Il SudEst

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Obiettivo estate 2020: respirare!

Obiettivo estate 2020: respirare!

di ASIA PISANELLO

Se qualcuno, un anno fa, ci avesse detto che il must dell’estate 2020 sarebbe stata una mascherina, neanche Billy Walters, uno dei più grandi scommettitori del mondo, ci avrebbe puntato qualcosa. Eppure è proprio così, la mascherina quest’estate è un accessorio immancabile per chiunque. Indubbiamente questa sarà una stagione estiva che ricorderemo per molto tempo, una stagione in cui anche il turismo ha dovuto adattarsi alle misure di prevenzione del Covid19.

Mascherina, distanziamento sociale, divieto di assembramenti: questi i modi di comportamento imposti nel pieno dell’emergenza e che perdurano ad alte temperature. Tuttavia turisti, commercianti e strutture ricettive, non si sono fatti fermare dalle innumerevoli paure e preoccupazioni: la voglia di risollevarsi dopo un buio periodo è stata più forte. Adeguandosi alle nuove normative si è deciso di dare avvio alla stagione estiva che, quest’anno più che mai, è vissuta all’insegna della solidarietà e della valorizzazione dei nostri territori.

Il periodo di lockdown, con le sue limitazioni, ha creato nella popolazione l’esigenza di ricercare luoghi che garantiscono un’aria sana e pulita, il contatto con la natura ritorna quindi prepotentemente come una necessità. Non è un caso se nel 2020, la montagna è tornata in auge come meta di vacanze preferita dagli italiani.

L’Appennino Meridionale, particolarmente quello Silano, soddisfa bene le nuove richieste. Il territorio della Sila, con il suo Parco Nazionale di oltre 70 mila ettari, è senza dubbio una meta interessante per chi volesse intraprendere lunghe passeggiate nei boschi percorrendo i bene organizzati sentieri di montagna. Il Parco possiede al suo interno una grande varietà di flora e di fauna, come per esempio il famoso lupo silano, simbolo del parco stesso e di tutta la zona.

Numerosi sono i boschetti di pino dove potersi fermare per un pic-nic: molto caratteristico è quello nei pressi del lago Cecita, ideale per le famiglie che vogliono godersi la vista del lago e far giocare i bimbi in libertà tra alberi, detti i giganti della Sila, e sorgenti naturali dove potersi dissetare.  Tutto a dieci minuti d’auto dalla rinomata località turistica di Camigliatello.

Questo gioiellino con le case dai tetti spioventi, immerso tra pinete e faggeti a quasi 1300 metri d’altitudine, coniuga passeggiate all’aria aperta con altre nel piccolo centro dove ad ogni angolo si possono degustare i prodotti locali. Sulla tavola non mancheranno mai la Soppressata dolce e piccante, il Capocollo, la ‘Nduja, formaggi come il Caciocavallo, i Bocconcini con la panna, i funghi Porcini, le cipolle rosse di Tropea e tante altre delizie.

I piccoli ruscelli dove capita di trovare delle mucche abbeverarsi, l’ombra delle foglie, il rumore dello scorrere dell’acqua, il muschio sugli alberi che fa da cuscino riescono a rilassare la mente così tanto che sembra facile credere di essere in un luogo paradisiaco.

Purtroppo proprio in questo periodo dell’anno vi sono alcune difficoltà in quanto entrambe le strade statali che raggiungono la località sono chiuse per lavori.  L’unico modo per arrivarci è prendere una vecchia stradina serpeggiante che porta in cima alla montagna di Monte Scuro. Le ulteriori ore di viaggio da sostenere a causa di questi disagi sono però compensate da meravigliose viste panoramiche su boschi e dirupi e dal rapporto con se stessi e con la natura che si ritrova alla fine di questo viaggio.

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Manifestazioni neurologiche in corso di Covid-19: come valutarle, come affrontarle

di VINCENZA D'ONGHIA

La Covid-19, espressione clinica dell’infezione da virus SARS-CoV-2, si configura come una polmonite atipica con una storia naturale imprevedibile e complessa e manifestazioni cliniche da assenti o lievi a molto severe, fino a condurre alla morte del paziente. Tuttavia, nonostante l’attenzione e l’informazione siano orientate, e a ragione, sulla sintomatologia respiratoria, fanno parte del quadro clinico generale una serie di manifestazioni neurologiche, che coinvolgono sia il sistema nervoso centrale che quello periferico e che rappresentano una temibile complicanza per i sanitari che devono prendere in carico i pazienti, e un campo di indagine del tutto nuovo per gli specialisti in Neurologia che devono pianificare strategie terapeutiche e fornire il loro supporto alle equipe già multidisciplinari impegnate nella lotta alla malattia.

Non sono ancora disponibili dati sperimentali sufficienti su di un possibile neurotropismo di SARS-CoV-2, ma, considerandolo alla stregua degli altri coronavirus responsabili della SARS e della MERS, si presume che il suo bersaglio principale siano le cellule dell’epitelio respiratorio, cui aderisce attraverso il recettore ACE2 (recettore per l’enzima che converte l’angiotensina). Dal momento che i recettori ACE2 sono presenti anche a livello delle cellule gliali cerebrali e dei neuroni spinali, il virus potrebbe attaccare e danneggiare il tessuto nervoso direttamente. In secondo luogo, durante la fase viremica della malattia (presenza del virus nel torrente ematico), la distruzione della barriera ematoencefalica può permettere l’ingresso del virus a livello dell’encefalo. Un’ altra possibile via di ingresso del virus nel Sistema Nervoso Centrale potrebbe essere mediata dalle terminazioni nervose periferiche, attraverso il sistema sinaptico.  I meccanismi fisiopatologici con cui Covid-19 determina danno neurologico sono essenzialmente due: il danno cerebrale ipossico e il danno immunomediato. La polmonite severa può esitare in ipossia sistemica, determinata da fattori tra cui vasodilatazione periferica, ipercapnia, ipossia e metabolismo anaerobio con accumulo di composti tossici e conseguente edema cerebrale, una delle principali cause di danno neuronale. In secondo luogo, la “tempesta citochinica” cui si è più volte fatto riferimento in relazione a Covid-19, determina un incremento dei mediatori dell’infiammazione, attivazione di linfociti T, macrofagi e cellule endoteliali con innesco della cascata del complemento e della coagulazione, coagulazione intravascolare disseminata e scompenso multiorgano.

Passiamo dunque in rassegna le principali manifestazioni neurologiche osservate in corso di Covid-19. Uno studio europeo condotto su 417 pazienti con Covid-19 lieve o moderata, ha mostrato che circa l’86-88% dei soggetti presentava alterazioni del gusto e dell’olfatto, con una maggiore prevalenza nei giovani e nelle donne. I disturbi insorgevano precocemente rispetto agli altri sintomi e si risolvevano circa 2 settimane dopo la loro scomparsa. Molti virus respiratori, tra cui i rhinovirus, i virus parainfluenzali, il virus di Epstein-Barr ed altri coronavirus, determinano disturbi olfattivi motivati dall’infiammazione e dalla rinorrea. Tuttavia, nel caso di Covid-19, la patogenesi sembra legata al fatto che l’epitelio olfattivo sarebbe un sito di attiva replicazione di SARS-CoV-2 anche se non è ancora chiaro se l’infezione possa diffondersi a livello centrale attraverso il nervo olfattivo. Altra manifestazione comune nelle forme di Covid-19 lievi è la cefalea, anch’essa maggiormente presente nelle donne e nei giovani adulti e caratterizzata da molteplici presentazioni cliniche. In particolare, molto interesse desta la cefalea che insorge intorno al settimo giorno dall’esordio e determinata, probabilmente, dall’elevato livello di fattori infiammatori tipico di questa malattia.

Alterazione dello stato di coscienza e delirium, probabilmente risultato di un’encefalopatia tossica o “settica”, sono molto comuni in pazienti critici in seguito deceduti. Uno studio condotto su 58 pazienti con ARDS (sindrome da distress respiratorio acuto) ha mostrato che il 69% di essi presentava agitazione e il 33% dei dimessi una “sindrome disesecutiva” con disattenzione, disorientamento e movimenti poco organizzati in risposta ai comandi. L’elettroencefalogramma e la risonanza magnetica mostravano alterazioni aspecifiche e non è stato possibile stabilire se esse fossero determinate dall’encefalite legata all’infezione, dalle citochine o dai farmaci somministrati. Ciò implica anche una speciale cautela nel trattamento di queste manifestazioni nel corso di infezione da SARS-CoV-2. Ad esempio, se in questi pazienti l’agitazione ha dimostrato di rispondere in maniera soddisfacente alla somministrazione di benzodiazepine, d’altro canto, queste ultime devono essere utilizzate con grandi precauzioni laddove esista una condizione di scompenso respiratorio. Numerosi studi hanno evidenziato il verificarsi di eventi tromboembolici e di ictus ischemico nei soggetti con Covid-19 ma rimane ancora incerto il rapporto causa /effetto con l’infezione. I pazienti con malattia severa presentano un pattern coagulativo caratterizzato da elevati livelli di piastrine, fibrinogeno e D-dimero, forse a causa degli alti livelli di IL-6, un potente agente pro-infiammatorio, e, nel caso di pazienti di età inferiore ai 50 anni e senza comorbidità, un collegamento diretto tra l’infezione e le manifestazioni a carico dei grossi vasi merita di essere indagato. Tuttavia, l’esperienza italiana di Piacenza e Lucca, due provincie che, pur fortemente colpite dall’epidemia, non hanno rilevato un aumento di eventi ischemici maggiori, dimostra quanto ancora sia necessario fare chiarezza su questa possibile associazione. Analogamente, ulteriori studi sono necessari per chiarire il rapporto tra SARS-Co-2 e emorragie cerebrali, convulsioni, stato di male epilettico, mioclonie, mieliti, convulsioni, sindrome maligna da neurolettici e meningoencefalite, osservati in questi mesi sporadicamente in pazienti Covid-19. Uno studio europeo su pazienti con Covid-19 lieve/moderata ha rilevato una prevalenza di dolori muscolari del 63% mentre studi cinesi hanno evidenziato una maggiore presenza di “danno muscolare”, ossia dolore accompagnato da un rialzo dei livelli serici dell’enzima creatina fosfochinasi (CK), in pazienti critici piuttosto che in soggetti con malattia lieve. Non è esclusa la possibilità che SARS-CoV-2 possa determinare una miosite virale mentre i pazienti in condizioni gravi possono sviluppare una marcata astenia da atrofia delle fibre muscolari o miopatie. Sono infine stati riferiti sporadici casi di poliradicolonevrite, polinevrite e Sindrome di Guillain-Barré. Quest’ultima è stata descritta in cinque soggetti con Covid-19 in Italia settentrionale che presentavano debolezza degli arti inferiori, parestesie, diplegia facciale, atassia, disturbi del sensorio, tetraparesi flaccida o tetraplegia a 5-10 giorni dall’esordio delle manifestazioni cliniche dell’infezione, un quadro clinico trattato con esito positivo secondo i normali protocolli delle polineuropatie autoimmuni post-infettive.

La pandemia da Covid-19 ha senz’altro modificato la pratica clinica anche in ambito neurologico. I pazienti affetti da malattie neurodegenerative, malattie neuromuscolari e neuropatie autoimmuni (Parkinson, demenze, myastenia gravis, sclerosi multipla, neuromielite ottica), oltre ad essere maggiormente a rischio per le complicanze dell’infezione, devono essere protetti dalle potenziali fonti di contagio e monitorati con grande attenzione, tenendo conto delle interazioni tra le terapie croniche cui sono sottoposti e i farmaci utilizzati per combattere il virus. Per concludere, i neurologi dovranno d’ora in poi essere coinvolti i prima linea nel follow-up dei pazienti con Covid-19 anche per valutare la comparsa di conseguenze a lungo termine ed essere preparati, almeno fino allo sviluppo di un vaccino, ad affrontare quotidianamente la diagnosi e il trattamento di manifestazioni di loro competenza all’interno del quadro clinico dell’infezione.


Immagine I: Rappresentazione schematica delle manifestazioni neurologiche di Covid-19 (foto da Appl. Sci. 2020, 10(10), 3641)

Bibliografia

  1. Orsucci D. et al., Neurological features of COVID-19 and their treatment: a review, Drugs Context. 2020 Jun 11; 9:2020-5-1. doi: 10.7573/dic.2020-5-1. eCollection 2020
  2. Whittaker A. et al., Neurological Manifestations of COVID-19: A systematic review and current update, Acta Neurol Scand. 2020 Jul;142(1):14-22.doi: 10.1111/ane.13266. Epub 2020 Jun 2
  3. Ahmad I. et al., Neurological manifestations and complications of COVID-19: A literature review, J Clin Neurosci. 2020 Jul;77:8-12.doi: 10.1016/j.jocn.2020.05.017. Epub 2020 May 6
  4. Needham EJ. et al., Neurological Implications of COVID-19 Infections Neurocrit Care. 2020 Jun;32(3):667-671.doi: 10.1007/s12028-020-00978-4
  5. Leonardi M. et al., Neurological manifestations associated with COVID‑19: a review and a call for action, Journal of Neurology (2020) 267:1573–1576 https://doi.org/10.1007/s00415-020-09896-z
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Piacenza: sei carabinieri arrestati per spaccio

di NICO CATALANO

Un’intera caserma dei carabinieri posta sotto sequestro giudiziario, sei militari che prestavano servizio in quel presidio finiti in manette lo scorso 22 luglio.

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Alex Zanardi…. iniziata la gara più importante

di BARBARA MESSINA

COSTA MASNAGA (Lecco) – “E’ una tigre, ce la farà e da qui – vedrete - verrà fuori in piedi”, dice Jacopo. La camera di Alex è presidiata giorno e notte dai familiari e tutelata dal riserbo che da sempre contraddistingue la famiglia. Villa Beretta è una Clinica di eccellenza riabilitativa della Sanità Lombarda, conosciuta in Europa per la palestra di robotica, insieme alla terapia basata sulla realtà virtuale.

La moglie Daniela e il figlio Niccolò  sono arrivati verso le quattro del pomeriggio, cercando di dribblare i giornalisti che assediano la clinica: “Alex sta come avete letto”, dice la signora  Daniela (riferendosi alle parole del figlio ai colleghi), la compagna  della vita di Zanardi, ha poche parole ma si comprende che gara più lunga è iniziata, ieri è stato il primo giorno di riabilitazione. “Hanno incominciato a lavorare – raccontano dall'entourage del campione, il piccolo e affiatatissimo team composto dai familiari e dai professionisti che erano e sono vicini al campione e che dopo il secondo incidente è diventato un tutt’uno con il pilota bolognese, stringendosi intorno a quell’uomo forte ma anche fragilissimo. Dalla direzione della Clinica lecchese filtra poco, quel che si sa è che sarà un processo lungo, intenso e doloroso. Certamente ci vorranno mesi. Qualcuno, parla di circa un anno. Una cosa però è certa, almeno in una prima fase, delle condizioni di Alex Zanardi, di come il suo corpo risponderà agli stimoli ai quali lo sottoporranno i medici, di quanti e quali saranno i progressi, se si saprà qualcosa sarà soltanto perché le notizie, filtreranno dalle persone più vicine all’atleta. Niente curiosità mediatica. Dai medici non uscirà nulla. “Non ci saranno bollettini quotidiani, non saranno date informazioni e i medici non rilasceranno interviste”, fa sapere la direzione sanitaria dell’ospedale Valduce di Como. Da cui dipende, formalmente, Villa Beretta. Il centro di cura del Lecchese specializzato nella riabilitazione ha ospitato anche Bossi e il comico dei Fichi d’India, colpito da ictus da qualche anno. La struttura nata nel 1946 grazie a un lascito della signora Teresa Beretta, è diventato ospedale tre anni dopo,  l’unità operativa riabilitativa, presente nella struttura è uno dei venti centri italiani specializzati nella cura di pazienti colpiti da gravi disabilità, soprattutto neurologiche, da qui sono passati, da Cossiga a Bossi passando dal presentatore Marco Columbro. L’accordo di “riservatezza” sottoscritto dai vertici dell’ospedale comasco per proteggere Zanardi dalla pressione mediatica alza dunque un muro tra la clinica  e il mondo là fuori.

“Papà ce la farà, io e la mamma gli parliamo” – ha detto ieri Niccolò Zanardi. Parole confermate dai sanitari che ieri  hanno informalmente spiegato che il corpo di Zanardi risponde agli stimoli esterni, come le strette di mano, un primo accenno di feedback, ma che che queste reazioni vanno interpretate nella giusta misura: senza correre, insomma. “Iter del risveglio”. Lo chiamano così. È un percorso lungo, lunghissimo al  quale il personale specializzato di Villa Beretta accompagnerà Zanardi nei prossimi mesi. Da più di dieci giorni il corpo di Alex non è più sedato, si  iniziato il gradualmente risveglio, come prevede il protocollo medico e farmacologico in questi casi. Il trasferimento dal policlinico di Siena a Lecco, è avvenuto per aiutare il cervello di Alex a riaccendersi e i muscoli a riattivarsi. Quale sarà il ruolo del suo entourage e dei familiari in questa partita? Che ruolo avrà la presenza dei familiari? Sicuramente un ruolo importante, spiegano gli specialisti di neurologia, ora, però  decisivo sarà il lavoro di stimolazione neurologica e fisica. Se il paziente risponderà la strada che all’inizio sembra in salita, può lentamente migliorare e portarsi su posizioni più favorevoli e ai risultati sperati. Sentito dai cronisti, Il primario di Villa Beretta ha dichiarato che per pazienti nelle condizioni di Alex la terapia può durare mesi.

Tre le ipotesi in campo che possono determinare nel percorso di ripresa di un paziente come Zanardi: nel il primo: il paziente è completamente passivo, i terapisti allenano il muscolo manualmente, lui non si accorge di nulla. Il secondo: si procede con un elettrostimolatore. Il terzo: il paziente è “parzialmente collaborativo”. Al momento non è prevedibile la risposta del corpo di Zanardi, e nessuno sapere  fin dove ci si possa spingere nel sollecitare il suo fisico, la risposta  potrà  arrivare solo dagli accertamenti a cui il campione è stato sottoposto. Sulla quale vige ovviamente il massimo riserbo. Daniela e Niccolò  sono qui con Alex, in questo piccolo borgo medievale, nel cuore della Brianza. In quella brianza patria dell’autodromo di Monza, gara tanto amata dal campione. Autodromo dove Alex avrebbe nel prossimo autunno per la GT3 a bordo della sua Bmw. Pista dove tutti noi sogniamo di vederlo sfrecciare al più presto. Forza Alex corri per noi la gara più importante.

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Post Covid e mafie: l’altro virus

di FLAVIO DIOGRANDE

La «paralisi economica» provocata dalla pandemia di coronavirus può aprire alle mafie «prospettive di arricchimento ed espansione paragonabili a ritmi di crescita che può offrire solo un contesto post-bellico». La crisi economica e sociale che attraversa il Paese, aggravatasi ulteriormente a seguito dell’emergenza pandemica, può «finire per compromettere l’azione di contenimento sociale che lo Stato, attraverso i propri presidi di assistenza, prevenzione e repressione ha finora, anche se a fatica, garantito», generando problemi di ordine pubblico.

Nella sua relazione semestrale inviata al Parlamento, la Direzione Investigativa Antimafia lancia l’allarme sul fronte delle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale, in un contesto reso particolarmente complicato dallo shock provocato dal virus che ha ridotto ulteriormente le disponibilità di liquidità finanziaria di imprese e cittadini. Le mafie, scrivono gli analisti della Dia, «nella loro versione affaristico-imprenditoriale immettono rilevanti risorse finanziarie, frutto di molteplici attività illecite, nei circuiti legali, infiltrandoli in maniera sensibile» dimostrandosi capaci di «intellegere tempestivamente ogni variazione dell'ordine economico e di trarne il massimo beneficio».

Nel focus dedicato proprio alle conseguenze dell’emergenza pandemica, la Dia mette in guardia dai rischi che si delineano all’orizzonte, prevedendo duplici scenari: «Un primo di breve periodo, in cui le organizzazioni mafiose tenderanno a consolidare sul territorio, specie nelle aree del Sud, il proprio consenso sociale, attraverso forme di assistenzialismo da capitalizzare nelle future competizioni elettorali» e «un secondo scenario, questa volta di medio-lungo periodo, in cui le mafie – specie la ‘ndrangheta – vorranno ancor più stressare il loro ruolo di player, affidabili ed efficaci anche su scala globale. L’economia internazionale avrà bisogno di liquidità ed in questo le cosche andranno a confrontarsi con i mercati, bisognosi di consistenti iniezioni finanziarie».

La semplificazione delle procedure di appalto, avverte la Dia, «potrebbe favorire l’infiltrazione delle mafie negli apparati amministrativi» e per scongiurare tale pericolo invita a replicare «il modello già positivamente sperimentato per il Ponte Morandi di Genova, dove si è raggiunta una perfetta sintesi tra efficacia delle procedure di monitoraggio antimafia e celerità nell’esecuzione dei lavori».

Dunque lo stato di indigenza dei cittadini colpiti dalla crisi legata al Covid porta le mafie a mutare pelle, mirando a un duplice risultato: da un lato offrono servizi di welfare alternativo a quello statale, fornendo «un valido e utile mezzo di sostentamento e punto di riferimento sociale». Dall’altro lavorano per «esacerbare gli animi» in quelle fasce di popolazione che cominciano «a percepire lo stato di povertà a cui stanno andando incontro».

«Non è improbabile – osserva la Dia – che aziende di medie e grandi dimensioni possano essere indotte a sfruttare la generale situazione di difficoltà per estromettere altri antagonisti al momento meno competitivi, facendo leva su capitali mafiosi». E non è improbabile che «altre aziende in difficoltà ricorreranno ai finanziamenti delle cosche”. Tra i settori più appetibili per gli interessi mafiosi vi è certamente quello sanitario, che disporrà di enormi risorse messe disposizione per fronteggiare la diffusione del virus, e quelli del turismo, della ristorazione, senza dimenticare i fondi che verranno erogati per il potenziamento di opere e infrastrutture «anche digitali: la rete viaria, le opere di contenimento del rischio idrogeologico, le reti di collegamento telematico, le opere per la riconversione a una green economy, l’intero ciclo del cemento».

La relazione della Dia dedica un capitolo al problema delle scarcerazioni disposte per alcuni mafiosi, che proprio nelle ultime settimane ha suscitato un vespaio di polemiche, determinando un clima di forte tensione tra politica e magistratura: «Qualsiasi misura di esecuzione della pena alternativa al carcere per i mafiosi rappresenta un vulnus al sistema antimafia», si legge nella relazione della Dia, dato che «l’effetto dell’applicazione di regimi detentivi alternativi a quello carcerario ha indubbi negativi riflessi per una serie di motivazioni. In primo luogo rappresenta senz’altro l’occasione per rinsaldare gli assetti criminali sul territorio, anche attraverso nuovi summit e investiture. Il ‘contatto’ ristabilito può anche portare alla pianificazione di nuove strategie affaristiche (frutto anche di accordi tra soggetti di matrici criminali diverse maturati proprio in carcere) e offrire la possibilità ai capi meno anziani di darsi alla latitanza».

Secondo gli analisti della Dia l’infiltrazione negli enti locali per le organizzazioni criminali «si conferma come irrinunciabile»: perché attraverso i funzionari pubblici le cosche riescono a mettere le mani sulle risorse della pubblica amministrazione e perché consente loro di rendersi «irriconoscibili, di mimetizzare la loro natura mafiosa riuscendo addirittura a farsi ‘apprezzare’ per affidabilità imprenditoriale». Proprio quest’ultima è la «leva» che spinge, soprattutto nelle regioni del Nord, decine di professionisti e imprenditori a proporsi alle cosche. Nel 2019 sono stati sciolti  51 Enti locali, di cui 25 in Calabria, 12 in Sicilia, 8 in Puglia, 5 in Campania e uno in Basilicata. Mai cosi tanti dal 1991, anno di introduzione della normativa sullo scioglimento per mafia degli enti locali.

Se il traffico di stupefacenti resta il settore che garantisce un guadagno maggiore «nel 'paniere' degli investimenti criminali, il gioco rappresenta uno strumento formidabile, prestandosi agevolmente al riciclaggio e garantendo alta redditività: dopo i traffici di stupefacenti è probabilmente il settore che assicura il più elevato ritorno dell'investimento iniziale, a fronte di una minore esposizione al rischio». La «torta» dei giochi (106 miliardi di euro nel 2018 le sole giocate legali) fa gola a tutte le associazioni criminali – Camorra, ‘ndrangheta, mafia, criminalità pugliese – e genera «alleanze funzionali» tra i diversi clan, come testimoniano svariate inchieste. La Dia rileva che il settore dei giochi crea un reticolo di controllo del territorio, senza destare allarme sociale, come nel caso dello spaccio di droga. «La disseminazione dei punti di raccolta scommesse è paragonabile alla rete di pusher di una piazza di spaccio, con l’evidente differenza che i primi raccolgono denaro virtuale – senza destare clamore – immediatamente canalizzato all’estero e quindi più facile da riciclare. I secondi raccolgono somme minime che per essere riciclate nei circuiti legali comportano costi notevoli. Una regolamentazione condivisa a livello europeo, finalizzata a bandire il gioco illegale in tutte le sue forme – evidenzia la relazione – avrebbe molteplici effetti positivi sotto il profilo della tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza urbana, della salute e della collettività, della libertà di attività economica, della protezione delle fasce deboli di consumatori (tra cui i minori) e, non ultimo, sul piano della prevenzione delle ludopatie, fondamentale per contenerne i costi sociali, economici e psicologici derivanti dal gioco d’azzardo, specie se illegale».

nebrodinews.it

 

 

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