Il SudEst

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Gucci, Armine e la nuova bellezza

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di ASIA PISANELLO

Sin dall’antichità, il culto della bellezza, ha viaggiato di pari passo con la società umana e si è evoluto con essa. Ma cos’è la bellezza? E quanto l’uomo, nel corso del tempo, ha modificato il suo reale significato?

La bellezza è un concetto astratto che indica la qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi. Associata da sempre alla cura della persona, se inizialmente era di appannaggio esclusivo di pochi, generalmente riservata a persone ricche e influenti, con lo sviluppo di città ed imperi, è invece diventata accessibile a tutti. Quando parliamo di bellezza, non facciamo riferimento solo a quella fisica, ma anche a quella spirituale, che appartiene a coloro che possiedono determinate virtù e qualità; parliamo di bellezza paesaggistica; possiamo perfino trovare la bellezza in alcune parole o in alcuni gesti. In effetti la questione è più complessa di quanto si possa pensare.

Aristotele e Platone associavano il “bello” al “vero”. Giambattista Vico riprende questo concetto e afferma che il “vero” è il “fatto”. Nasce così la forma occidentale di bellezza, che è l’arte.  La nostra società, però, nonostante sia una grande amante dell’arte, che ci insegna a scovare il fascino nascosto, associa la bellezza a qualcosa di meramente fisico. Nel nostro secolo, il culto della bellezza si è imposto prepotentemente, e non ci vuole molto per capirlo. È stata persino inventata una laurea ad hoc: il lavoro del secolo è l’influencer! E cos’è un infuencer, se non una persona che presta la propria bellezza per ricavare guadagni e consensi?  Non meraviglia affatto che i corpi siano utilizzati per promuovere qualsiasi tipo di prodotto. Non importa che tu sia uomo, donna o bambino, se hai un bel viso e un bel paio di gambe stai pur certo che potresti essere il volto che si presta a pubblicizzare qualsiasi cosa, dal dentifricio all’ultimo modello di apparecchio acustico.

Nell’era dei media, del digitale, del consumo spasmodico, la bellezza diviene un’ulteriore merce di scambio. Se prima la bellezza era associata al fascino, al savoir faire e creava ammirazione e anche un po' di reverenza, oggi è motivo di invidia e cattiveria. In un mondo dove tutto deve essere accaparrato e tenuto stretto affinché non riesca a prenderlo per sé il vicino, anche la bellezza diventa qualcosa da conquistare. E la corsa alla bellezza, come qualsiasi altra corsa che gli uomini si trovano ad affrontare, quella all’acquisto dei prodotti, quella per un posto di lavoro, quella nel cuore di qualcuno, è molto faticosa! Se si vuole essere la stella più luminosa del firmamento bisogna tentare in ogni modo di oscurare le altre stelle. Non importa quante persone schiaccerai sotto le tue suole firmate, la cosa più importante è sentirsi primi in questa assurda classifica dove i punti accumulati sono like e followers.

La cosa peggiore sta nella diffusa concezione che essere belli significa essere perfetti, ed essere perfetti oggi significa non avere alcun pelo, avere i capelli sempre al loro posto, e che sul tuo viso non ci siano brufoli, macchie solari o rughe. Tutto questo è possibile utilizzando degli specifici prodotti, e questi non sono mica pochi! Per ogni parte del corpo ci sono miriadi di detergenti, profumi e creme con i loro applicatori. Ma se pensiamo che l’acquisto di questi prodotti, venduti su larga scala, riduca la disuguaglianza ci sbagliamo. Perché anche nel ventunesimo secolo, come millenni fa, il livello di bellezza è complementare alla qualità dei prodotti utilizzati e, nel nostro mondo capitalistico, qualità implica costi. Perciò se sei una persona comune, con un normale lavoro e un comune stile di vita, non devi nemmeno azzardarti a sognare di avere una pelle liscia e levigata come quella dell’influencer che segui su Instagram, perché non potrai mai permetterti una maschera viso di oro come quella che ha pubblicizzato nelle sue stories.

In un mondo dove bellezza è sinonimo di perfezione, ciò che è diverso spaventa enormemente, e come potremmo considerare bello qualcosa che non rientra nei nostri canoni prestabiliti? È il caso scoppiato qualche giorno fa, quando la casa di moda Gucci ha rivelato il nuovo volto della sua collezione: la modella armena 23enne Armine Harutyunyan.

Armine non è un cartamodello prestampato, non è la bellezza standard accettata nel 2020. Armine per alcuni è brutta, per altri orribile e c’è stato anche chi l’ha definita un mostro. La ragazza ha iniziato a sfilare per Gucci circa un anno fa, ma il caso mediatico è scoppiato recentemente dopo la pubblicazione di alcune sue foto sui social. La modella non si aspettava la pioggia di critiche ricevute, in special modo perché la sua prima preoccupazione è stata non quella di rientrare nei canoni socialmente accettati, ma quella di essere la prima modella armena. Sentiva su di sé una grande responsabilità e un grande peso.

Non è la prima volta che Gucci utilizza dei volti per così dire insoliti, come quelli di Lily Cole, Winnie Harlow e Madeline Stuart e lo fa non solo per la grande visibilità mediatica che riesce a scatenare attorno a sé, ma anche per scardinare i modelli di bellezza classici. La casa di moda Gucci, ma non solo questa, sta cercando di togliere il velo che offusca i nostri occhi e di sensibilizzarci nuovamente a ciò che è realmente bello. È ora di comprendere che bellezza non significa avere dei lineamenti prestabiliti, che sono i primi a stancare se visti su qualsiasi tipo di viso. Se il mondo è bello perché vario, perché non applicare questo concetto anche nel settore della moda, del cinema? Abbiamo capito che la bellezza standardizzata non è servita nemmeno a ridurre le disuguaglianze e le disparità nell’accesso ai prodotti di bellezza, essa ha anzi accentuato il senso di legittimazione delle persone ad esprimere giudizi e critiche.

Tuttavia proprio il fatto che siano delle case di moda a scegliere volti fuori dagli schemi, è un messaggio forte che dovrebbe farci capire quanto il concetto di bellezza materialista che abbiamo adottato fino ad ora non sia totalmente corretto. Forse è davvero venuto il tempo di ritornare al bello come vero, di ritornare ad apprezzare il fascino, di comprendere che bellezza non è essere perfetti, ma è avere quel particolare, anche piccolo che, come un magnete, non riesce a far staccare lo sguardo da sé. E Armine è così. È affascinante, è magnetica, è un insieme di particolari dai quali non riusciamo a staccarci. D’altra parte, non sono forse stati gli occhi delle persone che hanno lanciato commenti velenosi, quelli che si sono soffermati maggiormente sulla sua immagine? E cosa sono la bellezza, la moda e l’arte se non questa magnetica attrazione per qualcosa o qualcuno!?