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Antica Roma, gli Imperatori adottivi: Traiano

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di MARIA PACE

Fu il primo Imperatore ”straniero”,  ma anche il più grande Imperatore romano della Storia.


Dopo un secolo in cui il potere assoluto era coperto da una facciata repubblicana, non era facile stabilire le regole di successione poiché  a designare i Princes non  era il Senato, ma sempre più spesso l’esercito o il Pretorio.

Il   criterio d’adozione,  dunque,  iniziato con Nerva, acquistò finalmente certezza e trasparenza. In base  a questo criterio, il Princes in carica adottava il suo successore con l’approvazione del Senato, scegliendo l’uomo migliore  sulla base di un modello ideale: giusto, magnanimo, ma anche accorto, severo, deciso, buon  amministratore  ed  ottimo soldato.

Dove trovare un  uomo con tante qualità? Nerva lo trovò nel suo generale Traiano, cui  il popolo romano riconobbe davvero buona parte di queste virtù .

“Delizia delle genti”  lo chiamò

E  Traiano non deluse le aspettative.

Il suo primo provvedimento, giunto a Roma, fu di proseguire con la politica di pacificazione dei vari ordini sociali  perseguita  da Nerva. A cominciare dal Senato. Ridusse invece il grande  potere del Pretoriani

Ma chi era Traiano?

Marco Ulpio Traiano nacque in Spagna da famiglia aristocratica;  il  percorso della sua carriera fu rigoroso e completo. Per dieci anni servì in Siria, dove il padre era Governatore, come tribuno, acquisendo  esperienza di armi e di comando, poi proseguì  nella carriera civile. Ottenne la Pretura in Spagna  e successivamente il comando di una Legione in  Germania, indi,  il Consolato.

Era Governatore della Germania Superiore, quando fu adottato  da  Nerva, nella primavera del  97 d.C  e gli  fu  attribuita  la potestà tribunicia ; l’anno seguente, morto Nerva, fu acclamato  Imperatore e rese onori divini al padre adottivo.

Di  questo Imperatore, che pure fu quello  che portò al massimo splendore  l’Impero, gli storici  non hanno lasciato molti ritratti scritti;  per lui parlano le sue opere, le sue gesta e il famoso monumento costituito da quella che tutti conosciamo come Colonna Traiana.

Traiano era sicuramente l’uomo  forte ed onesto di cui Nerva aveva bisogno e su cui poteva contare,  godeva  di grande  prestigio negli ambienti  militari  e non era coinvolto in nessuno degli intrighi e rivalità delle famiglie romane. Non  ebbe nessuna difficoltà, dunque, morto Nerva,  a subentrargli  nel potere e non reputò neppure necessario precipitarsi a Roma e prendere il comando.

Restò a risolvere alcuni problemi  di confino, ma si preoccupò di   inviare a Roma delegazioni con le sue assicurazioni di  amicizia  al Senato,  poi,  sistemate le frontiere  sul Reno e sul Danubio,  si recò a Roma.

Fin dai primi anni di regno, Traiano impresse  al suo governo un carattere di rigore e sobrietà: respinse onori che gravassero sull’erario pubblico, vietò che i templi si riempissero di sue  effigi in oro o argento, accettando solo quelle in bronzo e  al suo arrivo in città non volle alcun Trionfo.

Giusto ed equilibrato, fu un uomo pronto a stroncare le lotte interne  e ad affrontare i problemi che gravavano sull’Impero,  i quali  erano soprattutto di natura economica, per cui dette inizio ad una politica interna interventista e ad una serie di  conquiste territoriali. La conquista territoriale, infatti,  era il modo più rapido per  acquistare  ricchezze e riempire  le casse   dello  Stato svuotate per  gli effetti della riforma monetaria neroniana che si facevano ancora sentire.

Che cosa   stava accadendo?

Molto semplice: la componente d’argento contenuta nel  denarius,  la moneta  più diffusa dell’Impero,  era stata notevolmente abbassata e  di conseguenza era diminuito anche il potere d’acquisto della  moneta stessa.  Per contro,  il divario con il valore  dell’ aureus, la moneta  d’oro, era aumentato e nessuno più  voleva  accettare pagamenti in  denarius.

A questo punto non restava che abbassare il prezzo dell’oro,  ma  occorrevano nuove riserve auree e Traiano  pensò che  la conquista della Dacia, ricca di giacimenti  auriferi, potesse essere la soluzione del problema.

Già Domiziano aveva tentato di conquistare la Dacia, che Decebalo, re dei Daci,  grande stratega ed abile politico,  aveva costretto ad una Pace  trasformata in una vittoria di fatto.

Traiano rifiutò ogni compromesso e riprese la guerra.

Dione Cassio riferisce che alla notizia dell’avanzata dell’esercito romano, Decebalo fu preso dal panico: sapeva bene di avere in Traiano un nemico determinato e temibile.  Quando l’esercito romano giunse  in prossimità del luogo ove era accampato l’esercito dei daci, Decebalo inviò ambasciatori a parlamentare.

D. Cassio sottolinea che questi non erano stati scelti, come in passato, tra soldati con “ capelli lunghi e aspetto  trasandato”,  ma tra  uomini  di nobile schiatta, che si gettarono ai piedi dell’Imperatore  supplicandolo di incontrare  il loro sovrano per trattare la resa.

Il ritratto di questo Re, barbaro e coraggioso,  grande guerriero e  abile politico,  emerge dai racconti che ne fanno  gli storici, ma è  fissato soprattutto nei bassorilievi che avvolgono la colonna eretta  nel  Foro  e di cui abbiamo fatto  cenno: la Colonna Traiana.

Qui,  il re  barbaro, audace  e  e consapevole,   è  ritratto nei vari momenti  di  quella  battaglia,  fino alla  morte, per suicidio, circondato dai soldati romani,  quasi avvolto in un’aureola di eroismo. Tutto,  di quelle  campagne, è annotato su quella colona con accuratezza  e rigore.  In quell’impresa,   Traiano mise le mani su un grosso bottino soprattutto in oro,  poi volse la sua attenzione  verso l’Oriente.

Con Traiano, dunque, l’Impero raggiunse la sua massima espansione territoriale, ma conobbe  anche una giustizia sociale mai  avuta prima.

Generoso  e  comprensivo,   interessato  alle necessità dei cittadini, il nuovo Imperatore si  occupò subito  di riforme sociali e politiche: confermò i privilegi  del Senato, ma  provvide  anche  ai bisogni materiali della popolazione ,  soprattutto dei  più  giovani e meno   abbienti

Il più importante di questi  provvedimenti fu certamente  l’istituzione degli  Alimenta, un fondo destinato  alla sussistenza  ed alla educazione  di  ragazzi e  e ragazze povere  ed   indigenti. Si trattava  di una cassa imperiale  a cui attingevano, a basso interesse, agricoltori  e  proprietari  terrieri. Gli interessi  di questi fondi erano devoluti in favore di bambini e ragazzi bisognosi e questo, oltre ad uno scopo sociale, aveva anche lo scopo di favorire            l ‘agricoltura.  La vigilanza sulla correttezza di questi provvedimenti fu affidata a dei Curatori speciali.

Seguirono numerose altre iniziative, quale la distribuzione  gratuita di grano, la restituzione  di terre   confiscate,  la  liberazione di gente imprigionata  per debiti e altro ancora;  furono alleggerite le tasse  e sollevato il fisco attraverso la vendita di beni che i precedenti imperatori avevano inglobato nel proprio patrimonio mediante  confische, doni e legati testamentarî.

Anche con i cristiani, a causa di crescenti timori di sicurezza interna nella  popolazione,  la fermezza e la temperanza dell’imperatore, servì  a stemperare i toni.

Subito dopo la  presa del potere, Traiano  dedicò ogni energia  per cercare di tenere   unite tutte le forze e gli ordini sociali dell’impero  e  diede inizio al suo  sistema  di  governo che fu presto bene accetto da tutti i ceti sociali. Istituì  anche un servizio di controspionaggio per il controllo della rete stradale che partiva dalla capitale  e creò una nuova Guardia del Corpo  costituita da soldati a cavallo, scelti nella Cavalleria Ausiliaria, mostrando di fidarsi più di ausiliari e stranieri,  che dei Pretoriani.

Si guadagnò  presto titoli come:

“Optimus  Princes”

“Benefattore del genere umano”

“Rappresentante degli Dei inTerra”

In realtà, secondo Plinio il Giovane, il suo desiderio era di essere considerato il servo e non il signore dello Stato.

I rapporti con il popolo, dunque, furono più che ottimi. Onesto ed attivissimo,  nell'amministrazione come nelle armi,  fu molto amato e dal popolo e dalla classe militare e, aspetto ancora più  particolare,  apprezzato e stimato anche dal Senato; con il suo operato,  egli riuscì a mobilitare intorno a  sé, tutti  i ceti  sociali.

Questo l’uomo pubblico.. e l’uomo privato?

La sua formazione culturale era più che sufficiente, ma si faceva aiutare dall’amico Licinio Sura nella stesura  di  documenti  e discorsi; fisicamente   era alto, atletico e di bell’aspetto.

Quanto al carattere ecco quello che scrive  D. Cassio;

"Era particolarmente eminente per giustizia, per coraggio e per semplicità di abitudini. Non era invidioso, né fece assassinare alcuno, ma onorò ed esaltò tutti gli uomini buoni, senza eccezione, e per questo non temette, né odiò alcuno. Ai calunniatori prestò scarsissima attenzione e non era schiavo dell'ira. Rifuggiva dall'impossessarsi del denaro altrui e dalle uccisioni ingiuste. Spese grandi somme di danaro nelle guerre e grandi somme nelle opere di pace. Amava entrare nelle case dei privati cittadini, magari senza scorta, e ivi gioire della visita..."

Si mostrava per strada quasi sempre a piedi e senza scorta, permettendo ai  sudditi di avvicinarlo, salutarlo  o  anche  abbracciarlo senza doversi prostrare ai suoi piedi:

“confidando  alla fede pubblica  il  fianco  indifeso” come disse  Dione  Cassio.

I suoi banchetti non erano certo quelli dei predecessori, grandiosi e dispendiosi, aperti, talvolta, ad un numero illimitato di invitati, ma, ad essere aperta  al popolo,  verso cui si mostrò sempre generoso, fu, invece,  il Palazzo Imperiale.

Per il popolo organizzò giochi  circensi, cercando, però di non farsi coinvolgere troppo come era successo invece ai suoi predecessori.

Considerati i costumi dell’epoca,  qualcosa, forse,  stava davvero  cambiando nella sfera privata del cittadino romano.

Al contrario  dei   predecessori e delle  loro numerose  mogli  e concubine, Traiano  ebbe al suo fianco una sola donna. Pompeia Plotina,  proveniente dalla Gallia meridionale   e, come già Augusto e Cesare, pur senza   aver avuto figli da lei, le restò sempre legato.

Non è  escluso, però, in conformità ai costumi dell’epoca, che egli abbia avuto rapporti con altre donne  e  rapporti di natura  omosessuale, sempre, però, affermano   gli storici, in   modo discreto.

Una moglie,  Pompea  Plotina,come tutte le donne dell’epoca: tollerante  e paziente,  molto legata  al  marito. Austera  e  dignitosa,  ebbe il titolo di Augusta insieme alla sorella di  lui,  Upia Marciana,  ed alla loro morte vennero  entrambe  divinizzate.

Molto legata  al marito,  devota  e sempre presente, lo  assistette fino  alla morte  e fu proprio in quella occasione  che l’imperatore designò  il suo successore  nella persona di un brillante, capace ed intelligente giovanotto che corrispondeva al nome di Elio Adriano e che sarà  il terzo imperatore  adottivo.

Era  l’ 8 agosto del 117  dell’era cristiana.

Traiano fu cremato e le ceneri poste in un’urna d’oro che, dopo il Trionfo postumo (l’unico), vennero poste nella base della Colonna  Traiana.  Durante  il sacco dei Visigoti, l’urna fu portata via e non se ne seppe più nulla.