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Otranto Onta o terra alba dei popoli?

Otranto Onta o terra alba dei popoli?

di NICO CATALANO

Quella che sta volgendo al termine, verrà ricordata ai posteri come una strana estate. Una stagione contrassegnata dal caldo afoso, dalle mascherine indossate in spiaggia e dalla paura costante di una nuova ondata di quel terribile virus che invisibile e subdolo, durante la scorsa primavera ha provocato un numero impressionante di ricoveri e lutti. Una probabile pandemia autunnale che favorita da comportamenti estivi così superficiali quanto incivili, purtroppo diffusi in una società sempre più preda dell’edonismo sfrenato, potrebbe provocare tra i suoi funesti effetti un nuovo lock down tanto nefasto da compromettere in maniera definitiva l’economia del nostro sistema Paese, peraltro già da tempo vacillante per diversi aspetti. In questa bella stagione del tutto esaurito registrato nelle varie località turistiche italiane, capita sotto l’ombrellone, di leggere sul quotidiano il Foglio, un articolo a firma di Camillo Langone dal titolo “Otranto Onta” che ha come oggetto proprio la cittadina del sud Salento. Conoscendo la vena provocatoria dell’articolista, non sorprende, ma fa tanto arrabbiare il fatto, che la città di Otranto, venga ingiustamente paragonata dallo stesso, ad una gabbia per criceti o peggio ancora ad un centro di concentramento per turisti. Quello che invece sorprende è l’ironia fuori luogo sull’obbligo di indossare la mascherina, definita nell’articolo, addirittura come un tristissimo oggetto. Riteniamo il dott. Langone persona di intelligenza tale da non fidarsi delle varie teorie complottistiche che definiscono una bufala la presenza del virus. Sminuire la pericolosità del Covid e ridicolizzare le misure che potrebbero rallentare o fermare la sua diffusione, così come già avvenuto in Lombardia nei mesi scorsi con la campagna promozionale “Milano riparte” è un errore che non possiamo più permetterci. Inoltre, identificare Otranto esclusivamente con negozi di paccottiglia o ristoranti lussuosi intitolati a feroci Pascià Saraceni, dove scorrono fiumi di bevande globalizzate, significa continuare a pensare la terra del Salento, solo come un luogo da depredare in una catarsi consumistica, un processo ormai insostenibile che ha prodotto solo cementificazione e desertificazione di quel territorio. Otranto è un simbolo, che va ben oltre l’odierna società dell’avere, rappresenta l’essere, per la bellezza del Barocco delle sue chiese, per l’azzurro del suo cielo, per l’armonia del suo dialetto, per gli occhi delle sue ragazze, per i colori e gli odori dei suoi vicoli. A pochi chilometri da Otranto, in un luogo chiamato Porto Badisco, la leggenda narra che sia sbarcato addirittura Enea, proveniente da quell’Oriente, lontano ma allo stesso tempo vicinissimo. Don Tonino Bello, un grande figlio di quella terra, nato ad Alessano, un paesino del Capo di Leuca, non molto lontano da Otranto, amava definire la Puglia e in particolare il suo Salento, un’arca di pace nel mare Mediterraneo. Ecco, scrivere di Otranto e non citare tutto ciò, è un’operazione intellettualmente disonesta, tanto vale appunto restare a Jesolo e bere Prosecco.

Fonte della foto: personal reporter

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Covid-19 in età pediatrica tra evidenze scientifiche e fake-news

di VINCENZA D'ONGHIA

Il recente abbassamento dell’età media dei soggetti che contraggono l’infezione da SARS-CoV-2 e alcuni drammatici casi come quello della bambina di 5 anni ricoverata in gravi condizioni a Padova, hanno riportato l’attenzione sulla diffusione del virus nella popolazione pediatrica, fattore di cruciale importanza a meno di un mese dall’apertura delle scuole. Negli ultimi mesi si sono susseguite teorie e informazioni contrastanti e incomplete che hanno contribuito al generarsi di confusione e ad un flusso di fake-news, estremamente pericolose nelle mani di ampie fasce di popolazione prive degli strumenti culturali e scientifici per accoglierle con senso critico.

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"Covid 19 e Monte di Pietà, una strada a senso unico"

di ROSAMARIA FUMAROLA

Se ci venisse in mente di fare un viaggio tra le consuetudini inconfessabili o quasi, che da sempre trovano posto nelle nostre città e che non amano essere chiamate  per nome, nascondendosi alla vista dei più (o almeno sforzandosi) non potrebbero non venirci in mente la prostituzione oppure la vendita ed il consumo di sostanze stupefacenti.

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Gli haters attaccano di nuovo: è il turno di Elodie

Gli haters attaccano di nuovo: è il turno di Elodie

di ASIA PINASELLO

Nel mondo odierno, dove la tecnologia accompagna ogni istante della nostra giornata, i social network sono diventati mezzi di cui non si può fare a meno. Sono utilizzati principalmente per continuare a tenere vivi i contatti con persone fisicamente lontane da noi, per condividere con i nostri cari i momenti importanti della vita, ma non solo.

Negli ultimi anni sono divenuti anche un mezzo attraverso il quale ci si confronta su vari temi, un mezzo grazie al quale potersi informare su ciò che succede dall’altra parte del globo. L’informazione, che diviene così facilmente reperibile, spesso perde in questo modo il suo peso specifico e accentua nei fruitori la sensazione di conoscere tutto e alla perfezione. Ecco la nascita dei cosiddetti tuttologi del web. Purtroppo, come nella realtà, anche in quella virtuale, c’è del marcio e accanto ai tuttologi si sviluppa anche un’altra tipologia di “consumatori” dei social: gli haters. Termine inglese per indicare i leoni da tastiera, individui che riversano sul web cattiveria e frustrazioni, infatti nascondersi dietro uno schermo è sempre più facile perché deresponsabilizza.

I recenti insulti ricevuti dalla cantante Elodie sono un esempio lampante di quanto i social possano essere utilizzati come vere e proprie armi ai danni degli altri: come diceva Carlo Levi, “le parole sono pietre”, in questo caso le parole possono essere pallottole. Per questo tutti dovremmo fare molta attenzione a ciò che diciamo e al modo in cui lo diciamo, dovremmo comprendere che le nostre parole, belle o brutte che siano, possono cambiare davvero la vita del prossimo.

Elodie è stata vittima di gravi insulti sessisti e razzisti da parte di alcuni sostenitori del partito della Lega. Infatti, pochi giorni fa, la cantante durante un’intervista rilasciata per il Corriere della Sera, ha affermato che non le piace il modo in cui il partito, con a capo Matteo Salvini, cerca di accalappiare i voti. Riferendosi proprio al leader della Lega lo ha definito un piccolo uomo che scatena odio gratuitamente. Non è la prima volta che la cantante lo considera tale, tempo fa si era detta schifata del Twitter dove Salvini denigrava Sergio Sylvestre. Il cantante di colore aveva intonato l’Inno di Mameli in occasione della finale di Coppa Italia, ma per un brutto scherzo dettato dall’emozione, ha dimenticato una strofa. Il segretario del partito della Lega non ha perso un attimo a riversare sui social tutto il suo dispiacere per l’accaduto, compatendo la sua “povera Italia”.

Se in quell’occasione Elodie era riuscita a sfuggire alle grinfie del Capitano e dei suoi supporter, questa volta è caduta nella trappola, infatti Salvini è stato il primo a cogliere la palla al balzo e rispondere alla cantante, ovviamente tutto tramite social. Il tweet ha dato il via ad una vera e propria shitstorm ai danni di Elodie che ha deciso di pubblicare le offese ricevute. La maggior parte dei commenti sono al limite della decenza, non viene insultata solamente per le sue origini creole da parte di madre ma viene anche insultata come donna, viene accusata di essersi guadagnata la carriera attraverso le sue prestazioni sessuali. Sì perché gli haters non guardano in faccia a nessuno, non importa quale sia il colore della tua pelle, se tu sia uomo o donna, loro colpiscono chi ritengono più debole, indistintamente. Come un vero e proprio branco attaccano la loro preda per ore, per giorni, sputando odio e rabbia. La risposta della cantante è stata semplice, ma pungente: “E noi donne vi mettiamo pure al mondo.”

Sembra assurdo che nel 2020 si debba ancora combattere fortemente per le discriminazioni di genere, è vero che tanto è stato fatto ma tantissimo è ancora da fare. La condizione in cui molte donne si trovano a vivere, le pressioni che la società fa sentire alle donne nella vita, in famiglia, al lavoro, in casa, quando si esce, è un problema che riguarda tutta la società, anche quella occidentale. È infatti paradossale che molti di questi “haters” critichino aspramente la condizione delle donne nel mondo orientale ma poi, a casa loro, agiscono più o meno allo stesso modo: sono i primi ad accusare una donna di fare carriera solo grazie al suo aspetto fisico.

Dovremmo educarci tutti alla tolleranza e all’accettazione di ciò che è diverso da noi. C’è chi, in passato, immaginava il ventunesimo secolo come un’epoca in cui umani e alieni sarebbero convissuti insieme, oggi a noi ciò sembra irrealizzabile. Non riusciamo a convivere nemmeno con la nostra stessa specie, con le altre forme di esseri viventi presenti sul nostro pianeta, come potremmo mai accettare qualcosa di così radicalmente diverso da noi? La strada da fare per costruire un mondo in cui le persone possano vivere davvero in armonia, purtroppo, è ancora tanta e tutta in salita!

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Vergogna, su vergogna: Parlamentari con bonus Inps Covid19... ma attenti a generalizzare

di BARBARA MESSINA

Se giustamente ci si indigna per il bonus richiesto da 5 parlamentari ed ottenuto da 3, sono in molti i Sindaci, gli assessori e i consiglieri dei piccoli Comuni che non vivendo di politica hanno percepito onestamente il bonus, è per questo che bisogna stare molto attenti a non cadere dalla giusta indignazione al populismo.

Ma vediamo i fatti, sono in 5 i parlamentari che avrebbero chiesto il bonus e 3 quelli che l’ avrebbero effettivamente ottenuto dall'Inps. I parlamentari in oggetto infatti, secondo quanto previsto dalla prima stesura della legge, avrebbero avuto diritto ai 600 euro al mese di sostegno per le partite Iva, bonus di cui avevano diritto nonostante lo stipendio da parlamentari di oltre 12 mila euro. Ora però i 5 deputati rischiano però  la «gogna» mediatica e l’addio al loro partito (se va loro bene) e certamente alla politica visto il giusto polverone alzato dalla inchiesta del quotidiano La Repubblica sul caso. La bufera in Parlamento scoppia quando venerdì scorso la direzione centrale “Antifrode, anticorruzione e trasparenza” dell'Inps scopre la stranezza (a quanto pare non vi è irregolarità) e il quotidiano romano la rivela.

Sui social si scatena il solito fiume di ironia e rabbia, che diventa un grido unanime “fuori i nomi”. Nella giornata di lunedì le voci sembrano addensarsi sui parlamentari di tre partiti: i percettori del bonus sarebbero tre leghisti, uno del Movimento 5 stelle e uno di Italia viva ma a quanto sembra al momento siano solo voci. Quel che è certo,  almeno per il momento, è che la sola Italia Viva a minacciare querele a difesa dei suoi e a tutt’oggi i nomi sono ancora Top secret. Si parla anche di un giro di bonus percepiti da Sindaci, Presidennti di Regione, Assessori e Consiglieri. In attesa che qualcuno nome importante si autodenunci, all'orizzonte non ci sono sanzioni né richiami parlamentari,  sono molti i Sindaci, gli assessori e i consiglieri dei piccoli e piccolissimi comuni Italiani che non vivono certamente di politica che senza indugio e senza aspettare ordini di Partito si sono auto denunciati, spiegando che per loro é stata una necessità e non certamente un “surplus” come quello percepito dai 6 in oggetto. Dai partiti decine i commenti di condanna, nessuna “pietà” per i colleghi finto “ bisognosi” Matteo Salvini è il più netto bollando la richiesta come “una vergogna” e diretto ai responsabili auspica: “Chiunque siano, immediata sospensione”. Di certo è un colpa di cui la politica Italia avrebbe fatto a meno. Ad alzare la voce è il Presidente della Camera Roberto Fico che dai social fa sentire tutto il suo disappunto: “È una vergogna, spero, che chiedano scusa e restituiscano quanto percepito” dice, facendo appello ai 5. “È una questione di dignità e opportunità” prosegue, soprattutto perché, “ in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di là di quelli giuridici”. In ballo infatti c'è l'etica e l'opportunità politica, non la legge. I bonus introdotti dai decreti Cura Italia e Rilancio Italia sono stati istituiti per dare una mano a lavoratori autonomi e partite Iva a marzo e aprile, indipendentemente da quanto guadagnano annualmente o dall’effettivo danno provocato dall'emergenza sanitaria. Inizialmente di 600 euro al mese, poi saliti a 1000. La richiesta andava fatta online. Bastava il numero della partita Iva, il codice fiscale, la scelta della propria posizione 'professionale' e fiscale. Nessuna mail di conferma, i solidi arrivavano direttamente nel conto corrente. E la procedura andava fatta solo a marzo. Ad aprile il bonus scattava in automatico. A maggio invece è stato introdotto un tetto: solo per chi poteva dimostrare di aver avuto un calo del fatturato. Così, tra marzo e aprile sono stati erogati quasi 6 miliardi di euro. Il mese dopo si è scesi a 934 milioni. Il tetto insomma ha fatto da argine alle richieste.

Da qui coro di proteste, qui l’indignazione del popolo del web. Pochi ci scherzano su, molti sottolineano l'avidità dei politici e insistono sui nomi. Alcuni leggono la storia come un motivo in più per votare sì alla riforma del taglio dei parlamentari, al centro del referendum del 20 settembre. In ogni caso anche se venissero chieste ufficialmente le identità dei 5 parlamentari, l'Inps non è tenuta a rivelarle. Sono prestazioni legittime e non c'è alcun motivo di richiesta istituzionale che comporti un obbligo di risposta. Nel frattempo la politica condanna e chiede anche le dimissioni dei 5 onorevoli. Lapidario il commento del Segretario Pd che affida a Facebook il commento più telegrafico “Posso dire che è una vera vergogna?”. Categorico invece Luigi Di Maio che in un lungo post non lesina aggettivi: “È vergognoso. È indecente”, dice il Ministro Pentastellato fra i big del Movimento di Beppe Grillo che della lotta alla casta ha fatto la propria bandiera. “ A questo punto per loro, resta una sola cosa da fare: i furbetti, dice Di Maio, abbiano il coraggio di uscire allo scoperto chiedano scusa agli italiani, restituiscano i soldi e si dimettano, se in corpo gli è rimasto ancora un briciolo di pudore”. A dire il vero il dissenso è unanime, critiche non si risparmiano da tutto l’emiciclo oltre alla Lega, sono tutte le opposizioni a dirsi indignate da Giorgia Meloni che a nome di Fratelli d'Italia chiede ai deputati “innocenti” di autoescludersi e rivelarsi sui social usando l'hashtag #Bonus Inps io no!. La capogruppo alla Camera di Forza Italia, Mariastella Gelmini, però, unica fuori dal coro, punta il dito anche contro il governo affermando: “Potrebbe scrivere meglio le leggi per evitare simili storture”.

Dopo che anche l’ultimo veto dato dalla protezione dei dati è caduto con l’autorizzazione del Garante della Privacy alla pubblicazione dei dati ora si spera che l’INPS pubblichi finalmente i nomi dei furbetti, sempre che, si affrettano a dire i vertici dell’Ente, dalla Camera dei Deputati, arrivi una richiesta formale.... ma questa è un’altra pagina di questo pietoso teatrino tutto italiano.


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