Alex Zanardi…. iniziata la gara più importante

Venerdì 24 Luglio 2020 00:00
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di BARBARA MESSINA

COSTA MASNAGA (Lecco) – “E’ una tigre, ce la farà e da qui – vedrete - verrà fuori in piedi”, dice Jacopo. La camera di Alex è presidiata giorno e notte dai familiari e tutelata dal riserbo che da sempre contraddistingue la famiglia. Villa Beretta è una Clinica di eccellenza riabilitativa della Sanità Lombarda, conosciuta in Europa per la palestra di robotica, insieme alla terapia basata sulla realtà virtuale.

La moglie Daniela e il figlio Niccolò  sono arrivati verso le quattro del pomeriggio, cercando di dribblare i giornalisti che assediano la clinica: “Alex sta come avete letto”, dice la signora  Daniela (riferendosi alle parole del figlio ai colleghi), la compagna  della vita di Zanardi, ha poche parole ma si comprende che gara più lunga è iniziata, ieri è stato il primo giorno di riabilitazione. “Hanno incominciato a lavorare – raccontano dall'entourage del campione, il piccolo e affiatatissimo team composto dai familiari e dai professionisti che erano e sono vicini al campione e che dopo il secondo incidente è diventato un tutt’uno con il pilota bolognese, stringendosi intorno a quell’uomo forte ma anche fragilissimo. Dalla direzione della Clinica lecchese filtra poco, quel che si sa è che sarà un processo lungo, intenso e doloroso. Certamente ci vorranno mesi. Qualcuno, parla di circa un anno. Una cosa però è certa, almeno in una prima fase, delle condizioni di Alex Zanardi, di come il suo corpo risponderà agli stimoli ai quali lo sottoporranno i medici, di quanti e quali saranno i progressi, se si saprà qualcosa sarà soltanto perché le notizie, filtreranno dalle persone più vicine all’atleta. Niente curiosità mediatica. Dai medici non uscirà nulla. “Non ci saranno bollettini quotidiani, non saranno date informazioni e i medici non rilasceranno interviste”, fa sapere la direzione sanitaria dell’ospedale Valduce di Como. Da cui dipende, formalmente, Villa Beretta. Il centro di cura del Lecchese specializzato nella riabilitazione ha ospitato anche Bossi e il comico dei Fichi d’India, colpito da ictus da qualche anno. La struttura nata nel 1946 grazie a un lascito della signora Teresa Beretta, è diventato ospedale tre anni dopo,  l’unità operativa riabilitativa, presente nella struttura è uno dei venti centri italiani specializzati nella cura di pazienti colpiti da gravi disabilità, soprattutto neurologiche, da qui sono passati, da Cossiga a Bossi passando dal presentatore Marco Columbro. L’accordo di “riservatezza” sottoscritto dai vertici dell’ospedale comasco per proteggere Zanardi dalla pressione mediatica alza dunque un muro tra la clinica  e il mondo là fuori.

“Papà ce la farà, io e la mamma gli parliamo” – ha detto ieri Niccolò Zanardi. Parole confermate dai sanitari che ieri  hanno informalmente spiegato che il corpo di Zanardi risponde agli stimoli esterni, come le strette di mano, un primo accenno di feedback, ma che che queste reazioni vanno interpretate nella giusta misura: senza correre, insomma. “Iter del risveglio”. Lo chiamano così. È un percorso lungo, lunghissimo al  quale il personale specializzato di Villa Beretta accompagnerà Zanardi nei prossimi mesi. Da più di dieci giorni il corpo di Alex non è più sedato, si  iniziato il gradualmente risveglio, come prevede il protocollo medico e farmacologico in questi casi. Il trasferimento dal policlinico di Siena a Lecco, è avvenuto per aiutare il cervello di Alex a riaccendersi e i muscoli a riattivarsi. Quale sarà il ruolo del suo entourage e dei familiari in questa partita? Che ruolo avrà la presenza dei familiari? Sicuramente un ruolo importante, spiegano gli specialisti di neurologia, ora, però  decisivo sarà il lavoro di stimolazione neurologica e fisica. Se il paziente risponderà la strada che all’inizio sembra in salita, può lentamente migliorare e portarsi su posizioni più favorevoli e ai risultati sperati. Sentito dai cronisti, Il primario di Villa Beretta ha dichiarato che per pazienti nelle condizioni di Alex la terapia può durare mesi.

Tre le ipotesi in campo che possono determinare nel percorso di ripresa di un paziente come Zanardi: nel il primo: il paziente è completamente passivo, i terapisti allenano il muscolo manualmente, lui non si accorge di nulla. Il secondo: si procede con un elettrostimolatore. Il terzo: il paziente è “parzialmente collaborativo”. Al momento non è prevedibile la risposta del corpo di Zanardi, e nessuno sapere  fin dove ci si possa spingere nel sollecitare il suo fisico, la risposta  potrà  arrivare solo dagli accertamenti a cui il campione è stato sottoposto. Sulla quale vige ovviamente il massimo riserbo. Daniela e Niccolò  sono qui con Alex, in questo piccolo borgo medievale, nel cuore della Brianza. In quella brianza patria dell’autodromo di Monza, gara tanto amata dal campione. Autodromo dove Alex avrebbe nel prossimo autunno per la GT3 a bordo della sua Bmw. Pista dove tutti noi sogniamo di vederlo sfrecciare al più presto. Forza Alex corri per noi la gara più importante.