure con il mondo senza riserve, abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere per appoggiare e assistere i Paesi che ne avevano bisogno» ha ribadito Xi Jinping, leader del Partito-Stato cinese, mentre Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, ha garantito che l’inchiesta «sarà fatta al primo momento opportuno per valutare l’esperienza e le lezioni imparate e per fare alcune raccomandazioni su come migliorare la preparazione nazionale e globale alla pandemia».

Durante l’assemblea è stato poi sollevato il caso della mancata partecipazione all’assise internazionale di Taiwan, considerato dalla Cina una “provincia ribelle”. Secondo gli Usa, che hanno deciso di congelare gli aiuti all’organizzazione di Ginevra ritenuta troppo filo-cinese, anche in questa vicenda a pesare sulla decisione dell’organismo guidato da Tedros Adhanom Ghebreyesus di non invitare Taipei sono state le pressioni della Repubblica popolare cinese. Lo scontro sull’autonomia tra Pechino e Taipei ha avuto ripercussioni anche sulla gestione della pandemia, con la piccola isola asiatica che, grazie a un accurato lavoro di diagnosi e prevenzione partito già verso la fine del 2019, è divenuta esempio mondiale nella lotta al coronavirus avendo riportato solo 440 casi e 7 decessi, secondo i dati della Johns Hopkins University.

Tra le richieste inserite nella risoluzione finale vi sono l’esigenza di «fornire finanziamenti sostenibili all'Organizzazione per garantire che questa possa rispondere pienamente alle necessità di salute pubblica nella risposta globale al coronavirus, senza lasciare nessuno indietro» e il doveroso aiuti a tutti gli Stati affinché abbiano «un accesso tempestivo senza ostacoli, a strumenti diagnostici, alle terapie, ai medicinali e ai vaccini».

ansa.it