Il SudEst

Wednesday
Sep 23rd
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home

L’Agenda del SudEst.it

Email Stampa PDF

A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 12 al 18 Settembre 2020

Settembre amico apre mandorle e fico

Sole Luna

1° sorge alle 06.26 – tramonta alle 19.33           sorge alle 19.40 – tramonta alle 05.16

11  sorge alle 06.36 – tramonta alle 19.16           sorge alle 00.33 – tramonta alle 16.17

21  sorge alle 06.47 – tramonta alle 18.59           sorge alle 11.28 – tramonta alle 21.40

Accadeva …

16 Settembre 1900  Sidney Sonnino pubblica un articolo sulla rivista “Nuova Antologia” dal titolo “Quid agendum” in cui propone un programma di riforme dirette a migliorare le condizioni economiche e sociali dei lavoratori e a dare maggiore efficienza alla pubblica amministrazione.

14 Settembre 1930  In Germania i nazisti riscuotono un grande successo elettorale passando da 12 a 107 seggi.

13 Settembre 1940  Le truppe italiane in Africa settentrionale penetrano  in territorio egiziano conquistando la città di Sidi Barrani.

16 Settembre 1970  Scompare Mauro De Mauro giornalista dell’Ora di Palermo. Non verrà mai ritrovato. La sua sparizione è stata legata da alcuni alle indagini che De Mauro stava svolgendo sull’assassinio di Enrico Mattei.

14 Settembre 2000  In Virginia (USA), dopo varie polemiche ed appelli. L’italoamericano Rocco Barnabei viene condannato a morte tramite iniezione letale per aver commesso il reato di omicidio.

15 Settembre 2000  A Sidney si svolge la cerimonia di apertura dei Giochi della XXVII Olimpiade.

Ed. De Agostini; Wikipedia; S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

__________________________________________________________________________________________________________

Citazione

“Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri e traditori non è vittima. E’ complice”

_______________________________________________________________________________________

La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

Il treno di cristallo              Nicola Lecca                Mondadori

La legge del sognatore       Daniel Pennac              Feltrinelli

Le creature                         Massimiliano Virgilio    Rizzoli

Fazzoletti rossi                   Roberta Marasco          Piemme

Falsa partenza                    Edith Wharton               Skira

Un buon libro da leggere a casa

_______________________________________________________________________________________

Gli onomastici della settimana

12 Settembre – SS nome di Maria

13 Settembre – Giovanni

14 Settembre – Santa Croce

15 Settembre – Addolorata

16 Settembre – Cornelio e Cipriano

17 Settembre - Roberto

18 Settembre - Sofia

Auguri!

L’Italia delle meraviglie”

Acerenza

Sorge a 833 m slm. nella parte nord-orientale della provincia. Confina con i comuni di: OppidoLucano (10 km), Cancellara (12 km), Forenza (14 km), Pietragalla (16 km), Genzano di Lucania (19 km) e Palazzo San Gervasio (24 km). Dista 37 km da Potenza e 74 km da Matera. Assieme ai comuni lucani di Venosa, Castelmezzano, Pietrapertosa, Viggianello e Guardia Perticara, è considerato uno dei borghi più belli d'Italia dall'associazione omonima, che comprende in totale 196 località della penisola. Posta su un altipiano dai fianchi ripidi, tra il fiume Bradano e il suo affluente Fiumarella, è stata sempre molto importante dal punto di vista strategico per la difesa del territorio. Le prime notizie di insediamenti abitati risalgono al VI secolo a.C. e sul luogo dell'attuale abitato nacque l'antica Acheruntia, Αχερουντία in greco, citata dagli scrittori romani Tito Livio e Orazio, e nel Medioevo da Procopio. Tutti la citano come "Fortezza di guerra" e "presidio". Nel V secolo fu istituita come una delle diocesi lucane. Al tempo dell'Imperatore Giustiniano e nella metà del VI secolo la città di Acerenza è ugualmente forte: Procopio, infatti, dice che Totila, avendo preso un certo presidio presso i Lucani, "che alcuni abitanti chiamano Acerenza, vi pose un presidio di 300 uomini". E lo stesso Procopio ci dice che il suddetto presidio, comandato dal capitano Morra, passò all'Imperatore Giustiniano. Nel 788 Carlo Magno per liberare Grimoaldo III, suo ostaggio, e permettergli di tornare a Benevento, chiede come condizione l'abbattimento delle mura di Acerenza, condizione accettata. Nel 793, però, lo stesso Duca di Benevento Grimoaldo III la fece ricostruire sul monte. Nell'IX secolo la Lucania è divisa in un certo numero di gastaldati: secondo un trattato tra il duca di Benevento Radelchi e il principe di Salerno Siconolfo, che è generalmente datato 849, attribuisce al principato di Salerno tutta la parte sud ovest dei domini longobardi dell'Italia meridionale, nell'elenco dei gastaldati che lo compongono c'è la è metà del gastaldato di Acerenza, anche se nei fatti Acerenza mantenne la sua indipendenza da Salerno. La cittadina fu oggetto di una lunga contesa tra Longobardi e Bizantini. Gli ufficiali longobardi divennero a volte collaboratori dei funzionari bizantini e addirittura rendevano conto più allo stratego di Bari, rappresentante dell'Imperatore d'Oriente in Italia che al principe di Salerno. Significativa delle interferenze tra longobardi e bizantini nella zona in questo periodo è controversia per alcune terre di proprietà dell'abbazia di Acerenza, date in affitto ad un contadino di Matera, perché l'affitto sia valido occorre il consenso del principe di Salerno, legittimo proprietario delle terre. Un inviato del principe di Salerno rappresenta l'abbazia nel giudizio, ma la sentenza finale è ratificata a Matera da un giudice che è un funzionario bizantino insignito del titolo di scudiero imperiale. Acerenza è citata in un documento bizantino del 1002, sottoscritto dal catapano Gregorios Tarkaneiotes, nel quale si fa menzione di una contesa sorta tra il kastron (città fortificata) di Tricarico e quello di Acerenza, per il possesso di alcune terre a seguito della cacciata, da parte delle forze bizantine, di un manipolo di arabi insediati a Pietrapertosa al comando di un certo Loukas (un cristiano convertito all'Islam) che compiva scorribande nella zona. Interessante è il fatto che in quel documento vengono ristabiliti i confini indicando punti fissi che ancora oggi sono individuabili e che costituiscono l'attuale confine tra il territorio di Tricarico e quelli di S. Chirico Nuovo e Tolve. l 4 maggio 1041 il vescovo di Acerenza, Stefano (1029-1041), che appoggiava il Catapano di Bari, muore combattendo sulle rive dell'Ofanto contro i primi Normanni che avevano conquistato la zona intorno a Melfi.

In seguito a questa battaglia, Acerenza viene conquistata dai Normanni, tra le prime località del sud Italia, in particolare da Asclettino I, della Casata Drengot Quarrel, cavaliere che emerge tra i primi Capi Normanni che fondano la Contea di Puglia. Asclettino si afferma nel territorio del Vulture, ed è attivo anche nella zona di Vieste (nel promontorio del Gargano). All'Assise di Melfi, che termina al principio dell'anno 1043, partecipa lo stesso Asclettino. Va rilevato che egli è l'unico della casata Drengot ad essere insignito di una signoria nella Contea di Puglia, tra undici diversi altri cavalieri tutti appartenenti alla famiglia Altavilla. In questo Parlamento generale, Guaimario V garantisce a Rainulfo I Drengot il dominio sui territori della Campania. Si distingue, così, da Braccio di Ferro, capo della Contea di Puglia. L'intera regione, ad eccezione di Melfi, viene suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni ed assegnate nei territori di Capitanata, Gargano, Apulia e Irpinia, fino al Vulture. I Normanni dividono in dodici Contee le terre conquistate o da conquistare. Il sovrano attribuisce i feudi secondo il rango ed il merito ed ognuno dei cavalieri si dedicherà alla conquista di quanto concessogli. In particolare è questa la circostanza in cui Asclettino I Drengot (Asclettino minore), che risiede nel castello di Genzano, prende il titolo di Conte di Acerenza. Le vicende della Contea di Puglia e della Casata Altavilla si intrecciano con quelle di Aversa e dei Drengot. Questi ultimi, infatti, all'interno della stessa Contea, sono presenti nelle zone di Vieste (promontorio del Gargano), Acerenza e Genzano (Basilicata) proprio con Asclettino I. Asclettino II Drengot succede a Rainulfo Drengot nel titolo di conte di Aversa e duca di Gaeta nel 1045. Asclettino II è eletto dai normanni di Aversa ed investito della contea da Guaimario IV di Salerno. Ma i nobili di Gaeta eleggono duca il longobardo Atenolfo, Conte di Aquino. Guaimario, signore sia di Gaeta che di Aversa, e di cui Rainulfo è stato vassallo, interviene per conto di Asclettino II, attacca Atenolfo, lo sconfigge e lo prende prigioniero. Ma successivamente lo libera e lo confermato duca di Gaeta. Asclettino II governa solo pochi mesi e muore prematuramente. Arriva, poi, nella penisola Riccardo I Drengot, figlio di Asclettino I (Asclettino maggiore), si pone al servizio di Umfredo d'Altavilla e ne sposa la sorella Fressenda: a Melfi gli è assegnato il titolo di Conte di Acerenza e Signore di Vieste. Nel 1061 Roberto il Guiscardo ne fece una roccaforte rendendola un centro di difesa da rappresaglie bizantine.

Le gole dell’Alcantara

Le Gole dell'Alcantara, dette anche Gole di Larderia, sono situate nella Valle dell'Alcantara in Sicilia dove termina la catena montuosa dei Peloritani tra i comuni di Castiglione di Sicilia e di Motta Camastra. Sono delle gole alte fino a 25 metri e larghe nei punti più stretti 2 metri e nei punti più larghi 4-5 metri. Il canyon naturale è stato scavato nel corso di migliaia di anni dall'acqua che ha progressivamente portato alla luce il corpo lavico, con tipiche fessurazioni verticali. Il fiume Alcantara scorre tra pietra lavica che forma il suo alveo caratteristico. Sul territorio di Motta Camastra in località Fondaco Motta si trova la gola più imponente e famosa dell'Alcantara, lunga più di 6 km e percorribile in modo agevole per i primi 3. La particolarità di questa gola consiste nella struttura delle pareti, create da colate di lava basaltica (povera di silicio ma ricca di ferro, magnesio e calcio). La lava si è poi raffreddata molto velocemente creando forme prismatiche pentagonali ed esagonali, che richiamano la struttura molecolare dei materiali che la costituiscono. L'aspetto del fiume nel tratto delle Gole è ritenuto risalente alle colate di magma degli ultimi 8.000 anni. Le tesi più recenti individuano tre successive colate da fenditure e bocche apertesi nell'area di Monte Dolce, nel versante medio-basso etneo; le colate si mostrano sovrapposte lungo la parete sinistra del fiume. La colata più antica è quella che ha raggiunto capo Schisò, sul mare. I basalti colonnari visibili nelle Gole sono quelli della colata meno antica e sarebbero il prodotto del raffreddamento rapido causato dalla presenza dell'acqua del fiume; essi formano strutture prismatiche di differenti configurazioni, a "catasta", ad "arpa", ad andamento radiale. Le formazioni verticali, a "canna d’organo" raggiungono in alcuni casi i 30 mt.

Curiosando

Abbazia di Santa Maria di Cerrate - Puglia

L'abbazia di Santa Maria di Cerrate, situata sulla strada provinciale che collega i comuni di Squinzano e Trepuzzi a Casalabate, è uno dei più significativi esempi di Romanico otrantino. Il complesso è attualmente gestito dal Fondo Ambiente Italiano, che nel 2012 ne ha acquisito la proprietà, tramite una concessione trentennale, in seguito a un bando pubblico indetto dalla Provincia di Lecce. L'abbazia fu fondata, secondo leggenda, alla fine del XII secolo da Tancredi d'Altavilla, conte di Lecce. La leggenda vuole che in questo luogo a Tancredi sia apparsa la Madonna, fra le corna di un cervo, da cui il toponimo (Cerrate o Cervate). La località fu un importante polo religioso e culturale fino al Cinquecento, successivamente trasformata in masseria. In una platea, conservata presso la biblioteca del Museo Provinciale di Lecce, datata 20 aprile 1692, eseguita dal tavolario Gennaro Pinto è scritto: "Abbadia di S. Maria a Cerrate sita nelle pertinenze della Terra di Trepuzzi". Nel 1711 l'abbazia venne saccheggiata dai pirati turchi e cadde in uno stato di abbandono, proseguito fino al restauro del 1965 curato dalla Provincia di Lecce. Il complesso rimase di proprietà dell'ente locale fino al 2012, anno in cui è passato al Fondo Ambiente Italiano. Scavi archeologici condotti dall'Università del Salento nel 2004-5, in accordo con la Provincia di Lecce, hanno dimostrato che attività sono esistite sul luogo sin dall'età alto medievale (Bizantina). La successiva scoperta di numerosi buchi da palo, durante i lavori del FAI e dell'Università, in concerto con la Soprintendenza, insieme a della sepolture datata al radiocarbonio condotti dal CEDAD (Università del Salento), che risalgono alla fine VII o al VIII secolo, suggeriscono che l'insediamento monastico potrebbe datare ben prima dell'età normanna (Tancredi d'Altavilla). Inoltre, una delle tombe corre sotto una delle absidi della chiesa romanica. Ciò permette di ipotizzare la presenza di una struttura monastica di età bizantina sotto l'ingombro della chiesa attuale.

Negli scavi 2004 è stata messa in luce anche il frantoio oleario, ora ricostruito ed oggetto di un plastico.

#solovacanzeitaliane