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Covid-19 in età pediatrica tra evidenze scientifiche e fake-news

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di VINCENZA D'ONGHIA

Il recente abbassamento dell’età media dei soggetti che contraggono l’infezione da SARS-CoV-2 e alcuni drammatici casi come quello della bambina di 5 anni ricoverata in gravi condizioni a Padova, hanno riportato l’attenzione sulla diffusione del virus nella popolazione pediatrica, fattore di cruciale importanza a meno di un mese dall’apertura delle scuole. Negli ultimi mesi si sono susseguite teorie e informazioni contrastanti e incomplete che hanno contribuito al generarsi di confusione e ad un flusso di fake-news, estremamente pericolose nelle mani di ampie fasce di popolazione prive degli strumenti culturali e scientifici per accoglierle con senso critico.


Uno studio retrospettivo cinese ha individuato bambini ed adolescenti tra 0 e 19 anni in circa il 2% di 44672 casi confermati di Covid-19. Di questi, lo 0,9% aveva meno di 10 anni. Dati italiani del Marzo 2020 dimostravano che solo 1,2% dei 22512 casi fino ad allora osservati si riferiva a bambini, tra cui non risultavano decessi. Tuttavia, tra i 4226 casi osservati negli Stati Uniti prima della metà di marzo, ben il 5% erano bambini, dei quali, fortunatamente, meno del 1% ha necessitato del ricovero in ospedale. Nella prima fase della pandemia, i bambini colpiti appartenevano a nuclei familiari in cui si era instaurato un focolaio, escludendo così fonti di infezione in comunità.

Il periodo di incubazione nei bambini risulta di circa due giorni (range di 2-10 giorni) con una leggera prevalenza nel sesso maschile ed una sintomatologia più sfumata rispetto agli adulti. I sintomi con cui si presentavano i piccoli pazienti erano quelli tipici di un’infezione respiratoria acuta e comprendevano febbre (almeno 37,5°C ma sono stati osservati anche picchi anche di 38-39°C), tosse, faringite, starnuti, dolori muscolari e astenia. Altri sintomi osservati sono diarrea, rinorrea e vomito con una leggera tendenza allo sviluppo di forme più severe laddove la malattia sia esordita con sintomi gastrointestinali. Uno studio condotto su 171 pazienti ha rilevato una saturazione di ossigeno inferiore al 92% nel 2,3% dei casi e accelerazione della frequenza respiratoria e del ritmo cardiaco rispettivamente nel 28,7% e nel 42,1% dei bambini al momento del ricovero. Dal punto di vista radiologico, il reperto toracico più caratteristico è la presenza, a livello uni- o bilaterale di opacità “a vetro smerigliato”. Oltre il 15% dei soggetti asintomatici osservati non presentava alterazioni radiologiche e nel 64,9% dei casi la diagnosi di polmonite è stata di tipo clinico. Nel più ampio gruppo di pazienti pediatrici studiati, oltre il 90% dei pazienti presentava un’infezione asintomatica o malattia lieve/moderata, mentre il 5,2% e lo 0,6% presentavano la forma severa e critica di Covid-19 con un trend di gravità decrescente (10,6%-3%) partendo da bambini di età inferiore ad 1 anno fino all’adolescenza. La metà dei casi critici riguardava neonati e lattanti e le forme più severe riguardavano la prima infanzia pur non esistendo una fascia d’età che possa dirsi risparmiata dal contagio. I bambini per cui è stato necessario il ricovero in terapia intensiva presentavano comorbidità tra cui idronefrosi bilaterale, leucemia e invaginazione intestinale. La mortalità è comunque bassissima e alcuni decessi in piccoli pazienti con infezione da SARS-CoV-2 confermata in laboratorio, richiedono ulteriori approfondimenti per stabilire un nesso causale certo. In generale, la maggior parte dei bambini colpiti, guarisce nell’arco di 2 settimane.  La gravidanza non sembra un fattore di rischio per forme severe di Covid-19 anche se le donne che hanno contratto l’infezione devono essere monitorate scrupolosamente per il rischio di stress fetale, parto prematuro e distress respiratorio del neonato. È ancora in fase di studio, infine, la dimostrazione di un nesso di causalità certo tra l’infezione da SARS-CoV-2 e la malattia di Kawasaki, rara vasculite pediatrica caratterizzata da febbre alta, esantema, linfadenopatie, congiuntivite, alterazioni delle mucose e delle estremità fino alla formazione di aneurismi delle arterie coronarie. Ne sono stati osservati alcuni casi in vari paesi del mondo (tra cui l’Italia), soprattutto fra i bambini in età scolare ma non esiste un atteggiamento univoco nei confronti dell’associazione tra Covid-19 e questa particolare vasculite, osservata nel corso di altre malattie virali.

Non esistendo una terapia specifica per Covid-19, la maggior parte degli studi orientano, nel paziente pediatrico, verso l’ossigenoterapia associata a supporto nutrizionale e terapia antibiotica per combattere eventuali superinfezioni batteriche. Alcuni ricercatori, ma non tutti, raccomandano la terapia antivirale. Per quanto riguarda altri trattamenti sperimentati nell’adulto, i dati disponibili sui bambini sono troppo scarsi per poter ipotizzarne un impiego terapeutico. Molta attenzione dovrebbe essere posta agli effetti psicologici della pandemia nel bambino: la chiusura delle scuole, l’interruzione delle attività destinate all’infanzia ed all’adolescenza e il confinamento in casa implicano infatti una maggiore quantità di tempo spesa davanti a dispositivi elettronici, alterazioni del ritmo sonno-veglia e abitudini alimentari sbagliate che predispongono all’aumento di peso, alla perdita del benessere cardiovascolare e al disturbo post-traumatico da stress.

Resta da chiarire se Covid-19 è realmente rara nei bambini o se sottostimata perché asintomatica, dato fondamentale per proteggere gli anziani che spesso si prendono cura dei bambini in famiglia. Uno dei fattori che possono determinare una migliore prognosi nel bambino è l’assenza di comorbidità dell’età adulta e senile come ipertensione, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie croniche. Tuttavia, la prevalenza di forme severe in piccoli pazienti con comorbidità o sottoposti a chemioterapia per neoplasie ematologiche dell’infanzia, ci deve orientare ad una maggiore attenzione verso queste categorie di soggetti. I bambini possono inoltre beneficiare dei cambiamenti cui è soggetto il sistema immunitario nel corso dello sviluppo in quanto la ripetuta esposizione a infezioni virali e vaccinazioni innesca meccanismi di riprogrammazione metabolica e modificazioni epigenetiche a livello delle cellule immunitarie. L’immaturità dell’enzima ACE2 che, come è noto, rappresenta il recettore per il virus, potrebbe rappresentare un altro fattore protettivo. Infine, gli indici di flogosi, la linfocitopenia ed i fattori pro-infiammatori, elevatissimi negli adulti e principali attori nella patogenesi delle forme severe, non risultano invece avere un ruolo significativo nei bambini. Sono necessarie ulteriori indagini per comprendere l’epidemiologia di Covid-19 nella popolazione pediatrica; tuttavia, la prudenza è d’obbligo in quanto sappiamo che i bambini possono contrarre l’infezione ed esserne veicolo proprio in virtù del fatto che essa è spesso asintomatica o lieve e ciò rappresenta un problema cruciale di salute pubblica nel tentativo di circoscrivere i nascenti focolai attuali e futuri.

Immagine I: Le misure preventive devono riguardare anche i più piccoli perché possono contrarre il virus

Bibliografia

  1. Ludvigsson J.F., Systematic review of COVID-19 in children shows milder cases and a better prognosis than adults, Acta Paediatrica. 2020; 00:1–8.
  2. Dhochak N. et al., Pathophysiology of COVID-19: Why Children Fare Better than Adults? Indian J Pediatr. 2020 Jul;87(7):537-546.
  3. 3. Qiu H. et al., Clinical and epidemiological features of 36 children with coronavirus disease 2019 (COVID-19) in Zhejiang, China: an observational cohort study, Lancet Infect Dis 2020; 20: 689–96
  4. D’Onghia V., Malattia di Kawasaki e Covid-19, un rapporto da approfondire, “Il Sud-Est”, 5 giugno 2020