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Antica Roma, gli Imperatori adottivi: Adriano

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di MARIA PACE

Il regno di Publio Elio Traiano Adriano, conosciuto semplicemente come Adriano, si inserisce, a parere di molti storici, in quella che fu “l’epoca più felice della storia  dell’umanità”, epoca in cui si realizzò un’età  d’oro, fatta di pace e buongoverno. La sua ascesa al potere, però, fu caratterizzata da ombre e dubbi e contrassegnata da azioni violente e sanguinose.

 


Formulare un giudizio su questo imperatore, perciò, non è facile. Se molti storici lo descrissero come un uomo saggio e ne  ammirarono “equità e  moderazione”, giungendo anche a definirlo ”primo servitore dell’Impero”, altri lo giudicarono,  invece, assai più  severamente

Ma chi era Adriano?

Controversa, la sua nascita: alcuni ritengono sia nato a Roma ed altri, invece, collocano la sua patria di origine ad  Italica, una cittadina nel sud della Spagna,  dove risiedeva la  famiglia, originaria del  Piceno.

Adriano era imparentato con Traiano, avendo, il nonno, sposato Ulpia, la zia dell’Imperatore e all’età di nove,  quando morirono i suoi genitori, fu da questi  adottato e condotto a Roma assieme alla sorella maggiore, Elia Domizia Paolina, alla quale  era  affezionatissimo.

Qui, la moglie dell’imperatore, Plotina, che, come  Livia,  moglie di Augusto, non  aveva dato figli al marito, lo allevò come un figlio,  provvedendo  alla sua istruzione e favorendone in tutti i modi la carriera,  attraverso un  cursus honorum di tutto rispetto. Pare sia stata  proprio  lei ad  organizzarne il matrimonio con Vibia Sabina, sempre per  agevolargli la  carriera.

Si potrebbe parlare, infatti, di una brillante carriera appoggiata e favorita da donne: Plotina, moglie di Traiano, Matidia, la potente suocera, con cui i rapporti restarono ottimi nonostante  il fallimento del matrimonio con la figlia e Marciana,  sorella di  Traiano.  Una carriera veramente brillante che lo vide Magistrato, Prefetto,Tribuno militare e Tribuno della plebe, Questore, Pretore, Legato di Legione e  altro ancora… e poi, Console e poi Governatore della Siria.

Controversa anche l’adozione e la nomina da parte di Traiano; le malelingue più critiche negano addirittura che vi sia mai stata adozione da parte di Traiano e che la presunta nomina espressa dall’imperatore sul letto di morte e presentata al Senato, non fosse che una macabra commedia messa  in scena da Plotina e  sostenuta  da Attiano, Prefetto  del Pretorio ed ex tutore di Adriano.

Se questione ci fu, però, venne ben presto chiusa dalla ratifica da parte dell’esercito, che  acclamò con trasporto il nuovo imperatore. Seguì immediatamente il consenso del Senato, a cui Adriano, che si trovava in Siria, fece pervenire  un messaggio  in cui riferiva di non essersi potuto sottrarre alla volontà dell'esercito. Il Senato comprese il senso di quel messaggio ed approvò la nomina.

La presa di potere avvenne in maniera fulminea e violenta.

In attesa del rientro, Adriano spedì a Roma Attiano, suo ex tutore, e Similis, Prefetti del Pretorio, per prendere il controllo della capitale, dando inizio ad un breve regno del terrore: furono diversi, infatti, i Senatori messi a morte, con o senza processo, solo   perché sospettati di essere contrari a quella nomina.

Giunto a Roma, però, il neo imperatore si affrettò a rassicurare il Senato, provvedendo a reintegrare i patrimoni confiscati di alcuni e  comprando altri con il denaro.

Conflittuali, dunque, i rapporti con il Senato, ottimi, invece, quelli con l’esercito,  a cui concesse denaro e donativi di ogni genere.

Quanto al popolo, Adriano  ne conquistò il favore con generosi donativi e con la remissione dei debiti nei confronti del fisco imperiale, facendo platealmente bruciare  le cartelle  nel foro di Traiano.

Non esitò un attimo, però, a sbarazzarsi dei suoi oppositori, quando decise di rinunciare alle provincie di Assiria, Mesopotamia ed Armenia. Si trattava di quegli stessi generali, compagni d’arme, che assieme  a lui avevano combattuto per ampliare i confini dell’impero e che  furono messi a morte, provocando qualche  ribellione, come quella  in Mauritania, subito domata …  con  donativi, naturalmente, più che con le armi.

Né esitò a “perdonare” il Senato e il suo atto di servilismo, quando furono messi  a morte tutti gli uomini che avevano costituito la cerchia più vicina a Traiano: magistrati, senatori, consoli, generali. Adriano biasimò quel gesto, affermando di non aver mai ratificato quelle condanne, ma si affrettò a concedere il perdono.

Un uomo pieno di contraddizioni, dunque, questo  imperatore. Un misto di magnanimità e violenza, perdono e offesa, liberalismo e intolleranza, mitezza  e crudeltà, sincerità e simulazione, Un uomo difficile da capire  e talvolta  anche da accettare.  Sempre  mutevole, ma sempre affascinante.

A quindici anni venne inviato in Spagna per iniziare la carriera militare, ma ben presto fu richiamato a Roma per lo scarso rendimento e il comportamento dissoluto.

La complessa personalità, le incoerenze, i contrasti, lo inclinarono sempre più verso un ideale di vita greco: una società maschile in cui l’educazione e la  formazione dei giovani avveniva al fianco  degli adulti e si  applicava  anche alla sfera intima, attraverso l’omosessualità.

Si sposò una volta soltanto e soltanto per ragioni di opportunità, con Vibia Sabina, nipote di Ulpia, sorella di Traiano: un matrimonio destinato a finire presto. Proprio a causa di tali presupposti, ma anche perché Sabina apparteneva a quella cerchia di donne che una sìffatta società maschilista ambiva a tenere ai margini della società.

La scelta di circondarsi di favoriti, adolescenti e giovani d’aspetto avvenente, rispecchiava, dunque, questa sua aspirazione  ad un tale modello di vita.

A Roma, naturalmente, esisteva l’omosessualità, ma non un simile ideale culturale. Per questo, la sua relazione omosessuale  con un giovane, poco più che  adolescente, fu guardata sempre con sospetto.

Ma chi era questo adolescente?

Si chiamava  Antinoo ed era un giovane originario della Bitinia, sulle rive  del Mar Nero. Di lui si sa ben poco, solo che deve essere stato uno dei tanti  bei ragazzi che  Adriano raccoglieva intorno  a sé e che, soppiantando tutti gli altri, ne divenne il favorito.  Sicuramente Antinoo accompagnò l’imperatore nei suoi viaggi e fu proprio durante uno di questi viaggi che trovò la morte, cadendo  nel  Nilo ed  annegando.

Una morte ancor oggi avvolta  nel mistero.  Una morte che colpì profondamente Adriano il quale,  in suo onore,  fondò una città che portava il suo nome e  disseminò l’impero di statue che ritraevano il bell’Antinoo negli atteggiamenti più  disparati o nelle vesti di questa o quella divinità.

Soprattutto, Traiano celebrò in suo onore un’apoteosi simile ad un culto imperiale, rito appartenente di diritto solo alla famiglia imperiale.

Questo atto e l’allontanamento definitivo della moglie Sabina, gli guadagnarono il biasimo  generale,  compreso quello dell’amata sorella Paulina che morì da lì a poco, ma non ebbe egli onori attribuiti ad Antinoo.

Dopo la morte di Antinoo, fu ancora tra questa cerchia di giovani che Adriano cercò il suo successore. Lo  trovò in Lucio Elio Cesare, un giovane dall’aspetto assai avvenente, privo, però, di qualunque esperienza civile, politica o militare, ma  noto, invece, per la dissolutezza. Una morte improvvisa, però, se lo portò via e Adriano si vide costretto a scegliere un secondo erede.

La scelta cadde  su un nobile senatore,  pio e  timorato  degli Dei, che aveva  51anni ed era sposato e con figli, un certo Aurelio Antonino, originario della  Gallia, che diventerà imperatore e  sarà ricordato con il nome di:  Antonino Pio.

Quale l’aspetto fisico di Adriano?

I ritratti e le fonti letterarie ci consegnano un uomo alto e vigoroso, atletico, dall’atteggiamento distinto  e curato, barba e capelli bene ordinati.

La barba. Un altro omaggio alla cultura ellenistica. Egli, infatti, fu  il primo imperatore a portare la barba  e dopo di lui la portarono anche gli altri imperatori.  Fin dai tempi della Repubblica c’era, invce, l’usanza di mostrarsi in pubblico ben rasati; aveva fatto eccezione solo Nerone, anch’egli seguace della cultura ellenistica.

Tra le passioni di Adriano, la caccia e i giochi gladiatori.

Al contrario del suo predecessore, che fu un grande conquistatore, il principato di Adriano fu caratterizzato da una quasi assenza di operazioni militari; d’altra parte, egli non aveva mai conseguito grandi vittorie,  in  passato, come altri generali di Traiano.

Il suo primo atto fu la rinuncia alla Mesopotamia, all’Armenia e alla Siria, a causa del grande sforzo logistico necessario per raggiungere quelle latitudini considerate indifendibili. Mantenne invece l’Arabia Petrea e la Dacia. Avrebbe rinunciato anche a questa, ma a trattenerlo fu la presenza sul suol, di numerosi coloni romani che sarebbero stati massacrati se   le Legioni si fossero ritirate. Con queste popolazioni cercò di risolvere le controversie con denaro e cessione  di territori limitrofi,

Questo imperatore segnò, dunque, una svolta nella storia di Roma: l’era delle conquiste era finita per sempre. Le operazioni militari, ora, non miravano alla conquista di territori, ma soltanto  al  consolidamento di confini  e solamente di quei confini difendibili e controllabili. Riguardo quelle popolazioni e quelle frontiere più irrequiete, furono realizzate opere di difesa e fortificazione. Possente quella realizzata in Gran Bretagna, con cui Adriano, che aveva conquistato il Nord dell'isola, intendeva a arginare la pressione dei popoli della Caledonia: il famoso Vallo di Adriano. Rinforzi anche lungo la frontiera del Danubio

Intervento armato, invece, nei confronti della Giudea, per domare un’interminabile rivolta scatenata oltre  che da vecchi rancori, anche da due provvedimenti adottato da Adriano: l’uno, che vietava la circoncisione  e l’altro che prevedeva la costruzione di una nuova città dedicata a Giove, sulle rovine di Gerusalemme. Un progetto che gli ebrei accolsero come un sacrilegio e che li spinse  verso la ribellione, consapevoli di poter tener testa per lunghi anni a ben 4 legioni romane, prima di arrendersi.

Adriano, dunque, pur non dedicandosi alle conquiste militari, mostrò di possedere tutti i requisiti necessari a mantenere il potere: perfetta conoscenza del  mondo militare e popolarità tra i suoi soldati.

Adriano era, però, anche uno spirito attento ed appassionato  a quanto di nuovo e diverso  era intorno a lui e questo lo  portò a trascorrere buona parte degli anni del suo governo in viaggio all’interno dell’impero, finalizzati al controllo dello stato dell’esercito. Un esercito non in armi, ma utilizzato per mansioni varie come l’allevamento di cavalli o la costruzione di fortificazioni ed altro. Un esercito che gli fu, per questo, davvero assai devoto.

Percorse la Gallia, la Germania, la Rezia, la Pannonia; in Britannia costruì  un muro alto 3 metri e mezzo, con fossati e terrapieni,  lungo 118  chilometri, interrotto ogni 500  metri da torri di guardia, porte ogni 1600 metri e fortini ogni 10 chilometri.  Passò in Spagna, Mauritania e Oriente. Raggiunse  l’Armenia e il regno dei Parti e qui restitui a Corsroe, il Re, la figlia che Traiano aveva condotto ostaggio a Roma.

Dopo Traiano il Conquistatore, dunque, Adriano il Viaggiatore. Un viaggio che lo tenne sempre legato alla vita militare, di cui non disdegnò di dividere i disagi e le fatiche e che lo rese abilissimo nel maneggiare le armi. Un interesse che, però, non fu unico nella vita di questo imperatore particolarmente stimolato da una grande curiosità intellettuale.

Adriano, imperatore filosofo. Filosofo ed intellettuale,

Eclettico e curioso, amava la  competizione;  amava dimostrare di essere versato in tutti i campi letterari ed artistici. Si circomdò di poeti, intellettuali e filosofi  ed ebbe come segretario particolare lo storico Svetonio.

Tutto lo appassionava; ogni forma d’arte, compresa l’rchitettura, a cui diede una  impronta personale. Come la grande villa che si fece costruire a Tivoli, costellata di citazioni e riproduzioni varie. O  anche il Pantheon, costruito da Agrippa, ma ricostruito da Adriano a seguito di un incendio o i tanti monumenti ed edifici pubblici.

Il suo interesse per l'architettura era così vivo che, pare, si sia più volte intromesso nei  progetto, entrando in conflitto con gli addetti ai lavori, prevaricando  su di loro e  arrivando al punto da mandarli in esilio o  addirittura  a morte. Ma, come già per Claudio o Nerone, non si sa quanto di vero possa esserci in questa affermazione o quanto di  astioso nei confronti dell’imperatore.

Amante dell’arte, della poesia e della letteratura. Ecco una sua composizione

“Piccola anima  smarrita  e soave,

ospite  e compagna  del corpo

che ora ti appressi a scendere in luoghi

incolori, freddi e spogli,

non più ti abbandoni ai giochi preferiti”

Scrisse poesie in latino e greco, raccolte varie andate  perdute,  ed una  autobiografia con annotazioni varie. Versato in studi filosofici, aveva grande familiarità con filosofi quali Epitteto o Eliodoro, di cui era  amico personale e profonda conoscenza  del  pensiero  filosoico di Platone e di Epicuro.

Un imperatore  filosofo!

Un imperatore filosofo che si mostrò sensibile ai bisogni sociali, quali le condizioni degli schiavi, disumane, a quei tempi, promuovendo una riforma con regole più umane, come ad es. l’abolizione della tortura.

Seguirono numerose altre riforme, in campo militare, giuridico e  amministrativo; diede spazio a funzionari  provenienti dal ceto equestre piuttosto che a liberti, come  avevano  fatto, invece,  i suoi predecessori.

La morte lo raggiunse all’età di 62 anni, dopo 21 anni  di regno. Era il 10 luglio del 138 d.C.

Il Senato voleva annullare tutti i  suoi Atti e rifiutò a lungo di onorare le ceneri di colui che riteneva il suo persecutore. Fu il suo successore, Antonino, a portare i resti a Roma  e li depose nel proprio mausoleo.

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