Il SudEst

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"Covid 19 e Monte di Pietà, una strada a senso unico"

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di ROSAMARIA FUMAROLA

Se ci venisse in mente di fare un viaggio tra le consuetudini inconfessabili o quasi, che da sempre trovano posto nelle nostre città e che non amano essere chiamate  per nome, nascondendosi alla vista dei più (o almeno sforzandosi) non potrebbero non venirci in mente la prostituzione oppure la vendita ed il consumo di sostanze stupefacenti.

 

Il tentativo che queste attività non si svolgano alla luce del sole trova la sua ragion d'essere nella  violazione di norme del nostro ordinamento giuridico e dunque nella loro illiceità. La stessa illiceità è alla base della condanna morale di cui queste consuetudini sono fatte oggetto. Esistono svariate forme di illecito che producono una condanna sociale, ma esistono anche una serie di comportamenti che producono vergogna in chi li agisce pur non configurando violazione di norma alcuna. Tra questi non si può non ricordare quello di chi impegna propri beni, ottenendone il più delle volte somme esigue, per far fronte al bisogno che una condizione di indigenza impedisce di soddisfare altrimenti. Un tempo ciò accadeva quasi esclusivamente presso i Monti di Pietà, nei quali gli oggetti che costituivano il pegno venivano tenuti in consegna fino a quando il proprietario non tornava a riscattarli, cosa che però poteva non verificarsi ed allora l'Istituto provvedeva alla vendita all'asta degli stessi. I Monti di Pietà sono presenti ancora oggi nella maggior parte delle nostre città, sebbene subiscano la concorrenza dei cosiddetti "compro oro" aumentati esponenzialmente in questi ultimi decenni. Tanto i primi quanto i secondi accolgono infatti la medesima tipologia di utenti: gente che non riesce a recuperare danaro se non impegnando qualche bene in proprio possesso.

La crisi economica già in atto è stata amplificata da quella gravissima causata dal Covid 19 e i frequentatori dei Monti di Pietà o dei "compro oro" sono diventati molto più numerosi di quanto già non fossero, così come testimoniano le file all'entrata, anche motivate dalle norme che impongono, proprio a causa del Covid, di mantenere le distanze imposte dai decreti governativi, impedendo così agli interessati di nascondersi alla vista dei più. Chi vuole impegnare un anello o un orologio si mette così in coda ed attende il proprio turno in silenzio.

Sì, in silenzio. Nessuno di loro ha voglia di scambiare qualche parola con chi è in attesa a sua volta, come si farebbe mentre si attende il proprio turno in un ufficio postale o in banca. Nessuno ha voglia di parlare della disperazione di non riuscire a trovare i soldi di cui si ha bisogno e del dolore di vendere ciò che spesso si considera una parte di sé, come una collanina o un braccialetto.  Drammaticamente chi infatti ha ben poco nella propria disponibilità, ai rari oggetti di valore in proprio possesso è legato come se non si trattasse appunto di semplici oggetti, ma di qualcosa di più prezioso, di pezzi di vita ed il doversene separare ha un peso ben superiore rispetto a quello che avrebbe per chiunque altro. Così diventa impossibile non provare dolore per quel distacco, che certifica la discesa di un nuovo gradino della scala della perdita della umana dignità. Ed a tutto questo si aggiunge la vergogna, come se si fosse i soli responsabili della propria condizione. Il fatto che si tratti di una sensazione provata da tutti e non solo da uno di essi ci parla di una vergogna la cui matrice è sociale e non psicologicamente individuale. Ma allora perché questa vergogna se non è rinvenibile alcuna colpa in capo a chi impegna i propri beni perché ha un bisogno disperato di danaro? Perché da sempre a tutti è richiesto di essere in grado di mantenere sé e la propria famiglia attraverso il lavoro. La sola strada per acquisire dignità nel nostro mondo è ancora questa ed è ragionevole che questa sia, ma la competitività a cui ciecamente ci obbliga non ammette eccezioni, né consente sfumature di senso. Lo standard di vita che ci pare essere appena sufficiente è in realtà ricco più del superfluo che non dell'essenziale e mano mano che tale standard si alza di  livello, sacche sempre piu ampie di popolazione ne rimangono escluse, con ovvie ricadute anche dal punto di vista del numero dei reati contro la proprietà commessi, nonché di affollamento delle carceri. Se non si dispone di danaro si entra in un girone infernale nel quale si è esposti a tutto, si retrocede in un mondo nel quale non esiste più gradualità e si vive solo di compromessi, che dovrebbero barattare almeno la sopravvivenza. Una sopravvivenza che però, quando viene così raggiunta è priva di dignità e si accompagna alla sgradevole sensazione di non sentirsi più uomini.

Quando i Francescani, intorno alla metà del 1400 diedero vita in molti centri urbani ai Monti di Pietà, lo fecero un po' per impedire che gli ebrei  concedessero prestiti, un po' per venire incontro ai bisogni di microcredito della popolazione non abbiente, garantendo che comunque i beni non riscattati rimanessero, una volta venduti all'asta, nella stessa comunità, che in tal modo non si depauperava.

Io non so, né posso immaginarlo, non conoscendo alcuno scritto che lo testimoni, come si sentissero, cosa provassero i frequentatori di questi istituti, so però che molti secoli da essi ci separano, secoli importanti nei quali c'è stata la rivoluzione francese ed i diritti che ha cercato di garantire a tutti i cittadini, secoli ricchi di progressi scientifici, che ci consentono di vivere a lungo e di sconfiggere malattie un tempo mortali, secoli dopo i quali a vincere quasi dappertutto è stata la democrazia, con le sue garanzie costituzionali.

Eppure in tutto questo qualcosa è andato storto e non da un punto di vista formale. Formalmente infatti siamo cittadini tutti uguali di fronte alla legge e godiamo tutti dei medesimi diritti, in sostanza però nella distribuzione delle ricchezze e nell'accesso ai beni materiali permangono ostacoli che impediscono che questa uguaglianza si realizzi (mi preme chiarire che chi scrive non ha mai tifato per l'Unione Sovietica di Stalin, sebbene abbia sempre aderito ai principi del marxismo).

Nella compagine attuale, nella quale il ricorso ad istituti come il Monte di Pietà sta diventando drammaticamente sempre più frequente, la sola cosa che sento di dovere con forza auspicare è che un essere umano sia messo nella condizione di sentirsi tale, che venga cioè nei fatti tutelata la sua integrità di uomo, senza la quale è di fatto un servo (alla stregua di uno schiavo egizio o romano) che nemmeno sa di potere immaginare la propria libertà.