Il SudEst

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Parlamentari e Bonus Covid

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di NICO CATALANO

Si continua a guardare il dito anziché la luna

 

 


In questa calda estate post pandemia, mentre coalizioni e partiti sono intenti nell’ultimare le liste dei candidati per le imminenti competizioni regionali e amministrative locali, la notizia di cinque parlamentari che avrebbero usufruito del bonus di 600 euro mensili, ha suscitato nell’opinione pubblica italiana la solita ipocrita quanto tardiva ondata di sdegno. Veniamo ai fatti, durante lo scorso mese di marzo, il governo Conte, tramite i decreti Cura Italia e Rilancio, introdusse la possibilità per diverse categorie di lavoratori, di ricevere un bonus mensile di 600 euro corrispettivi ai mesi di marzo e aprile, previa domanda da presentare all’INPS. La misura era finalizzata per garantire un sostegno economico agli italiani in difficoltà a causa del lockdown imposto per contenere la diffusione del Coronavirus. A tale indennità, potevano accedere tutti i liberi professionisti detentori di una partita iva attiva alla data del 23 febbraio 2020, iscritti alla gestione separata e pertanto non iscritti alle altre forme previdenziali obbligatorie. Premettendo che nessuna truffa è stata consumata, l’azione di richiedere 600 euro al mese, ricoprendo la carica di parlamentare, rimane un gesto di immorale cupidigia che in moltissime altre nazioni avrebbe portato alle immediate dimissioni degli stessi miseri protagonisti che risultano essere tre leghisti, un Cinque Stelle e un iscritto di Italia Viva. Al netto di tutto ciò, l’episodio merita un’approfondita riflessione, infatti quando una norma prevede contributi a pioggia per tutti, senza limiti di reddito o di fatturato, dimostra di essere un intervento normativo tanto inutile quanto inadeguato al fine del raggiungimento dell’uguaglianza sociale. In realtà, durante questi mesi, ingenti risorse pubbliche anziché aiutare concretamente la nostra economia a rialzarsi, sono finite nelle tasche di soggetti che invece non hanno subito alcuna contrazione dei loro redditi o addirittura in qualche caso hanno perfino arricchito chi già possedeva tanto. Mentre migliaia di lavoratori, dipendenti e autonomi, sono rimasti privi di qualunque sussidio, questa gestione ministeriale superficiale dei bonus economici legati al covid, ha permesso sia ai cinque scriteriati parlamentari di richiedere gli aiuti monetari di cui certo non avevano bisogno, così come a quell’indegno ventisette per cento di imprenditori italiani, di incassare i soldi della cassa integrazione per i propri dipendenti, senza avere avuto alcun calo del fatturato e ancora di più senza avere mai sospeso la produzione e quindi il lavoro dei dipendenti. Questa triste vicenda, dimostra ancora una volta, come i partiti o quello che rimane di essi, rappresentano un grave problema in questo Paese, organismi sempre più asfittici, chiusi e sterili, oggi bisognosi di un’energica azione di pulizia, nonché di una seria selezione delle candidature e rinnovamento della classe dirigente. Di fronte a tutto questo, discutere esclusivamente solo del comportamento indegno di cinque parlamentari, è come continuare inutilmente a guardare il dito anziché la luna.

Fonte della Foto: Il Fatto Quotidiano