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Cultura

In Puglia la cultura è di serie A o B?

In Puglia la cultura è di serie A o B?

di MARIA DEL ROSSO

La pandemia ha provocato il blocco del mondo della cultura e dello spettacolo per il periodo della quarantena e ancora oggi molti artisti non hanno  avuto l’opportunità di lavorare con la propria arte nonostante fosse terminato il lockdown.

Forse figli di un Dio minore o in mancanza di raccomandazioni politiche e di santi in Paradiso, molti artisti sono costretti a mettere da parte il proprio sapere e il proprio talento per creare altri spazi e a reinventarsi pur  di lavorare.

Negli ultimi tempi abbiamo notato che la cultura di qualità è considerata di serie B, costretta a sacrificarsi per la movida e per le discoteche.

In Puglia c’ è un dibattito acceso per l’annullamento del tour itinerante de “La Notte della Taranta”, il concertone finale a porte chiuse e il concerto del dj francese, Bob Sinclar, nel cuore della movida gallipolina, evento confermato dalla Prefettura di Lecce, una manifestazione che ha visto assembramenti e folla di giovani riempire la discoteca senza mascherine e senza distanza sociale. Movida si e cultura popolare no. In molti hanno urlato al complotto e

all’ indifferenza delle Istituzioni nel fronteggiare l’emergenza Coronavirus nei locali, nei pub e nei centri di aggregazione in cui i giovani si sballano cedendo all’ alcol e al divertimento senza cultura.

La polemica dimostra che è in atto un vero e proprio attacco alla cultura, agli operatori e agli artisti che ogni giorno con tanti sacrifici offrono nuovi sguardi sul mondo mediante la musica, la lettura, l’arte, la danza, il teatro e il cinema.

L’ esercizio del pensiero critico e la  libertà di fare arte è sempre più difficile in Italia che considera la cultura anche nel periodo della pandemia di serie B, non essenziale alla crescita economica e sociale del Paese in favore della movida  offerta dai club e dalle discoteche.

Le nuove generazioni  sono state considerate da sempre “gioventù bruciata” dagli adulti, i quali sono responsabili del degrado culturale del nostro Paese.

Una società che offre ai  giovani  solo il divertimento dello sballo, creato dalle chiacchiere da bar, dal fumo, dall’ alcol e dalla droga, promosso da una politica inesistente che alimenta l’ odio verso i poveri mediante i venti di guerra che soffiano sui popoli dell’ Oriente e sui fratelli marocchini che attraversano sui barconi il Mar Mediterraneo tra dolori e speranza, guerra e fame nell’ indifferenza dell’ Occidente.

La cultura, come affermava Pasolini, è un’esperienza che nasce dentro noi stessi, nella nostra anima e fa rinascere a nuova vita :

“Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire  dentro,  sentirai formarsi  dentro di te quell’ esperienza speciale che è la cultura”.

Oggi più che mai la nostra società deve porre al centro del discorso  politico l’educazione, l’ istruzione, il lavoro, tematiche da troppo tempo dimenticate da molti politici che dovrebbero  occuparsi del bene comune e dei bisogni dei cittadini.

Un  Paese senza cultura, è senza memoria, sintomo di imbarbarimento e di perdita di valori e di memoria.

Durante il governo regionale guidato da Nichi Vendola, la Puglia ha vissuto la sua primavera, la sua rinascita, offrendo a molti giovani pugliesi mediante il progetto “Bollenti spiriti” di Guglielmo Minervini, l’ opportunità di ritornare a vivere, a studiare e a lavorare in Puglia creando tante realtà, fresche, meritocratiche e competenti  che hanno portato al successo culturale pugliese.

È oramai lontana la primavera pugliese che molti giovani guardano con nostalgia e con emozione per la buona politica che ha garantito lo sviluppo sociale, culturale, economico e turistico della nostra Regione Puglia.

La Puglia è una terra del Sud Italia che si è riscattata attraverso l’ arte e i tanti talenti che si sono affermati nel settore del cinema, del teatro, della letteratura.

I tempi sono cambiati, divenuti  nel corso del tempo più bui e inquieti tra Covid-19 e poche prospettive sicure per i giovani meridionali che  sperano nei concorsi pubblici per un buon posto di lavoro per la vita.

Oggigiorno i ragazzi del Sud si  trasferiscono sempre più  nel Nord Italia e

all’ estero, complice la crisi economica e  lo Stato  indifferente alla questione meridionale, una terra minacciata sempre più  da un presente precario e da un futuro incerto  per le nuove generazioni, le quali non sono sostenute e incoraggiate  ad esprimere i propri talenti e a trasformare la propria passione in un vero e proprio lavoro.

Gli scenari futuri si prospettano allarmanti per i giovani con l’unico destino che saranno costretti ad accettare pur di realizzare i propri sogni: l’emigrazione in terre straniere proprio come hanno vissuto i nostri cari nonni nel ‘900 per cercare la propria dignità in America, in Argentina, in Svizzera, in Germania, lontani dagli affetti e dalla terra natale.

È giunto il momento che la politica faccia la sua parte, ha il dovere di schierarsi in difesa del bene comune e porre al centro del dibattito l’essere umano, i cittadini e la visione di comunità, il futuro, la vita del nostro Sud, da troppo tempo dimenticato dalle agende politiche del governo nazionale che non attribuisce la giusta importanza al meridione e alla cultura.

In questi tempi difficili nei quali viviamo tocca  a noi giovani  costruire la speranza e far germogliare i semi della rinascita  per questa terra che necessita di essere protetta dai ladri  di sogni.

E come canta il maestro Roberto Vecchioni: “Sogna, ragazzo sogna, non lasciarlo solo contro questo mondo, non lasciarlo andare sogna fino in fondo”.

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