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Italia maglia nera Europea per il blocco dell’ascensore sociale

Italia maglia nera Europea per il blocco dell’ascensore sociale

di NICO CATALANO

Secondo i dati ultimamente elaborati dall’Istat e pubblicati dallo stesso istituto di statistica qualche settimana fa, risulta in crescita esponenziale il numero dei nostri concittadini che vivono in condizione di povertà assoluta, cioè in uno stato di deprivazione tale da non potersi permettersi le cure mediche ma anche di affrontare la spesa mensile per usufruire di un’abitazione dignitosa, nonché quella giornaliera per accedere ad un’alimentazione adeguata, infatti in Italia i poveri nel 2017 avrebbero toccato la ragguardevole cifra di oltre cinque milioni di individui, sicuramente il valore più alto registrato dal 2005 ad oggi.

A questo record negativo tutto italiano, purtroppo se ne aggiunge un altro di primato, preoccupante quanto il primo, ovvero quello della diffusa e marcata immobilità sociale, cioè come la posizione che un individuo occupa oggi nella società dipende dal luogo o dallo stato sociale della famiglia di provenienza e non dalla meritocrazia, in soldoni nel nostro Paese al novanta per cento chi nasce figlio di un operaio farà in seguito l’operaio mentre invece chi viene al mondo in una famiglia di docenti, ha buone probabilità di diventare in futuro un docente;

un fenomeno questo che rappresenta un’eccezione poco esaltante nell’ambito dell’Unione Europea, infatti secondo i dati raccolti dal più grande database sulla mobilità sociale nel mondo, costruito dalla Banca mondiale e illustrato nel rapporto “Fair Progress” che si avvale peraltro della preziosa collaborazione dal Dipartimento di Economia e Finanza dell’Università degli Studi di Bari, nel nostro Paese, da qualche tempo si è inceppato il funzionamento dell’ascensore sociale, difatti nel 2017 si è registrata  la presenza di circa la metà del reddito percepito dai figli determinato da quanto percepiscono o hanno percepito nel tempo i loro genitori, questa posizione economica dei figli risulta conseguente a quella della famiglia di provenienza così come anche correlata allo stato benessere di una generazione rispetto alla precedente.

Sicuramente la maglia nera che detiene l’Italia, in merito alla presenza di una scarsa mobilità sociale, dipende sia dal grave momento di stagnazione economica che ha colpito il mondo intero dopo la crisi del 2008 ed in particolare il nostro Paese, che ha subito successivamente anche l’effetto delle politiche di austerità dettate dall’Europa che hanno decretato l’ulteriore “colpo di grazia” alla nostra economia, è infatti indubbio che in periodi caratterizzati da una forte crescita economica, si registrano visibili scalate di benessere da una generazione all’altra, con i figli o i nipoti migliorare facilmente lo status di genitori e nonni, così come è avvenuto in Europa e in Italia nell’immediato dopoguerra e con il boom  economico degli anni sessanta, mentre avviene esattamente il contrario durante i periodi caratterizzati invece dagli effetti infausti di una crisi economica;

oggi nel nostro Paese, si registra accanto al blocco dell’ascensore sociale, anche il conseguente altissimo livello di diseguaglianza “relativa” delle opportunità, ossia di quelle diseguaglianze che derivano esclusivamente dalle origini dei cittadini, con i figli dei poveri che rischiano di essere sempre più poveri a prescindere dal titolo di studio posseduto.

Il tema della scarsa mobilità italiana dell’ascensore sociale è uno degli argomenti che dopo la pausa estiva e il giusto periodo di apprendistato che si concede ad un nuovo esecutivo, ha il dovere di occuparsi il governo Conte, lasciando perdere le mance e le mancette ma implementando politiche che mirano alla crescita strutturale della nostra economia, magari anteponendo la concretezza alla propaganda fine a sé stessa.

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