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Bàrbaros

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di MARIAPIA METALLO

Il greco bárbaros, passato nel corso dei secoli a gran parte delle lingue occidentali,


non è in origine che una definizione di carattere linguistico, fondata sulla resa onomatopeica del ‘balbettio’ cui si riduceva, agli orecchi dei Greci, la parlata delle genti straniere. Solo una lunga e complessa evoluzione semantica, determinata da precise vicende storiche e culturali che travalicano i confini della storia antica, ha sovraccaricato di valori ben più ampi e impegnativi la nozione di ‘barbaro’, finendo per strutturare un sistema di opposizioni binarie, dal marcato carattere polare, a sua volta disponibile a diverse valorizzazioni in termini positivi e negativi. Si realizza così, attraverso la nozione di ‘barbaro’, uno dei casi più vistosi di quella opposizione fra ‘cultura’ e ‘non cultura’ che l’antropologia contemporanea ha riconosciuto come un elemento fondamentale di ogni identità culturale: ‘noi’ contro ‘loro’, l’identico contro il diverso, la ‘cultura’ – appunto – contro tutto ciò che le è estraneo dal punto di vista della cultura stessa (e perciò classificato come ‘non cultura’, piuttosto che come diversa e ugualmente legittima cultura), costituiscono altrettante polarità necessarie alla definizione della propria identità sociale, benché spesso ciò comporti una condanna o un rifiuto totale dell’altro. L’opposizione fra Greci e Barbari rappresenta il modello di un’antitesi destinata a riprodursi, sotto diverse forme, in larga parte della storia occidentale, prendendo spesso l’aspetto di una contrapposizione radicale fra Occidente e Oriente.

Studi recenti hanno tuttavia dimostrato che tale opposizione non sembra essere originaria nella mentalità ellenica: al contrario, la Grecia più arcaica appare priva di quei caratteri che avrebbero potuto alimentare una compatta contrapposizione ai Barbari in quanto non-Greci.

Successivamente ai Barbari vengono così attribuite una serie di caratteristiche fondamentali che comprendono una diffusa anomalia in termini etici e una congenita propensione a comportamenti perversi e inumani (l’incesto, l’antropofagia, ogni sorta si sfrenatezza alimentare o sessuale); un carattere naturalmente sleale, doppio, infido, facile al raggiro e alla menzogna; un’indole sanguinaria e del tutto irrispettosa dei più elementari tratti della civilizzazione.

Nel corso dei secoli, una così elaborata eppur schematica tassonomia etnica conoscerà diverse e sorprendenti riedizioni: ‘Barbari’ nel senso anzidetto saranno i Greci agli occhi dei Romani, i Romani agli occhi dei Barbari germani (e prima ancora i Barbari germani agli occhi dei Romani), i Barbari del sud (Goti, Vandali, ecc.) agli occhi dei Barbari del nord (Franchi), o i Barbari dell’Est (gli Unni, gli Avari, i Bulgari, ecc.) agli occhi dei Barbari dell’Ovest; e ancora i Cristiani agli occhi dei Romani, e viceversa i pagani e gli Ebrei agli occhi dei Cristiani; i Musulmani agli occhi degli Europei, gli Indiani dell’Est e dell’Ovest agli occhi dei teorici del colonialismo moderno, gli Ebrei agli occhi dei Nazisti, e così via attraverso ogni forma di teoria apertamente o segretamente razzistica. È facile scoprire oggi, nella diffusa contrapposizione dell’Occidente ai suoi ‘nemici’, una riedizione dei topoi e dei clichés elaborati per la prima volta nella contrapposizione fra Greci e Barbari.