Il SudEst

Saturday
Nov 18th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Cultura Cultura Antica Roma – Gli imperatori adottivi: Nerva

Antica Roma – Gli imperatori adottivi: Nerva

Email Stampa PDF

di MARIA PACE

Il passaggio dal Principato all’Impero fu un ponte osteggiato e breve di cui Nerva fu il punto di congiunzione.

Alcuni aspetti, durante il Principato, ne fissarono il carattere assolutamente eccezionale ed esorbitante, costituito da quel potere imperiale che portò alla cosiddetta teoria della “cesarite”,  favorita anche dall’ambiguità di un potere assoluto nascosto dietro una facciata repubblicana.

Prima fra gli altri fu l’aspirazione alla Consecratio, ossia la Divinizzazione. L’apoteosi di questi uomini, infatti, era un vero atto politico attuato dai loro successori attraverso uno specifico rituale.  Si procedeva creando un’immagine di cera del Princes e la si esponeva al pubblico per qualche tempo; alla fine, attraverso il fuoco di una pira, su cui veniva  adagiato il simulacro, lo si faceva “ascendere al cielo”.

La tradizione ebbe inizio a seguito della dichiarazione del Senato della Consecratio in favore di Giulio Cesare, la cui morte aveva profondamente scosso il popolo. .

Anche ad Augusto, 58 anni dopo, furono tributati gli stessi onori, fornendo, così, un modello agli imperatori a seguire.  In  questo modo si  associava il Princes in carica al predecessore quale suo erede, anche in mancanza di parentela.

In alcuni casi,  come Otone, Vitellio… il cui il ricordo   non era gradito al popolo e al successore,  scattava la  Damnatio maemoriae, come nel caso di Domiziano, il quale, in vita, aveva preteso addirittura di farsi chiamare Dominus et Deus. A quelli che, dopo la morte venivano divinizzati, era riconosciuto l'appellativo di divus, titolo che precedeva tutti i loro nomi.

Altro punto da sottolineare è la persecuzione nei confronti dei cristiani ad opera di Nerone prima e Domiziano dopo. Nel caso di Nerone, il triste fenomeno fu la reazione all’accusa, peraltro infondata, d’essere lui l’incendiario di Roma. Non riuscendo a trovare altri colpevoli su cui scaricare le accuse, Nerone trovò in coloro che professavano questa nuovo credo, i colpevoli ideali.  La repressione fu violenta, spietata e crudele.  Diversa, invece, quella di Domiziano,  da considerarsi più una serie di provvedimenti penali nei confronti di coloro che professavano questa religione, piuttosto che di una vera e propria persecuzione.  Questo perché, oltre che statista popolare vicino alle classi  più deboli,  Domiziano fu tradizionalista e  buon  osservante  della propria religione,  nonostante  alcuni tentativi di orientalizzazione.

Importante  , invece, il processo di   Gesù sotto  l’imperatore Tiberio. Arrestato nei primi giorni del 33 ,  il Cristo fu condotto davanti al Sinedrio, processato e condannato. Il Sinedrio, però, non aveva facoltà di emettere sentenze di condanna. Nessun tribunale o potere giudaico poteva emettere sentenze capitali. Gesù fu, dunque inviato da Pilato, Procuratore romano e sappiamo come finì.

Un aspetto rimarchevole fu di certo la concentrazione dei poteri nelle mani di una sola persona. Attraverso  il conferimento dell’Imperium proconsulare maius, si  elevava il Princes su tutti i capi militari e gli si concedeva il Comando Supremo su tutto l’Impero. La potestas tribunizia, d’altra pare, gli garantiva il potere sul Senato e gli riconosceva la carica di Pontefice  Massimo. Ed  ecco che si concentravano nelle mani del Princes tutti e tre i poteri: civile, militare, religioso.

Altro aspetto degno di nota fu certamente l’istituzione della Guardia Personale del Princes: I Pretoriani, ossia il braccio armato del potere, così potente da aver avuto più volte nelle mani le sorti del Princes e, di conseguenza, dell’Impero. Come nel caso di Claudio .

Altro aspetto da rilevare fu senza dubbio l’edilizia imperiale. A cominciare dal quartiere  del Campo Marzio, fatto costruire da Augusto, un complesso di monumenti tra cui l’Ara Pacis.

Si passa a Tiberio ed alle sue varie dimore: Capri e le splendide Terme, la sontuosa villa di Sperlonga  con la suggestiva sala estiva dei banchetti, antistante la grotta, ricca di meravigliose statue e gruppi scultorei.

E come non citare  la Domus Aurea, una dimora  degna di un imperatore, secondo i disegni di Nerone. Un progetto, però, che non dispiaceva ai romani, dal momento che  fu ripreso dai suoi  successori.

La Domus Aurea:

Unaque iam tota stabat in urbe domus” come disse Marziale. (La sola casa occupava tutta la città).)

Immensa e magnifica,  luccicante di ori e pietre vitree.

Quanto ai tre Princes che in quell’anno fatidico si disputarono il potere, di loro non si può dire altro che furono delle meteore dalla debole personalità: Galba, vecchio  pigro, Otone, libertino festaiolo  e Vitellio,   gaudente parassita.

La caduta di Domiziano segnò la fine di un periodo travagliato ed incerto e la scelta, non casuale, del suo successore, nella persona di Cocceio Nerva,   determinò l’apertura di un nuova epoca e di un nuovo criterio di successione : l’Adozione  e gli Imperatori Adottivi.

Ma chi era  Marco Cocceio Nerva?

Non sappiamo molto di lui e della sua vita, sia privata che pubblica, e quel che sappiamo ci viene non da scritti, ma da immagini: monete, moltissime monete, con l’immagine dell’imperatore,  e numerose statue.

Marco Cocceio Nerva, insigne giurista,  nacque a Narni,  nella terra di Narnia in provincia di Terni, colonia romana, l’8 novembre del 30 dell’era cristiana, da  Cocceio Nerva, famoso giureconsulto, e Sergia Plautilla, figlia del console Popilio Lena.

Fu grande amico di Vespasiano, da cui ebbe la nomina di generale e governatore della Mauretania.

Contrariamente a quasi tutti quelli che lo avevano preceduto, Nerva non seguì alcun  Cursus Honorum, ossia una vera carriera politica. Ciò nonostante,  ricoprì la carica di Console sia sotto Vespasiano che suo figlio Domiziano, nonché,annoverato fra i membro della corte imperiale di Nerone, sotto il quale servì come Pretore ed ebbe onori trionfali.

Cocceio Nerva, però, fu anche l’ultimo sovrano di famiglia italica a guidare l’impero.

L'impero era ad una svolta; le conquiste territoriali erano consolidate e lo stesso Domiziano aveva aggiunto qualche territorio, ma il metodo di governo non riusciva a soddisfar i romani.  Intellettuali ed aristocrazia, soprattutto l’aristocrazia senatoriale, auspicavano ancora ad un ritorno all'antica Repubblica. Tra questi nostalgici si distingueva lo storico Tacito, il quale, peraltro, ricoprì la carica di console proprio sotto Nerva.

L’opinione pubblica non gradiva la successione per diritto di sangue, dopo gli esempi di Caligola, Nerone e lo stesso Domiziano e così una congiura segreta vide coalizzate alcune persone… un numero ristretto di persone… per eliminare il figlio minore di Vespasiano. Non fu impresa facile, a causa dell’atmosfera di sospetto che regnava a Palazzo, dove fu ordita la congiura. Si cercava un successore, ma si ottenevano solo rifiuti, temendo una trappola. Finalmente si raggiunse una intesa e Nerva, senza figli e già avanti negli anni, acconsentì a diventare il successore di Domiziano.

Di carattere mite e prudente, Cocceio Nerva godeva di grande considerazione presso il Senato,non essendo militare di carriera, e al momento della nomina, ebbe il parere favorevole di tutti e tre i ceti che componevano il Senato: Senatorio, Equetre e Plebeo.

Proclamato Imperatore  nel settembre del 96,  restò a capo dell’Impero per soli  16 mesi, ma furono  16  mesi  di governo illuminato, di pace e libertà che, secondo Tacito, dette inizio ad un secolo poi considerato d'oro.

Come primo provvedimento, Nerva abolì i processi per Lesa Maestà, i quali altro non erano che un modo per liberarsi di avversari scomodi.  Restituì al Senato prestigio e prerogative. Consentì agli esiliati di rientrare in Roma, restituendo loro eventuali beni illegalmente confiscati, liberò dalle prigioni avversari ed oppositori e fece cessare le persecuzioni contro i cristiani.

L’atteggiamento dell’uomo al potere di fronte al denaro, si sa, è un aspetto molto importante della sua personalità. Sappiamo che nessuno dei Princes è rimasto indifferente, per avarizia o per cupidigia. Tiberio o Galba ad esempio, sono citati per la loro avarizia e l’avarizia di Vespasiano è diventata addirittura proverbiale. Famose, però,  anche la prodigalità eccessiva di Nerone o  quella incontrollata di Vitellio.

Per questo, forse, la generosità e la nobiltà d’animo di Nerva appaiono  ancora più marcate. Egli giunse, infatti,  a fare una donazione di 75 denarii a ciascun cittadino e di 5mila per ogni pretoriano, ricorrendo ai propri averi e non alle casse pubbliche. Concentrò ogni sforzo  nell’attuazione di riforme economiche  a favore della classe meno abbiente.. Abolì  la tassa giudaica , ossia il fiscus judaicus,  imposto da Vespasiano in favore del Tempio Capitolino in Roma, appena conclusa la guerra giudaica.  Distribuì, inoltre, terre pubbliche ai poveri e diminuì le tasse nelle province. Tagliò drasticamente le spese pubbliche, come quelle per le corse di cavalli o quelle per alcune sfarzose e spettacolari Feste religiose, come avveniva ai tempi di Nerone.

Importantissima fu anche la riforma di privatizzazione del Fiscus Caesaris, la cassa e il tesoro privato del Princes,  distinto dall’erario pubblico. Oltre al fiscus, gestito direttamente dal princeps vi era anche il patrimonium principis, ovvero il complesso dei beni patrimoniali dell'Imperatore, veramente di dimensioni  straordinarie, rispetto a quelle di qualunque altro privato cittadino; sproporzionato, quello di Domiziano.  Grande impulso ebbero invece alcune opere pubbliche essenziali, come acquedotti, stadi, granai… quale   l'Horrea Nervae, il più grande magazzino di Roma.

Nonostante tutte queste lodevoli iniziative, anche egli fu vittima di complotti, fortunatamente sventati. Due, ad opera di Caipurnio Crasso il primo e del Casperio Eliano, comandante dei pretoriani, il secondo, che condannò all’esilio. A dimostrazione del suo sprezzo per il pericolo e la morte, la prima volta fece sedere i congiurati al suo fianco e passò loro delle spade chiedendo di verificare se fossero affilate.  Nel secondo caso si scoprì la gola e la offrì ai gladi dei pretoriani, i quali  in cambio della sua vita, chiesero la condanna degli uccisori di Domiziano.

Già vecchio e malato, Nerva compì l’atto più importante della sua vita, apportò un grande cambiamento: il "principato adottivo", secondo cui, il Princes in carica doveva scegliere il suo successore prima della sua morte.

La sua scelta, per il bene della Patria, non avvenne in seno alla sua famiglia, ma cadde sulla persona di Marco Ulpio Traiano, comandante delle unità militari dislocate lungo la frontiera del Reno.  La scelta dell’uomo migliore alla guida dell'Impero, dunque, in un contesto di rispetto reciproco.

Questo faceva sì che gli interessati prendessero coscienza del proprio ruolo e delle responsabilità. Per di più, al Senato cominciavano ad arrivare sempre più spesso personaggi dai territori conquistati, permettendo un rinnovo del Consiglio, costituito, fino a quel momento, solo da esponenti delle più importanti famiglie della aristocrazia romana:

Cassio Dione così scrive:

«Così Traiano diventò Cesare e più tardi imperatore, benché vi fossero parenti di Nerva in vita. Ma Nerva non metteva i rapporti familiari al di sopra della salvezza dello stato, né egli fu meno incline ad adottare Traiano perché era un iberico invece che italiano nonostante nessuno straniero avesse fin lì avuto il comando dell'impero; egli credeva nell'abilità dell'uomo piuttosto che nella sua nazionalità».

A Traiano fu concesso, dunque, il titolo di Cesare GermanicoNerva lo nominò Proconsole e gli riconobbe la Tribunicia Potestas.

Nel 98, l’imperatore fu ancora una volta console, assieme a Traiano e sempre insieme, i due si mostrarono avveduti  e lungimiranti   nel favorire anche le altri classi ed annunciando che  ad essere eletto imperatore poteva essere anche un plebeo.

Tre mesi dopo l’adozione, a causa di un attacco di febbre, l’imperatore morì; il suo successore decretò per lui solenni esequie e i suoi resti furono collocati nel Mausoleo di Augusto.

Di  quella morte, Tacito nel suo “De Agricola”, così descrive il regno di  Nerva come

“…  come l’alba dell’era più felice”.

L’era in cui il Principato e la libertà, coesistevano  nel più assoluto rispetto  e in armonia.

L’Era in cui persone rispettate dal popolo quanto dal Senato,  furono in grado di condurre l’impero verso  la pace e la prosperità.  Uomini come Cocceio Nerva che condusse l’impero verso quello che fu definito il “secolo d’oro” o  anche “il secolo dei 5 illuminati”: i cinque  “Imperatori-adottivi.”

Ciò fu possibile solo grazie al principio adottivo,e alla scelta del migliore.