Il SudEst

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L’Agenda del SudEst.it

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A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 17 al 23 Ottobre 2020

Ottobre tonante raccolto abbondante

Accadeva …

20 Ottobre 1950  Bruno Pontecorvo, uno degli scienziati del gruppo di Fermi, fugge a Mosca. Nel 1940 era espatriato negli Stati Uniti e da qui si era poi stabilito in Inghilterra. La sua fuga all’Est desterà un grande scalpore.

18 Ottobre 1980  Forlani vara un Governo di centrosinistra.

Ed. De Agostini; Wikipediacon  S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“Noi vivremo in eterno in quella parte di noi che abbiamo donato agli altri.”

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

L’ultima storia                      John Grisham          Mondadori

Ali d’argento                         Camilla Lackberg    Marsilio

Vengo a prenderti                 Paola Barbato         Piemme

Ti scrivo una canzone          Daniela Volontè      Sperling & Kupfer

Una Cadillac rosso fuoco     Joe R. Lansdale      Einaudi

La lettura dei buoni libri è una sorta di conversazione con gli spiriti migliori dei secoli passati. (Cartesio)

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Gli onomastici della settimana

17 Ottobre – Ignazio

18 Ottobre – Luca

19 Ottobre – Laura

20 Ottobre – Irene

21 Ottobre – Orsola

22 Ottobre  - Donato

23 Ottobre -  Giovanni

Auguri!

L’Italia delle meraviglie”

Curon Venosta – Trentino Alto Adige

(Graun im Vinschgau o anche Neu-Graun in tedesco; La Carun in romancio) è un comune italiano di 2 386 abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige.

Situato all'estremità nordoccidentale della provincia, confina a nord - attraverso il Passo Resia - con l'Austria, a ovest con la Svizzera (Engadina, Grigioni) e a sud con Malles Venosta. Spesso il comune di Curon viene erroneamente chiamato "Resia" (Reschen), a causa della popolarità dell'omonima frazione. Nel suo territorio si trova il lago di Resia (situato a 1.498 m s.l.m., con una superficie di 660 ettari), un lago artificiale per la produzione di energia idroelettrica, la cui realizzazione causò la scomparsa dell'antico abitato di Curon, che venne ricostruito più a monte (1950). Soltanto il campanile della vecchia chiesa continua ad emergere dalle acque, tanto da essere divenuto una delle principali attrazioni del borgo. Nel territorio comunale è ubicata anche la stazione meteorologica di San Valentino alla Muta, ufficialmente riconosciuta dall'Organizzazione meteorologica mondiale.  Come già accennato, dal 1950 il vecchio villaggio di Curon è sommerso dal lago di Resia, un bacino imbrifero artificiale atto alla produzione di energia idroelettrica. Nell'anno 15 a.C. la Val Venosta, fino ad allora popolata da etnie celtiche, cadde sotto il dominio dei Romani, i quali costruirono la prima grande strada di comunicazione commerciale e militare, attraversante il Passo Resia: la Via Claudia Augusta. Tale strada, che collegava l'Italia con la Germania, nel Medioevo prese il nome di "Via Superiore" (in tedesco Oberer Weg) oppure di Via di Svevia (ted. Schwabenweg). Dal 450 giunsero nella zona i primi evangelizzatori, provenienti dalla Valle dell'Adige e da Coira. Ad iniziare dalla fine del Medioevo l'alta Val Venosta fu colonizzata da popolazioni provenienti dalla Germania, che divennero l'etnia dominante. Nel 1140 Ulderico Primele di Burgusio fonda in località Muta (Haide) un ospizio per pellegrini e carrettieri, e costruisce una cappella in onore di San Valentino alla Muta. Intorno a questo ospizio ed alla cappella sorge il paese di San Valentino alla Muta (St. Valentin auf der Haide). Nel 1147 per la prima volta è menzionata per iscritto Curon, con il toponimo latineggiante Curun apud lacum. Nel 1317 la val Roia è indicata come Schafhöfe (un allevamento di ovini) ed è soggetta al versamento di tasse al Principato vescovile di Coira. Nello stesso periodo è edificata, a 2000 m di altitudine, la chiesetta di san Nicolò. Nel 1326 gli abitanti delle Fischerhöfe (case dei pescatori) di San Valentino alla Muta sono obbligati a inviare il loro pesce alla Certosa di Senales e nel 1348 la peste provoca un grande numero di vittime nella zona. Nel 1393 in un documento si fa menzione di un maso di proprietà di un certo ReschRiisch. Dall'estensione delle proprietà di questo maso sorgerà la frazione di Resia (Reschen in tedesco). Nel 1499 gli Engadini saccheggiano e incendiano Resia e il centro di Curon.

Il campanile che emerge dall'acqua L'antica chiesa venne edificata nel 1357 ed il campanile che emerge dall'acqua è l'unica parte della struttura residua. In inverno, quando il lago di Resia gela, il campanile è raggiungibile a piedi. Una leggenda racconta che in alcune giornate d'inverno si sentano ancora suonare le campane (che invece furono rimosse il 18 luglio 1950, prima della formazione del lago). Nel 2009 venne effettuato l'ultimo (al gennaio 2020) restauro della struttura: nel mese di maggio il livello dell'acqua del lago venne leggermente abbassato con delle arginature temporanee allo scopo di consentire gli interventi sulle zone sommerse, soggette a infiltrazioni dell'acqua e gelate invernali che avevano causato crepe e instabilità. Anche il tetto venne restaurato, per la prima volta dal 1899 (come risultava dalla data impressa sulle tegole). La spesa complessiva del restauro, che si concluse il 9 luglio 2009, si aggirò sui 130.000 €. La vicenda viene ricordata nel film Il paese sommerso presentato all'edizione 2018 del Trento Film Festival e raccontata nel romanzo Resto qui di Marco Balzano. La cittadina, con il suo campanile sommerso, viene scelta come ambientazione di una serie Netflix, intitolata Curon

Dozza – Emilia Romagna

Dozza (Dòza in romagnolo) è un comune italiano di 6 629 abitanti della città metropolitana di Bologna in Emilia-Romagna, composto da due paesi: Toscanella (La Tuscanèla in romagnolo, oltre 5 000 abitanti), l'unica frazione, e il capoluogo comunale Dozza (poco più di mille abitanti). Dozza è considerato uno dei più caratteristici borghi medievali dell'Appennino tosco-romagnolo, sia per lo stato di conservazione sia per il paesaggio nel quale è immerso. Il capoluogo è detto anche Dozza Imolese per distinguerlo dalla borgata di Bologna. Fa parte del Nuovo Circondario Imolese. ituata sulle colline a sud ovest di Imola (da cui dista solo 6 km), Dozza si trova a pochi chilometri a monte della Via Emilia, ovvero provenendo da Bologna, e percorrendo la Strada Statale Emilia verso Rimini, è il primo comune della Romagna storica. Ad ovest il centro più vicino è Castel San Pietro Terme, da cui dista 8 km. Nel territorio del Comune scorre il torrente Sillaro, che delimita il confine occidentale della Romagna con l'Emilia. Sulla Via Emilia, la frazione Toscanella, situata pochi km ad Est del torrente Sillaro, rappresenta l'ingresso nella regione storico-geografica della Romagna per chi proviene da Bologna.

Il territorio dozzese, già abitato in epoca celtica e romana, fu colpito dalle invasioni di popolazioni barbariche (germaniche e in particolare longobarde), che invasero tutte le terre di Romagna. Alla metà del VI secolo Dozza venne ricompresa nei territori dell'Esarcato d'Italia, ovvero dei territori bizantini d'Italia, trovandosi sul confine con i possedimenti longobardi. Tramontato l'Esarcato alla metà dell'VIII secolo, furono i Carolingi a prendere possesso degli ex possedimenti bizantini. Essi donarono alla Chiesa imolese il possesso della collina sulla quale venne eretto l'abitato. Verso il 1150 Dozza divenne libero Comune. Tra il 1151 e il 1182 il capitolo della cattedrale di San Cassiano risiedette a Dozza a causa della distruzione di Castrum Sancti Cassiani, allora sede episcopale, da parte degli imolesi. Nella Descriptio provinciae Romandiolae (un censimento fiscale del 1371) sono elencate le località dipendenti dal comune di Dozza. Esse sono (si riproduce il testo in latino): Casali, Montis Catonis, Flagnani, Corvarie, Mazumoli, Montis Moriteni, Sassignoli, Belvederis, Plancandoli

Vicende alterne hanno interessato il dominio della rocca e del borgo, passato più volte di mano in mano fra le potenti famiglie bolognesi e imolesi. Nel 1412 Dozza diviene feudo della famiglia imolese degli Alidosi, che poco dopo cedette il borgo alla famiglia Riario. Da ricordare il quinquennio di Caterina Sforza, moglie di Girolamo Riario, che tenne il feudo dal 1494 al 1499. Fu Caterina a dotare Dozza della rocca e delle mura difensive che la circondano ancora oggi.
Dopo il breve dominio di Cesare Borgia (che in pochi anni annesse ai suoi domini tutta la Romagna), Dozza ritornò allo Stato della Chiesa. Nel 1528 papa Clemente VII concesse Dozza in feudo alla famiglia Malvezzi di Bologna e nel 1531 al cardinale Lorenzo Campeggi.

Nel 1728 cessò l'infeudazione della famiglia Campeggi; la Santa Sede assegnò il feudo di Dozza a Emilio Malvezzi (1688-1767) nipote ex sorore del cardinal Campeggi. Gli vennero conferiti i titoli di: marchese della terra e del castello di Dozza, conte palatino di Toscanella e della Pianta. Giacomo Malvezzi, figlio di Emilio (1716-1806) fu l'ultimo marchese di Dozza: nel 1797 i francesi invasero la Legazione di Romagna e abrogarono i poteri feudali. Dopo la parentesi napoleonica, Dozza venne inserita nella nuova Legazione di Ravenna.
Con la fine del dominio pontificio, il Governatore delle «Provincie provvisorie» Luigi Carlo Farini, il 27 dicembre 1859, ridefinì le circoscrizioni territoriali aggregando il Comune di Dozza alla circoscrizione di Bologna. Al termine della seconda guerra mondiale, con lo sfondamento della Linea Gotica, Dozza fu teatro di alcuni scontri tra le forze alleate, sotto il cui comando operava il gruppo di combattimento "Folgore", e le truppe tedesche in ritirata. La sede comunale è situata nel borgo medioevale ma il principale centro residenziale e industriale è Toscanella, frazione che si sviluppa sulla via Emilia. La denominazione allude al fatto che, da questa località, partono strade che valicano l'Appennino e consentono di raggiungere la Toscana.

Curiosando: Sant’Agata de Goti - Campania

Sant'Agata de' Goti è un comune italiano di 10 849 abitanti della provincia di Benevento in Campania. Situato alle falde occidentali del Monte Taburno, confina con la provincia di Caserta. L'integrità paesaggistica del centro storico ha procurato a Sant'Agata de' Goti il soprannome di "perla del Sannio". Il comune è bandiera arancione del Toring Club Italiano e il centro storico da novembre 2012 fa parte del circuito de I borghi più belli d'Italia. Dal 2005 Sant'Agata de' Goti fa parte dell'Associazione Nazionale Città del Vino.

Gli storici concordano sull'ipotesi che nell'attuale territorio di Sant'Agata de' Goti anticamente sorgeva la città sannita di Saticula. Necropoli sannite ricche di importanti ritrovamenti sono infatti venute alla luce nella zona a nordest del territorio santagatese, nell'area compresa tra il fiume Isclero ed il comune di Frasso Telesino. Il villaggio di Saticula venne citato da Virgilio nel testo dell'Eneide.

Già nel 343 a.C. il console Aulo Cornelio Cosso aveva stabilito sulla rocca tufacea un castrum, ossia un accampamento invernale per i soldati veterani. Nel 315 a.C., durante le vicende inerenti alla seconda guerra sannitica, Saticula venne occupata dal dittatore Lucio Emilio, ma il villaggio resistette in assedio per due anni e fu preso solo grazie all'intervento di Quinto Fabio Massimo Rulliano. Quindi divenne colonia romana, restando fedele a Roma durante la seconda guerra punica.

Furono i Romani i primi ad accamparsi sulla rocca fondando un "Castrum", nel quale in un primo momento vennero ad abitare i soldati veterani stanziati a Capua e successivamente, nel 42 a.C., nacque una vera e propria colonia dell'Impero per opera di Ottaviano Augusto (Viparelli, pagg. 13-20). In generale i Romani non costruivano muri di cinta laddove le condizioni geologiche consentivano una difesa naturale; anche in questo caso usarono la difesa dei fiumi per cui fu sufficiente tracciare sulla rocca, come era d'uso, il "cardo" e il "decumano" a incrocio e aprire le porte alle estremità dei due percorsi. Presso il "Pretorium", spazio a ridosso della porta sud, i Romani costruirono l'alloggio del generale simile a un tempio e negli spazi di risulta le baracche per i soldati; si trattò probabilmente di un accampamento invernale, quindi costruito in pietra. Con la riforma dell'esercito romano avvenuta nel IV secolo ad opera di Diocleziano e l'arrivo dei Romani d'Oriente, il "Castrum" si trasformò in "Kastron": i costoni tufacei che fungevano da basamento al villaggio furono resi più inaccessibili costruendo al di sopra di essi una cinta muraria perimetrale composta da case accostate l'una all'altra in aderenza, aventi pochissime aperture estremamente piccole e mantenendo le tre porte (vedi voce Castrum, Wikipedia). Ciò avvenne probabilmente nel periodo in cui la popolazione che abitava nella valle a nord est, nell'area intorno all'antica città sannita di Saticola ebbe bisogno di maggior protezione e il vecchio "Kastron" - che da' ancora oggi il nome a quest'area chiamata popolarmente "Castrone" - non offriva più adeguata protezione. Il nuovo "Kastron" mantenne la stessa struttura anche in epoca longobarda poiché i barbari non avevano cognizioni di ingegneria difensiva.