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Ex Ilva, il vero problema è la tempesta di vento

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di FLAVIO DIOGRANDE

Ha scritto Fëdor Dostoevskij: «Quando un uomo ha grossi problemi dovrebbe rivolgersi ad un bambino; sono loro, in un modo o nell'altro, a possedere il sogno e la libertà».

Proviamo dunque a rivolgerci a un bambino a cui però qualcuno deve aver rubato il sogno e la libertà, come accade a Taranto, periferia trascurata di un Paese che naviga a vista, senza grandi pretese.

A Taranto i sogni appartengono a un futuro che non arriva mai e la libertà ha un sapore preconfezionato. È questo il dramma di una città soggiogata dal santificato sviluppo industriale che ha permeato il capoluogo di Provincia di una strana atmosfera, avvelenando stagioni e profumi, limitando aspirazioni e opportunità.

Per questo grosso problema ci si rivolga dunque a un bambino, immaginandolo con gli occhi del colore del mare e lo sguardo rivolto al cielo coperto da una nube rossastra, come quella che si è sollevata sabato scorso dal siderurgico a seguito di una tromba d’aria, riversandosi sui quartieri cittadini di Tamburi e Paolo VI.

Per questo grosso problema ci si rivolga a un bambino, mentre l'amministrazione comunale, attraverso un esposto depositato alla Procura di Taranto, chiede all'autorità giudiziaria di fare chiarezza su quanto accaduto la scorsa settimana. Quali parole potrebbero venirci in soccorso per giustificare dinanzi a quegli occhi del colore del mare ciò che accade ormai con disgraziata frequenza nella città dei due mari? Mentire, per nascondere o minimizzare gli effetti nefasti generati dalla sfrenata corsa al profitto che non guarda in faccia niente e nessuno, salute e lavoro, vita e pane. Per questo grosso problema, ci si rivolga a un bambino spiegandogli che, tutto sommato, non va così male se una coltre di polvere minerale e ferrosa sovrasta il centro urbano, annerendo le flebili speranze di una città in perenne attesa. Non va così male se il diritto allo studio è amputato ogniqualvolta avverse condizioni meteorologiche impongono prudenza e clausura, scuole chiuse e finestre sbarrate perché fuori c’è la puzza di un virus senza vaccino.

Ci si rivolga al bambino per iniziarlo alle pratiche e agli usi degli adulti incravattati che giocano a fare i politici, promettendo dinanzi a folle adornati impegno e cambiamenti al modico prezzo di una manciata di voti. Prima o poi, questo è certo, il cittadino dimentica e tutto torna come prima, in attesa di nuove promesse e fisionomie diverse. Per questo grosso problema ci si rivolga a un bambino, partendo da un punto scelto a caso in questa triste storia: le retromarce pentastellate, i proclami, i ricorsi e le sfide del Sindaco e del Presidente di turno, l’immobilismo complice di ciò che tanti chiamano centrosinistra, le commissioni valutatrici, gli investimenti finanziari del partito del Nord nel gruppo franco-indiano, la sicumera renziana e gli scudi penali, l’impatto ambientale e il ricatto occupazionale, i finanziamenti ai partiti amici, i licenziamenti per cause che giuste non sono, le denunce di cittadini e associazioni e le indagini della Procura, il cortocircuito tra lavoratori e città innescato dai vecchi padroni nel luglio del 2012, le minacce di Arcelor-Mittal, le incompiute opere di ambientalizzazione, le inutili coperture dei parchi minerali, il disorientamento e la stanchezza della cittadinanza, il lavoro degli operai coi loro scioperi e i loro silenzi, le morti tragiche di ragazzi come pugni in faccia nel bel mezzo di una finta quiete. C’è tutto questo e molto altro da spiegare a quegli occhi colorati come l’acqua del mare, che sabato guardavano in alto, verso un cielo vestito con la polvere tossica delle parole in eccesso, che prima sono frastuono e poi diventano fastidio, amarezza. Come le recenti parole dell’Ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli, la quale rispondendo ad una considerazione di Bruno Vespa che aveva detto di aver visto la stessa Morselli «innamorata dell'acciaieria», ha ammesso che è una considerazione «molto vicino alla realtà. Credo - ha aggiunto l’Amministratore Delegato di ArcelorMittal Italia - che dobbiamo essere tutti orgogliosi di questo impianto, il più bell'impianto d'Europa, il più moderno, il più potente, tutti ce lo invidiano. E credo che sia un privilegio essere a lavorare lì». Alla donna innamorata dell’acciaieria, ha risposto attraverso una lettera aperta Carla Lucarelli, fondatrice dell’Associazione “Giorgio Forever” e mamma di Giorgio, il 15enne di Taranto morto a causa di un male incurabile: «Lei ci vede una fabbrica moderna? – ha scritto la mamma di Giorgio -. Noi che ci viviamo ci vediamo una fabbrica di morte, una fabbrica che devasta la vita sia di chi ci lavora e sia di chi per scelte personali non ci ha mai voluto avere a che fare. Una fabbrica che distrugge ogni potenziale altro lavoro e un territorio intero. La invito un giorno a casa mia a sentire quel vuoto che è capace di produrre la sua moderna e potente fabbrica di cui va tanto orgogliosa».

Per questo grosso problema, dunque, ci si rivolga a un bambino con lo sguardo rivolto al cielo, spiegandogli furbescamente che un motivo c’è, se oggi non può più contare sul sogno e sulla libertà: il vero problema è la tempesta di vento, passata la quale tutto torna come prima e l’uomo riparte tra un salvifico oblio e un tedioso frastuono.

Foto: www.fanpage.it