Il SudEst

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Vergogna, su vergogna: Parlamentari con bonus Inps Covid19... ma attenti a generalizzare

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di BARBARA MESSINA

Se giustamente ci si indigna per il bonus richiesto da 5 parlamentari ed ottenuto da 3, sono in molti i Sindaci, gli assessori e i consiglieri dei piccoli Comuni che non vivendo di politica hanno percepito onestamente il bonus, è per questo che bisogna stare molto attenti a non cadere dalla giusta indignazione al populismo.

Ma vediamo i fatti, sono in 5 i parlamentari che avrebbero chiesto il bonus e 3 quelli che l’ avrebbero effettivamente ottenuto dall'Inps. I parlamentari in oggetto infatti, secondo quanto previsto dalla prima stesura della legge, avrebbero avuto diritto ai 600 euro al mese di sostegno per le partite Iva, bonus di cui avevano diritto nonostante lo stipendio da parlamentari di oltre 12 mila euro. Ora però i 5 deputati rischiano però  la «gogna» mediatica e l’addio al loro partito (se va loro bene) e certamente alla politica visto il giusto polverone alzato dalla inchiesta del quotidiano La Repubblica sul caso. La bufera in Parlamento scoppia quando venerdì scorso la direzione centrale “Antifrode, anticorruzione e trasparenza” dell'Inps scopre la stranezza (a quanto pare non vi è irregolarità) e il quotidiano romano la rivela.

Sui social si scatena il solito fiume di ironia e rabbia, che diventa un grido unanime “fuori i nomi”. Nella giornata di lunedì le voci sembrano addensarsi sui parlamentari di tre partiti: i percettori del bonus sarebbero tre leghisti, uno del Movimento 5 stelle e uno di Italia viva ma a quanto sembra al momento siano solo voci. Quel che è certo,  almeno per il momento, è che la sola Italia Viva a minacciare querele a difesa dei suoi e a tutt’oggi i nomi sono ancora Top secret. Si parla anche di un giro di bonus percepiti da Sindaci, Presidennti di Regione, Assessori e Consiglieri. In attesa che qualcuno nome importante si autodenunci, all'orizzonte non ci sono sanzioni né richiami parlamentari,  sono molti i Sindaci, gli assessori e i consiglieri dei piccoli e piccolissimi comuni Italiani che non vivono certamente di politica che senza indugio e senza aspettare ordini di Partito si sono auto denunciati, spiegando che per loro é stata una necessità e non certamente un “surplus” come quello percepito dai 6 in oggetto. Dai partiti decine i commenti di condanna, nessuna “pietà” per i colleghi finto “ bisognosi” Matteo Salvini è il più netto bollando la richiesta come “una vergogna” e diretto ai responsabili auspica: “Chiunque siano, immediata sospensione”. Di certo è un colpa di cui la politica Italia avrebbe fatto a meno. Ad alzare la voce è il Presidente della Camera Roberto Fico che dai social fa sentire tutto il suo disappunto: “È una vergogna, spero, che chiedano scusa e restituiscano quanto percepito” dice, facendo appello ai 5. “È una questione di dignità e opportunità” prosegue, soprattutto perché, “ in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di là di quelli giuridici”. In ballo infatti c'è l'etica e l'opportunità politica, non la legge. I bonus introdotti dai decreti Cura Italia e Rilancio Italia sono stati istituiti per dare una mano a lavoratori autonomi e partite Iva a marzo e aprile, indipendentemente da quanto guadagnano annualmente o dall’effettivo danno provocato dall'emergenza sanitaria. Inizialmente di 600 euro al mese, poi saliti a 1000. La richiesta andava fatta online. Bastava il numero della partita Iva, il codice fiscale, la scelta della propria posizione 'professionale' e fiscale. Nessuna mail di conferma, i solidi arrivavano direttamente nel conto corrente. E la procedura andava fatta solo a marzo. Ad aprile il bonus scattava in automatico. A maggio invece è stato introdotto un tetto: solo per chi poteva dimostrare di aver avuto un calo del fatturato. Così, tra marzo e aprile sono stati erogati quasi 6 miliardi di euro. Il mese dopo si è scesi a 934 milioni. Il tetto insomma ha fatto da argine alle richieste.

Da qui coro di proteste, qui l’indignazione del popolo del web. Pochi ci scherzano su, molti sottolineano l'avidità dei politici e insistono sui nomi. Alcuni leggono la storia come un motivo in più per votare sì alla riforma del taglio dei parlamentari, al centro del referendum del 20 settembre. In ogni caso anche se venissero chieste ufficialmente le identità dei 5 parlamentari, l'Inps non è tenuta a rivelarle. Sono prestazioni legittime e non c'è alcun motivo di richiesta istituzionale che comporti un obbligo di risposta. Nel frattempo la politica condanna e chiede anche le dimissioni dei 5 onorevoli. Lapidario il commento del Segretario Pd che affida a Facebook il commento più telegrafico “Posso dire che è una vera vergogna?”. Categorico invece Luigi Di Maio che in un lungo post non lesina aggettivi: “È vergognoso. È indecente”, dice il Ministro Pentastellato fra i big del Movimento di Beppe Grillo che della lotta alla casta ha fatto la propria bandiera. “ A questo punto per loro, resta una sola cosa da fare: i furbetti, dice Di Maio, abbiano il coraggio di uscire allo scoperto chiedano scusa agli italiani, restituiscano i soldi e si dimettano, se in corpo gli è rimasto ancora un briciolo di pudore”. A dire il vero il dissenso è unanime, critiche non si risparmiano da tutto l’emiciclo oltre alla Lega, sono tutte le opposizioni a dirsi indignate da Giorgia Meloni che a nome di Fratelli d'Italia chiede ai deputati “innocenti” di autoescludersi e rivelarsi sui social usando l'hashtag #Bonus Inps io no!. La capogruppo alla Camera di Forza Italia, Mariastella Gelmini, però, unica fuori dal coro, punta il dito anche contro il governo affermando: “Potrebbe scrivere meglio le leggi per evitare simili storture”.

Dopo che anche l’ultimo veto dato dalla protezione dei dati è caduto con l’autorizzazione del Garante della Privacy alla pubblicazione dei dati ora si spera che l’INPS pubblichi finalmente i nomi dei furbetti, sempre che, si affrettano a dire i vertici dell’Ente, dalla Camera dei Deputati, arrivi una richiesta formale.... ma questa è un’altra pagina di questo pietoso teatrino tutto italiano.