Il SudEst

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"Amor di sé ed amore per gli altri"

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di ROSAMARIA FUMAROLA

 

Ogni giorno ci schieriamo, scegliamo continuamente da che parte stare.

 

Accade quando assistiamo ad un dibattito televisivo o mentre commentiamo un post su facebook, quando ascoltiamo il notiziario politico, insomma, consapevoli o no che ne siamo, diamo sempre il nostro sostegno ad una parte oppure ad un'altra e lo facciamo in genere perché siamo convinti che le ragioni di qualcuno siano più fondate di quelle di altri o per semplice simpatia. Alcuni addirittura avvertono la responsabilità morale di dover scegliere e la pongono a fondamento di ogni loro azione. Non è poi così difficile accorgersi che dietro le scelte che operiamo, anche quelle che non ci riguardano, si cela sempre in qualche modo l'amor di sé, la difesa cioè di noi stessi, di quello che crediamo di essere o dei nostri interessi. Dunque le nostre non sono mai scelte moralmente libere ed anche questo non è un dato del quale sia così difficile rendersi conto. Meno scontato è riuscire a comprendere chi stiamo davvero difendendo dietro l'apparente tutela del nostro io. È forse questa la ragione che fa sì che chi abbia visto un padre agire con violenza è molto probabile diventi egli stesso un uomo violento. Crediamo che questo accada perché facciamo nostro un esempio, il primo, anche quello cattivo. Se fosse vero la nostra permeabilità agli esempi altrui dovrebbe essere un dato impossibile da mettere in discussione ed infatti almeno quelli dei quali siamo stati testimoni nell'infanzia, sembrano orientare i comportamenti della vita da adulti. In realtà non vi è esempio al mondo in grado di influenzare i comportamenti altrui per il fatto di essere appunto un esempio. Se così fosse agire per il meglio, ricordando che è tale ciò che un gruppo ampio ha deciso che lo sia tramite un accordo, sarebbe un risultato poi non così difficile da raggiungere ed invece la società ha bisogno di leggi, di sanzioni e di pene per convincere i consociati ad essere virtuosi ed obbedire e per il medesimo scopo ha bisogno mutatis mutandis anche della religione. In realtà ciò che chiamiamo esempio, intendendo qualcosa che in una famiglia influenza il modo di agire soprattutto dei figli è qualcosa di molto particolare ed è cioè sia qualcosa che viene fatto ed è dunque visibile dagli altri, sia qualcosa di più complesso, perché contiene in sé una sorta di imprinting la cui forza dipende solo da un elemento: l'amore che è in grado di veicolare. Se dunque è questo che consente che un comportamento visto venga agito anche da altri e non solo da chi lo pone in essere  è di tutta evidenza come il suo peso da un punto di vista morale non ne sia  l'elemento fondamentale. Al contrario, esso non influisce in alcun modo nella decisione di chi lo guarda di agirlo a sua volta. La sola cosa che lo rende credibile è con quanto amore esso sia stato appunto posto in essere, per la ragione che l'amore autentico abbatte le barriere e fa sì che io abbia l'impressione di essere parte dell'altro, che, essendo appunto in qualche modo me stesso diventa quanto me fede degno. Ovviamente perché le cose vadano in questo modo in natura non è difficile da comprendere, così come non lo è intuire il motivo per il quale genitori integerrimi non riescano a capacitarsi dei comportamenti ribelli di un proprio figlio, al quale invece si sono sforzati di dare in tutti i modi possibili "il buon esempio". Nulla infatti è più convincente di quanto venga trasmesso attraverso un affetto autentico e niente lo è di meno di quanto da questo non sia veicolato. Anche a scuola l'insegnante più autorevole è sempre colui il quale ha passione ed interesse non solo per il suo lavoro, ma anche per i suoi allievi. Ed è sempre per tale motivo che le persone che amiamo sono le sole che siamo pronti a difendere come se si trattasse di proteggere noi stessi, per questa sorta di assimilazione tra gli esseri umani che solo il sentimento amoroso è in grado di operare. Ne discende dunque che le scelte che poniamo in essere finiscano per "garantire", per tutelare quelle o meglio quella figura che indipendentemente dal suo ruolo sociale o peso all'interno della famiglia di più ci abbia amato ed in genere si tratta della prima persona che si sia presa cura di noi. Ciò peraltro spiega il meccanismo in psicologia noto come transfert, ovvero la ricerca di qualcuno che ci ami come ci siamo sentiti amati quella prima volta. Alla fine dunque, persino le nostre scelte politiche finiscono con l'essere influenzate dalla potenza dell'amore, poiché all'esterno riconosceremo come degno del nostro appoggio colui che di più ci somiglia e se noi siamo vicini a quel qualcuno che ha operato su di noi l'imprinting sopra descritto, finiremo col prenderne le parti come se stessimo proteggendo noi stessi.