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Roberto Saviano a "Il libro possibile"

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di LEONARDO DONVITO

Sabato 8 luglio alla sedicesima edizione de “Il libro possibile” è intervenuto lo scrittore Roberto Saviano a Polignano a Mare in piazza Aldo Moro, per presentare il suo nuovo libro “La paranza dei bambini”.

Fra i temi trattati dal celebre scrittore ed intellettuale campano, tuttavia, non c’è stato solo quello della criminalità organizzata, contenuto nel suo libro, ma anche quello dell’immigrazione, il valore dei libri, la moda, l’indifferenza. Insomma, la sfida ad essere complessi, più che semplicistici, di fronte alla realtà ed alle sue diverse ed appunto complesse sfaccettature. Non facile sintetizzare le affermazioni di Saviano, ma di lui hanno sicuramente colpito delle caratteristiche: innanzitutto il grande carisma, poi l’abilità di sapere spaziare fra moltissimi argomenti, com’è responsabilità di un intellettuale del suo livello. Saviano era stato presente a “Il libro possibile” già altre due volte, di cui la prima ben undici anni fa. Sono cambiate molte cose da quel momento, la sua popolarità è indubbiamente cresciuta, ma il suo messaggio è rimasto probabilmente invariato, cioè l’attenzione verso la realtà che ci circonda: che si tratti del crimine, o delle armi mandate in Africa dal governo italiano, Saviano ci invita a non fermarci mai alla superficie dei problemi, ma a cercare di sondarli in profondità, magari dissentendo proprio da lui ma sempre con valide argomentazioni e mai per partito preso. Un altro aspetto, magari in prima apparenza marginale, che ha fortemente impressionato, è il valore che Roberto Saviano dà alla vita, e da questo si può capire come lui sia contrapposto alle logiche di giovanissimi criminali, per cui chi muore giovanissimo è destinato ad entrare nella leggenda. Ma in realtà la colpa di questo “modus vivendi” è individuato dallo scrittore in altri sistemi perversi, quelli sociali, per cui la nostra generazione è costretta a vivere senza un orizzonte,  soprattutto per chi vive al Sud. Sorge quindi spontanea una domanda nell’ascoltare Saviano esporre questi problemi: ma perché lo fa? Proprio in questa serata l’autore ha dato una risposta: l’amore per il suo Paese, la voglia di raccontarlo e poterlo rinnovare. Può affermarsi senza dubbio che con personaggi come Roberto Saviano possa dirsi ripreso il periodo dell’intellettuale impegnato, un periodo che si era interrotto con un altro grande giornalista italiano ed ostile al crimine organizzato, ovvero Leonardo Sciascia. È molto più frequente il confronto con Pasolini, ma probabilmente l’attività di Saviano può essere meglio accostata a quella di Sciascia, proprio perché anche lui fu autore di bellissimi romanzi in cui denunciava il malaffare italiano, ma sempre per il bene dell’Italia onesta che Saviano ha detto di amare. Infine come ultimo messaggio della serata, ovvero dare valore e tempo ai libri, Saviano ha citato Wisława Szymborska e ricordato Umberto Eco, il quale aiutò il giovane scrittore in un momento difficile. La serata è stata davvero molto interessante.