Il SudEst

Monday
Sep 28th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home

Parlamentari e Bonus Covid

Parlamentari e Bonus Covid

di NICO CATALANO

Si continua a guardare il dito anziché la luna

 

Leggi tutto...
 

La lunga estate egiziana di Patrick Zaky

di ASIA PISANELLO

È il 7 febbraio di quest’anno quando Patrick George Zaky atterra al Cairo, nella sua terra d’origine, e viene immediatamente arrestato e tenuto bendato per ben 17 ore. Si avranno notizie di lui solo il giorno dopo quando l’Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), l’organizzazione per i diritti umani con cui Patrick collabora, comunicherà cosa gli è accaduto.

Il ragazzo di 28 anni iscritto a un master in studi di genere e sulle donne all’università di Bologna viene trasferito a Mansoura sua città natale, ma invece di ritrovarsi nella sua casa viene confinato in gattabuia.  Su di lui pendeva un mandato d’arresto dal mese di settembre, da quando il governo egiziano aveva iniziato, a sua insaputa, a sorvegliarlo per la pubblicazione di un suo articolo in inglese; il ricercatore egiziano denunciava le violazioni subite nel suo paese dalla comunità Lgbt, i frequenti arresti di persone Lgbt e la rappresaglia avvenuta durante un concerto della band libanese Mashrou’ Leila contro chi aveva esposto bandiere arcobaleno. Zaky coordinava la campagna per supportare le comunità cristiane cacciate dal nord del Sinai e lottava per i diritti di tutte le minoranze oppresse nel suo paese.

I capi d’imputazione per il giovane sono i classici della persecuzione giudiziaria del governo egiziano nei confronti degli oppositori: diffusione di notizie false, istigazione alla violenza e ai crimini terroristici, incitamento alla protesta. Amici, colleghi, familiari hanno iniziato a mobilitarsi e richiedere a gran voce la sua scarcerazione appena appresa la notizia del suo arresto. L’Università di Bologna ha creato un gruppo per seguire la vicenda; Amr Abdelwahab, che ha conosciuto Patrick durante la primavera araba nel 2011, ha lanciato una petizione su Change.org; Amnesty International ha cercato di porre attenzione fin da subito sull’elevato rischio di tortura poiché, nonostante nel 1986 l’Egitto abbia aderito alla Convenzione contro la tortura, il suo sistema giudiziario non esclude la possibilità di estorcere informazioni praticandola.

Risulta infatti che il 28enne, durante gli interrogatori, sia stato sottoposto ripetutamente a scosse elettriche. L’ultima volta che è stato visto era notevolmente dimagrito: ha affrontato il periodo del Covid19 in un ambiente non adatto alle sue condizioni di salute in quanto asmatico. Dal giorno dell’arresto Zaky non ha alcun contatto con i propri familiari se non quelli epistolari; l’ultima telegrafica è quella di giugno in cui lo studente rassicura i suoi di essere in buona salute.

La situazione in Egitto è veramente calda, come testimonia anche il report ufficiale dell’Onu, frutto dell’Esame periodico universale dei Diritti Umani, in cui sono denunciate gravi restrizioni alla libertà: sono quasi 2mila le sparizioni forzate tra il 2013 e il 2018. Nel 2013 in Egitto Al Sisi, attuale presidente, mette in atto un colpo di stato facendo arrestare l’allora presidente Morsi, sospende la Costituzione e istituisce un vero e proprio regime autoritario, che opera un gran controllo sui media, sul mondo della rete, sul processo elettorale. Si stima siano circa 60mila gli oppositori politici arrestati conosciuti come la “Generation Jail”. Patrick Zaky è uno di loro.

La realtà egiziana è ben differente da quella democratica italiana; in questo stato, nella maggioranza dei casi, i cittadini vengono prima portati in carcere e, poi, eventualmente processati. Nell’ultima udienza per il caso Zaky, avvenuta a fine luglio, il tribunale del Cairo, città dove è attualmente detenuto nel carcere di Tora, ha disposto senza alcuna motivazione il rinnovo della sua detenzione per altri 45 giorni.

Un’importante novità sta però nel fatto che l’Egitto ha annunciato una grazia per più di 500 detenuti. Amnesty ha chiesto al governo italiano di fare pressione per accordare a Zaky la grazia. Probabilmente, infatti, il modo migliore per ottenere dei risultati è attraverso l’intensificazione dei rapporti con lo stato egiziano e non con una loro rottura. Tuttavia il nostro governo dovrebbe impegnarsi affinché il detenuto possa avere la possibilità, in futuro, di ritornare nel suo paese d’origine. Questa particolare attenzione è dovuta al fatto che, come spiega Ibrahim Heggi, portavoce europeo del Movimento 6 aprile e collaboratore nelle indagini su Giulio Regeni, il regime adotta spesso una scaltra strategia: gli egiziani vengono arrestati, torturati in carcere e poi graziati dal presidente. Una volta liberi, però, la persecuzione continua perché iniziano le minacce, vengono licenziati, subiscono pestaggi e sono, di conseguenza, costretti ad abbandonare il paese. Il calvario prosegue, inoltre, quando giunge la pesante condanna che non consente loro di poter tornare in patria altrimenti sarebbero, nel migliore dei casi, nuovamente arrestati.

Patrick Zaky nel 2018 dichiarava “Noi ci battiamo per i nostri attivisti, ma anche per Giulio Regeni”. Non dobbiamo smettere di puntare i riflettori su questa vicenda se vogliamo che sia fatta giustizia per Giulio e per tutte quelle persone la cui unica condanna è stata quella di aver avuto il coraggio di portare agli occhi di tutti la verità, il coraggio di denunciare i continui soprusi per porre fine alle quotidiane disuguaglianze. Piuttosto è doveroso continuare a portare avanti le opere di sensibilizzazione ai diritti civili e sociali di attivisti come Patrick, che sono battaglie di tutti i cittadini del mondo. Intanto confidiamo nelle costanti richieste di libertà e giustizia da parte del governo italiano e di quello europeo per il rilascio di Zaky, prigioniero di coscienza.

"L'uomo e la storia: così vicini, così lontani"

di ROSAMARIA FUMAROLA

Molti anni fa un amico medievista scherzando mi disse: "Non è che chi vivesse nel Medioevo sapesse di vivere nel Medioevo..."

Potrebbe apparire una battuta ed invece questa breve frase ci parla di una questione di insuperabile interesse, quella del rapporto tra storia ed individuo. Aldilà infatti della questione specifica e cioè che l'espressione "Medioevo" non nasce in epoca medioevale, ma molto dopo, per indicare quella che si riteneva essere un'età di mezzo, che separava la fine dell' Impero Romano d'Occidente dalla nascita della cosiddetta "Età Moderna", epoche anche queste frutto di convenzione, la constatazione del mio amico racconta sinteticamente un divario, una distanza tra una realtà concreta, che è quella individuale ed una che infondo lo è di meno e cioè quella della storia.

Un uomo qualunque alle prese con problematiche che attengono alla sua sopravvivenza è da queste assorbito, è dunque improbabile che coltivi questioni di interesse più generale e questo è tanto più vero quanto più indietro nel tempo si va. A prescindere però dalle urgenze dettate dal bisogno di sopravvivere, non si può non rilevare come la realtà umana, con le sue relazioni, i suoi adattamenti sia estremamente più ricca, complessa e creativa di quanto non appaiono le soluzioni offerte dalla storia, che sono spesso determinate da decisioni politiche, tanto che si può affermare che gli esseri umani abbiano coraggiosamente tentato di essere liberi e realizzare sé stessi nonostante le stringhe, le limitazioni e gli errori di volta in volta imposti dalla politica. Se è vero che la politica è oggi espressione della volontà delle maggioranze è però vero che i governi rappresentano anche le minoranze, che dunque dissentono dalle politiche governative e sono portatrici di un pensiero critico. Ma le minoranze sono pur sempre gruppi di individui, ciascuno dei quali con un proprio mondo assolutamente originale e non assimilabile ad un altro. E spesso sono le stesse fonti storiche ad attrarre la nostra attenzione su testimonianze che sembrano non appartenere al proprio tempo, a non rappresentarlo affatto, insomma a ben guardare la storia sembra essere fatta più di eccezioni che di narrazioni univoche. Ma allora che cosa è questa storia che si studia sui libri di scuola e perché ci viene narrata come sintesi estrema di complicati fatti umani? Ci sono ragioni didattiche che ne impongono questa forma, ragioni dietro le quali si cela il nostro bisogno di possesso e spesso di potere sulle cose, che accompagna da sempre il modo di procedere della psiche umana, così bisognosa di dominare l'alea degli eventi per acquisire maggiori forza e sicurezza. Sarebbe impossibile infatti un racconto delle vicende, dei pensieri di ciascuno, per quanto comunque interessante e, cosa non trascurabile, vero. Perché infondo solo la storia individuale può essere una storia autentica, quasi impossibile da strumentalizzare. I fatti che ci vengono narrati come storici appiattiscono il reale riducendolo, facendo emergere alla bisogna pochi, se non un modo solo di pensare degli esseri umani di un dato momento in un dato contesto. È ovvio che chi scrive abbia a cuore soprattutto l'universo degli individui, riducibile sempre a bisogni e risposte a quei bisogni e si sa che questi attengono agli istinti, che sono i soli a non poter essere elusi: o hai fame o non ne hai, o hai sete o non ne hai. E dunque i bisogni raccontano la storia concreta dell'uomo, il suo rapporto con ciò che lo circonda ed suo il tentativo di resistere ad esso nel miglior modo possibile. Ci sono ovviamente macro fenomeni che emergono attraverso quella narrazione dei fatti storici a cui siamo abituati e che sono di grande interesse perché rappresentano la storia dell'adattamento dell'uomo. Senza uno sguardo d'insieme a lunghi periodi molte discipline non avrebbero potuto svilupparsi, né offrire gli straordinari contributi scientifici di cui oggi disponiamo per la comprensione dei cambiamenti nel nostro modo di organizzarci e vivere. Tuttavia il cuore dell'uomo, che è sempre lo stesso, non è descritto nei manuali di storia, la sua fatica, il suo dolore non trovano quasi mai posto sui libri di storia e per millenni nemmeno altrove. Delle sue paure ci ha parlato sempre però la religione ad esempio. Tanta letteratura antica di ogni parte del mondo e tanta arte figurativa ci hanno raccontato per secoli non l'uomo, ma il suo rapporto con la divinità. Insomma troviamo l'autenticità umana non tanto nella narrazione che decidiamo di fare di noi stessi, quanto nello specchio che di volta in volta abbiamo usato, senza accorgerci che ha riflesso anche cose sfuggite alla nostra attenzione e che per questo sono autentiche. Non abbiamo infatti pensato che con una mirabile statua antica come l'Apollo del Belvedere non si è solo veicolata la bellezza, come a noi è soprattutto sembrato, ma il bisogno di rappresentare il dio e questo ci racconta qualcosa che non è possibile omettere quando si parla degli esseri umani e cioè il nostro non riuscire a prescindere dal rapporto col sacro. Ecco allora che emerge una storia profonda, il cui peso parla autonomamente e non lascia spazio ad equivoci o interpretazioni. È la storia di ciò che l'uomo, per quanti sforzi faccia porta con sé dalla notte dei tempi e che spesso, parlandoci di altro finisce col raccontare meglio di qualsiasi narratore da lui prescelto.

Leggi tutto...

Ali Ghezawi e il sogno di un Europa che non c’è

di FLAVIO DIOGRANDE

Una storia di indicibile sofferenza, fatta di rifiuti e diritti negati.

 

Leggi tutto...

Obiettivo estate 2020: respirare!

di ASIA PISANELLO

Se qualcuno, un anno fa, ci avesse detto che il must dell’estate 2020 sarebbe stata una mascherina, neanche Billy Walters, uno dei più grandi scommettitori del mondo, ci avrebbe puntato qualcosa. Eppure è proprio così, la mascherina quest’estate è un accessorio immancabile per chiunque. Indubbiamente questa sarà una stagione estiva che ricorderemo per molto tempo, una stagione in cui anche il turismo ha dovuto adattarsi alle misure di prevenzione del Covid19.

Mascherina, distanziamento sociale, divieto di assembramenti: questi i modi di comportamento imposti nel pieno dell’emergenza e che perdurano ad alte temperature. Tuttavia turisti, commercianti e strutture ricettive, non si sono fatti fermare dalle innumerevoli paure e preoccupazioni: la voglia di risollevarsi dopo un buio periodo è stata più forte. Adeguandosi alle nuove normative si è deciso di dare avvio alla stagione estiva che, quest’anno più che mai, è vissuta all’insegna della solidarietà e della valorizzazione dei nostri territori.

Il periodo di lockdown, con le sue limitazioni, ha creato nella popolazione l’esigenza di ricercare luoghi che garantiscono un’aria sana e pulita, il contatto con la natura ritorna quindi prepotentemente come una necessità. Non è un caso se nel 2020, la montagna è tornata in auge come meta di vacanze preferita dagli italiani.

L’Appennino Meridionale, particolarmente quello Silano, soddisfa bene le nuove richieste. Il territorio della Sila, con il suo Parco Nazionale di oltre 70 mila ettari, è senza dubbio una meta interessante per chi volesse intraprendere lunghe passeggiate nei boschi percorrendo i bene organizzati sentieri di montagna. Il Parco possiede al suo interno una grande varietà di flora e di fauna, come per esempio il famoso lupo silano, simbolo del parco stesso e di tutta la zona.

Numerosi sono i boschetti di pino dove potersi fermare per un pic-nic: molto caratteristico è quello nei pressi del lago Cecita, ideale per le famiglie che vogliono godersi la vista del lago e far giocare i bimbi in libertà tra alberi, detti i giganti della Sila, e sorgenti naturali dove potersi dissetare.  Tutto a dieci minuti d’auto dalla rinomata località turistica di Camigliatello.

Questo gioiellino con le case dai tetti spioventi, immerso tra pinete e faggeti a quasi 1300 metri d’altitudine, coniuga passeggiate all’aria aperta con altre nel piccolo centro dove ad ogni angolo si possono degustare i prodotti locali. Sulla tavola non mancheranno mai la Soppressata dolce e piccante, il Capocollo, la ‘Nduja, formaggi come il Caciocavallo, i Bocconcini con la panna, i funghi Porcini, le cipolle rosse di Tropea e tante altre delizie.

I piccoli ruscelli dove capita di trovare delle mucche abbeverarsi, l’ombra delle foglie, il rumore dello scorrere dell’acqua, il muschio sugli alberi che fa da cuscino riescono a rilassare la mente così tanto che sembra facile credere di essere in un luogo paradisiaco.

Purtroppo proprio in questo periodo dell’anno vi sono alcune difficoltà in quanto entrambe le strade statali che raggiungono la località sono chiuse per lavori.  L’unico modo per arrivarci è prendere una vecchia stradina serpeggiante che porta in cima alla montagna di Monte Scuro. Le ulteriori ore di viaggio da sostenere a causa di questi disagi sono però compensate da meravigliose viste panoramiche su boschi e dirupi e dal rapporto con se stessi e con la natura che si ritrova alla fine di questo viaggio.

Leggi tutto...
Pagina 3 di 26