Il SudEst

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Invalsi: una scuola a quiz

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di LUIGINA FAVALE

Nei giorni 3 e 5 Maggio si sono svolte le prove Invalsi nelle scuole primarie della nostra penisola..o meglio sono state "somministrate" come i medicinali . Già perché siamo ammalati, in stati febbrili da valutazione. Docenti, educatori, pedagogisti a spendere parole su quello che è il fulcro di tutto l'intervento didattico ed educativo: valutare, autovalutare.

 

Quanto conta l'obiettività e l'oggettività della valutazione se poi una buona percentuale di bambini con voti eccellenti in italiano e in matematica fallisce la prova, mentre bambini considerati mediocri svolgono una prova quasi perfetta?

Esuliamo la dea bendata e chiediamoci esattamente quanto una valutazione fatta a crocette rispecchi la realtà dell'intervento educativo e del percorso didattico. Da docenti sappiamo che ci sono bambini tendenzialmente studiosi e teorici ed altri con uno spiccato savoir faire  e pratici. Consapevoli delle differenze nei tempi e nelle modalità di apprendimento ci riduciamo ad accettare passivamente e a propinare attivamente a tutte le nostre "utenze" le medesime prove sperando che questo dimostri che il docente sia stato in grado di far raggiungere tutti gli stessi traguardi.

Eccola qui la scuola dell'omologazione! Anni, mesi, leggi, parole, programmazioni differenziate per stilare poi un resoconto unico: standard!

La scuola italiana ridotta a "giudicare" la sua popolazione come un sondaggio: il tot % degli studenti del sud bla bla bla, mentre il tot % degli studenti del nord bla bla bla; e ancora un tot % di insegnanti è così l'altro tot % è cosà.

Non si tiene conto più delle variabili tanto decantate durante tutto il periodo formativo, cultura di appartenenza, stress, fattori emotivi, indisposizioni e peggio ancora ci si dimentica del pensiero critico che difficilmente viene fuori in un test.

E poi siamo davvero sicuri di voler valutare le persone se limitiamo le conoscenze?  Italiano e matematica sono le uniche discipline "somministrate", magari anche in forma sufficientemente difficile da far sentire il bambino inappropriato o inadeguato e pertanto non all'altezza di portarle al termine.

Eppure pagine di testi e le indicazioni nazionali affermano che la scuola deve mettere il bambino nella condizione di far sentire il bambino fiducioso nelle proprie capacità e in quelle del suo insegnante. La scuola deve valorizzare le capacità di ciascuno non omologare le personalità; la scuola a quiz mette una crocetta sulle facce dei ragazzi, un codice a barre che oscura e priva del nome lo studente. Siamo sicuri di volere una scuola senza identità?