Il SudEst

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Ciao Maestro, lettera a Guglielmo Mollicone

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Caro Maestro,

Maestro lo sei per professione e per vocazione. Hai formato tanti cittadini, hai lasciato qualcosa in ciascuno di loro. Quindi capirai perché ti chiamiamo Maestro. E caro Maestro ti dobbiamo delle scuse. Scusaci se non abbiamo capito il tuo dolore, il tuo tormento. Ci abbiamo provato, ci proviamo, ma non è facile. Non possiamo capire il tuo dolore nel perdere tua moglie e rimanere solo con due bambine. Il tormento tra la vita che deve continuare e il dolore per la perdita. Il dolore segna e tu sei stato segnato molto. Hai riposto tante speranze nelle tue figlie. Consuelo e Serena. La tua forza e la tua speranza. Poi Consuelo è andata per la sua strada, seguendo le tue orme di Maestro. Sei rimasto con Serena, con la sua vitalità, con i suoi sogni e progetti. Poi, però, hai vissuto il dolore che nessuno merita di vivere. Vedere una figlia morta, buttata in un bosco. Un dolore che spacca il cuore, che nessuno può capire senza viverlo e che nessuno può accettare dopo averlo vissuto. Improvvisamente non sei stato più il semplice Maestro di Arce. Giornalisti, investigatori, curiosi, hanno iniziato a cercarti. Sei diventato un simbolo, ma hai dovuto anche sopportare di essere sospettato. Il 1 giugno 2001, è iniziata una terribile battaglia, a cui non ti sei mai sottratto. Non è facile essere razionali, quando un dolore ti divora. Non hai potuto proteggere Serena dalla cattiveria omicida, ma vuoi dare giustizia a Serena. Sei stato illuso nel 2003, quando venne arrestato Carmine Belli. Ti dissero è lui l'assassino di Serena. E tu, ti sei fidato. Come era naturale, per dare giustizia a Serena, per trovare pace. Non era Belli l'assassino e tu hai trovato la forza di ricominciare da zero. Senza smettere di dire ciò che pensavi, di indicare la strada. Anni di indagini e di richieste di archiviazione, ti hanno logorato. Non hai ceduto, ma ti è costato molto. Non sei stato mai solo, ma spesso solo con il tuo dolore che nessuno di noi può capire. Le indagini sono continuate, grazie al tuo impegno, all'impegno degli investigatori e ora si torna in Tribunale e tu ci sei. Perché per persone come te, si può usare solo il presente e il futuro. Ci sei e ci sarai sempre. Non ti abbiamo sempre capito, ti abbiamo a volte giudicato, scusaci. Abbiamo capito però la tua necessità di giustizia, che ora è la nostra esigenza. Non puoi parlare ora, eppure la tua voce si sente forte, come sempre e così sarà sempre. Maestro tu vivi e vive Serena, morti dentro sono gli assassini che hanno tolto la vita a Serena e la pace a te. Perdona le lacrime di coccodrillo che dovrai sentire, perdona chi usa e userà il tuo dolore per fare spettacolo e carriera. Ci ritroveremo in aula con te e per te. Siamo mortali, siamo fragili, commettiamo errori ma la vera sconfitta è perdere la dignità, la voglia di giustizia. Questa è la tua lezione più bella, più preziosa, più vera. Una lezione che , Caro Maestro, ti è costata tantissimo. Ti dimostreremo che abbia imparato la Lezione. E' una promessa, Caro Maestro.

Credit foto https://www.extratv.it/2019/11/27/arce-ricoverato-per-malore-guglielmo-mollicone-papa-di-serena/