Il SudEst

Friday
Oct 30th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home

Piacenza: sei carabinieri arrestati per spaccio

Email Stampa PDF

di NICO CATALANO

Un’intera caserma dei carabinieri posta sotto sequestro giudiziario, sei militari che prestavano servizio in quel presidio finiti in manette lo scorso 22 luglio.

È il bilancio dell’operazione Odysseus, diversi mesi di minuziose indagini condotte dalla Guardia di Finanza della città emiliana per conto della Procura della Repubblica culminate grazie all’ausilio di intercettazioni telefoniche e telematiche rilevatesi successivamente palesi, hanno portato alla luce quanto di vergognoso avveniva nella caserma Levante di via Caccialupo a Piacenza. Un vero e proprio luogo degli orrori, dove operava un’organizzazione criminale di cui facevano parte Giuseppe Montella, Salvatore Cappellano, Angelo Esposito, Giacomo Falanga, Daniele Spagnolo, Marco Orlando e Stefano Bezzeccheri, tutti in carcere a Cremona. Carabinieri dediti allo spaccio di droga, alla tortura, all’ estorsione e alle reiterate lesioni personali, ma anche rei di ripetuti pestaggi a danno di incolpevoli cittadini e addirittura protagonisti di orge a base di sesso e droga consumate all’interno della stessa caserma. L’elenco delle attività criminali è vastissimo, azioni delinquenziali commesse dal 2017 ad oggi, ma anche e soprattutto durante il lockdown dello scorso inverno - inizio primavera, peraltro in una zona, come quella di Piacenza, duramente colpita dal Covid-19. Infatti, mentre tanti cittadini piangevano i loro cari portati via dal virus o lottavano negli ospedali, il gruppo criminale ha continuato a spacciare droga come se nulla stesse accadendo, in preda ad un maniacale sindrome dell’impunità tale da trasformare questi “baldi tutori della legge” in dei provetti Luciano Moggi dello spaccio e del ricatto diffuso. Secondo quanto affermato dal Procuratore capo di Piacenza, dott.ssa Grazia Pradella e dettagliatamente ricostruito nelle 326 pagine di ordinanza firmate dal Gip dott. Luca Milani, tutto il sistema ruotava intorno allo spaccio di droga sequestrata agli spacciatori o direttamente acquistata e rivenduta attraverso una rete di intermediari alle strette dipendenze dei carabinieri stessi. La Droga veniva facilmente custodita dai militari grazie all’autorità da essi rivestita, successivamente veniva spacciata direttamente o indirettamente dagli stessi. Gli stupefacenti addirittura erano anche utilizzati come ricompensa per gli informatori che permettevano alla “banda della caserma Levante” di mettere a segno arresti e sequestri ‘facili' di stupefacenti, tutte azioni che peraltro hanno portato encomi e segnalazioni di merito per gli stessi carabinieri. Molto verrà ancora alla luce durante gli interrogatori che vedranno protagonisti i carabinieri della Levante, i tetri interpreti di questa vicenda che “hanno pianto” all'alba di mercoledì scorso, quando sono stati tradotti in carcere dai finanzieri di Piacenza. Sono scoppiati in lacrime perché come hanno dichiarato i loro avvocati non immaginavamo di arrivare a questo punto. Già, non immaginavano di arrivare a tanto, neanche quando i loro conti correnti si gonfiavano di denaro proveniente da illeciti, addirittura uno di loro negli ultimi tre anni aveva acquistato ben undici macchine, sedici moto e possedeva venti conti correnti bancari ed una villa con piscina. Mentre ci chiediamo come sia stato possibile che un gruppo di carabinieri possa essersi dedicato per anni allo spaccio di stupefacenti nel silenzio totale, indisturbati peraltro in una zona da tempo controllata dai clan della ndrangheta, apprendiamo con piacere che la Procura militare ha aperto un fascicolo in merito mentre il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Gen. Nistri ha immediatamente assunto tutti i provvedimenti possibili nei confronti del personale coinvolto. I fatti di Piacenza, che non meritano nessuna giustificazione o copertura corporativa, dimostrano come la nostra società sia ormai alla deriva dal punto di vista etico e valoriale. Episodi speriamo solitari ma inaccettabili, che nulla hanno a che fare con l’Arma dei Carabinieri, con oltre 110.000 uomini e donne che ogni giorno lavorano con altissimo senso delle Istituzioni al fianco dei cittadini. Sei delinquenti in divisa non possono screditare la gloriosa Arma dei Carabinieri così come è altrettanto giusto considerare che non tutti gli immigrati o i rom sono criminali. Generalizzare sempre e comunque è stupido quanto inutile perché si rischia di rimanere complici proprio di chi delinque in questo Paese.

Fonte della Foto: Il Mattino