Il SudEst

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Storia di una liberazione di tartarughe di mare

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di ILARIA D'APRILE

Me lo ero appuntato da più di un mese. In una bella giornata di primavera una famosa associazione ambientalista terrà una grande manifestazione per la liberazione delle Tartarughe in terra di Bari. Non perdo l’occasione, mi procuro tre bambini e partiamo. Leggo che assisteremo a qualcosa di speciale perché è la prima volta che verranno rilasciati gli esemplari di Caretta caretta direttamente dalla riva. Arriviamo presto, quando ancora è possibile avvicinarsi alle tartarughe che si dimenano nei vasconi assaporando l’odore del mare che si trova lì a pochi metri.

 Prendiamo posto sulla spiaggia di ciottoli dove, rincresce dirlo, la pulizia lascia piuttosto a desiderare. E le tartarughe non attraggono soltanto noi, sono state coinvolte diverse scuole di ogni ordine e grado a partecipare alla manifestazione. Penso alla grande festa che celebra la natura libera e liberata, penso all’esperienza di ecologia profonda che si sta per compiere per migliaia di giovani, penso al nuovo grande processo di recupero della nostra identità di esseri appartenenti al mondo naturale che ha luogo proprio grazie a questi eventi, quando … da enormi casse rivolte verso il mare comincia a pompare la disco music a decibel infernali.

Come le formiche quando arriva qualcosa a disturbarle, i bambini delle scuole fremono. Non riescono a stare seduti sulla spiaggia, troppi vetri, troppi i piedi da evitare di schiacciare e una musica ad altissimo volume vibra nei loro corpi. Che cosa potranno fare decine di bambini su di una spiaggia di sassi? Immaginateli mentre lanciano ciottoli verso il mare, immaginate gli insegnanti che cercano di fermare la sassaiola e decine di genitori e nonni che fanno la spola tra i gazebo e i loro figli per nutrirli di focacce e dolci donati dagli sponsor. E mentre assisto a tutto questo, combattendo con persone che spingono i miei bambini pur di raggiungere l’agognata prima fila, tra il rimbombo dei bassi nei corpi e l’attesa che qualcosa accada pur che finisca quanto prima, accade l’inevitabile: signorine vestite da principesse ed enormi pupazzi di gomma molleggianti si infiltrano trai bambini e distribuiscono biglietti gratuiti per assistere agli spettacoli del parco dei divertimenti locale. Poi è tutto un precipitare di eventi catastrofici: si annuncia la distribuzione di patatine donate da uno sponsor; si assiste a un inguardabile spettacolo dei pupazzi di gomma molleggianti che fanno pubblicità al noto parco divertimenti; prende inizio la manifestazione e la parola passa agli ospiti; il vescovo dice con gli occhi sbrilluccicanti dall’emozione «Questa è una iniziativa che aiuta tutti quanti a rivolgere il nostro pensiero, la nostra attenzione verso ciò che ci circonda. Tutti noi dobbiamo essere attenti verso il tema dell’ecologia, a tutto ciò che di bello ci viene messo a disposizione». Mi guardo intorno e mi chiedo se lui veda ciò che vedo io: una marea di gente che strattona e cerca di arraffare quanto più cibo possibile e migliaia di buste di patatine sparse ovunque sulla spiaggia, mentre le tartarughe, stonate dalla musica, giacciono dimenticate nell’attesa della liberazione. Poi il Sindaco parla del mare e dello stretto legame con la sua gente. E parla il politico: «E’ una iniziativa che riconduce al mare tante persone e soprattutto i giovani per l’importanza di avere cura di tutelare il nostro ambiente naturale. Senza il lavoro delle associazioni tantissime iniziative importanti che riconducono le persone ai loro luoghi e alla natura non sarebbero possibili”. Mi guardo intorno e percepisco scontento e malumori. Poi parla anche il Console di un Paese vicino alla Puglia e anche a lui sbrilluccicano gli occhi e tutti insieme liberano dei rapaci i cui volteggi seguiamo per qualche istante prima di scomparire per sempre nel blu del cielo. E i bambini fremono, e le mamme sfamano e le parole urlano vuote, perché finte, perché auto celebrative, perché non parlano ai bambini, perché ancora non si è fatto nulla o quasi per trasmettere il senso di responsabilità che ciascuno di noi ha nei confronti di ciò che accade alle cose di questo Pianeta. Alle volte, basta molto meno per rendere partecipi i ragazzi della straordinaria bellezza di questo Pianeta e del tesoro di cui devono prendersi cura: silenzio, contemplazione, il racconto di una storia rivolta ai bambini che parli di quello che accade alle tartarughe quando abbandoniamo sulla spiaggia dei rifiuti che a noi sembrano innocui e che invece per le tartarughe sono dei veri e propri serial killer. Le buste di plastica. I sacchetti trasparenti, scambiati per meduse, vengono ingeriti dalle tartarughe le quali muoiono a causa delle infezioni intestinali prodotte. Poi, degradate le carcasse, le buste di plastica continuano a circolare e a portare morte nel mare. Silenzio, rispetto, pace, fratellanza. Celebrare la natura è imparare a fare come lei fa: un grande ciclo che parte dalla terra, alimenta, sfama, cresce, si trasforma e si moltiplica per deperire e tornare nuovamente alla terra. Se da quello descritto si sia innescato nei bambini un processo educativo di rispetto nei confronti del mare non è possibile averne certezza. Ciò che è certo è che le tartarughe sono state liberate, la musica è cessata e sono tornata a casa con la sensazione che si fosse compiuto l’ennesimo rituale antropocentrico, in cui uomini celebrano il proprio potere e la propria vanità per sentirsi un poco meno soli.