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Gli “esperti attribuzionisti” nella storia dell’arte

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di MARIAPIA METALLO

Uno dei più controversi capitoli della Storia dell'arte riguarda le attribuzioni che vengono fatte da studiosi, critici illustri o famosi accademici i quali -

forti del loro prestigio - a volte annunciano d'aver scoperto la 'mano geniale' di un grande maestro in anonimi dipinti o sculture dimenticate; quindi, d'essersi imbattuti in veri e propri capolavori ritrovati.

Il cosiddetto 'esperto attribuzionista' è una figura professionale che risale al XIX secolo, in particolare a quell'Ottocento italiano in cui furono progressivamente riconosciute numerose opere d'arte antica, le quali non essendo firmate dai loro autori restavano spesso senza una precisa identità.
La storia minore, ma non meno importante, delle attribuzioni d'arte è costellata di sorprendenti rivelazioni ed altrettante delusioni quando la scoperta del 'nuovo capolavoro' si rivela un clamoroso abbaglio. Resta ancora nella memoria collettiva degli italiani - non solo esperti e cultori d'arte - la frettolosa attribuzione delle false 'Teste di Modigliani' realizzate da quattro burloni nel 1984 e gettate nel Fosso Reale di Livorno. Il famoso storico dell'arte Giulio Carlo Argan parlò allora del "miracoloso ritrovamento di tre incompiute… meravigliose sculture di Modigliani al quale andava attribuita la paternità senza alcun dubbio, né timore di smentita". Il giudizio perentorio di Argan fu seguito da un coro di entusiastiche conferme: esperti, professori, il direttore della Galleria Nazionale d'arte moderna s'affrettarono a redigere articoli, rilasciare interviste per plaudire allo straordinario evento che arricchiva la vicenda umana e creativa del pittore livornese. Almeno sino a quando i giovani burloni, intimoriti dal clamore suscitato, confessarono un mese dopo - in diretta televisiva - d'essere loro stessi gli autori di quelle rozze pietre levigate con un Black&Decker.