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Home Cultura Cultura Libertà e disobbedienza di fronte all’autoritarismo nella poesia di Giorgio Caproni

Libertà e disobbedienza di fronte all’autoritarismo nella poesia di Giorgio Caproni

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di MARIAPIA METALLO

 

“Non ho mai fatto il poeta di professione. Non ho mai capito come lo si possa fare,

 

 

giacché ho sempre pensato che l’esser poeti sia, prima di tutto, una qualità quasi fisiologica… Non ho segreti di mestiere da svelare, perché per la poesia non ce ne sono, e ognuno sceglie gli strumenti che gli tornano meglio.
Poesia significa in primo luogo libertà: libertà e disobbedienza di fronte a ogni forma di sopraffazione o di annullamento della persona; di fronte a ogni forma di irreggimentazione o, peggio, di massificazione.
Il poeta è un minatore: va giù nelle viscere dell’io e, miracolosamente, torna alla superficie con poche, lucenti, pepite”. Giorgio Caproni, dal discorso tenuto all'Università di Urbino nel 1984


Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.


"Res amissa" contiene veramente la ragione ultima della poesia di Caproni, poiché la poesia stessa è divenuta, per il vecchio poeta, la "res amissa" in cui è impossibile distinguere fra natura e grazia, abito e dono, possesso ed espropriazione. In bilico, in una sorta di mimica trascendentale, raggiunge un puntoal di là del proprio e dell'improprio, della salvezza e della rovina. Questa è l'eredità che Caproni lascia alla poesia italiana, e che nessuno permetterà di eludere. Come un animale che abbia subito una mutazione che lo porta al di fuori dei limiti della specie, senza che sia possibile assegnarlo ad alcun altro phylon, né sapere se riuscirà mai a trasmettere ad altri la sua mutazione, la poesia, a un tempo irriconoscibile e troppo familiare, si è fatta ora per noi definitivamente res amissa. Possiamo dire che qui qualcosa finisce per sempre e qualcosa ha inizio.