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Antica Roma, gli Imperatori adottivi: Antonino Pio

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di MARIA PACE

Nel formulare giudizi su questo Imperatore, lo si accosta a questo o a quello dei  suoi predecessori per affinità o discordanze.

 


Se Antonino ha potuto  essere accostato a Traiano, ad  esempio,  per l’umanità  e la generosità  del suo operato,  se ne discosta decisamente riguardo la politica  estera.  Non si trova, infatti, in Antonino, l’ambizione del conquistatore che era in Traiano, il quale vedeva nella conquista  territoriale il modo più rapido per  acquistare  ricchezze e riempire  le casse   dello  Stato.

Altro paragone è quello con Vespasiano, uomo semplice, che indossava abiti confezionati dalle donne di casa e viveva come un comune cittadino; anche Antonino, infatti, amava la semplicità e l’essenzialità ed  era anche particolarmente pio e religioso… e per questo venne paragonato  a  Numa Pompilio.

Ma chi era Antonino Pio?

Tito Aurelio Fulvo Arrio  Antonino, passato alla storia come Cesare Tito Elio Adriano Antonino Augusto Pio, nacque in una cittadina del Lazio, da una illustre famiglia di origine gallica assai facoltosa; uno dei nonno rivestì la carica di Prefetto e Console  e l’altro nonno fu anch’egli per due volte Console. Dal canto loro, i suoi genitori erano assai ricchi; possedevano fabbriche  di mattoni  e numerose proprietà.

Alla morte dei genitori,  avvenuta in tenera età,  della sua educazione si occuparono i nonni, ma del suo cursus honorum poco si sa. Solo che  fu Questore, Pretore, Console, Preconsole e membro del Consiglio Imperiale, ma che non aspirò mai ad arrivare così lontano.

Eppure, come sovente accadeva all’epoca, si credette di leggere in alcuni segnali, il suo destino di imperatore. Nella corona, ad esempio, che misteriosamente fu vista sulla testa di una statua che lo raffigurava, ma anche nel fogliame in cui erano andate ad impigliarsi, cadendo, le corna di un toro in marmo e ancora, nel fulmine a ciel sereno caduto su una  delle sue residenze.

La nomina di Antonino avvenne senza difficoltà: dopo averlo esaminato per qualche giorno, il Senato  l’accettò tranquillamente e senza  problemi, poi lo presentò all’esercito e infine lo acclamò imperatore.

Assai più difficile, invece, fu per lui riuscire a convincere quello  stesso Senato ad accordare gli onori divini al suo predecessore.  Le  spoglie di Adriano erano state sepolte a Pozzuoli e soltanto dopo, grazie al suo intervento,  furono  traslate al monumentale mausoleo che egli stesso aveva fatto costruire a Roma: il Senato non aveva dimenticato le restrizioni subite, ma soprattutto le  condanne a morte di alcuni  suoi membri.

Alla fine però, si giunse ad un compromesso: il Senato avrebbe concesso gli onori  al defunto imperatore e  Antonino avrebbe abolito il Collegio dei Quattro Giudici  Circoscrizionali.

In realtà, l’imperatore avrebbe potuto  mettere a tacere le polemiche, facendo intervenire i soldati, ma non  lo fece e per  questo suo comportamento di grande rispetto per le Istituzioni di Stato e per il senso del dovere nei confronti delle autorità familiari e civili, ricevette il titolo di Pio.

Antonino non era solo rispettoso nei confronti della famiglia, ma anche delle Istituzioni, soprattutto quelle religiose. Era un uomo profondamente religioso, ma non superstizioso come i suoi predecessori, piuttosto rispettoso delle antiche tradizioni.

Per questo, fu paragonato  a   Numa Pompilio.

Uomo pio, ma anche prudente e clemente, egli sospese tutte le condanne a morte pendenti sul capo degli uomini accusati da Adriano nei suoi ultimi giorni di vita e venne incontro alle richieste del Senato restituendo loro diritti e prerogative.

Generoso e  comprensivo,   interessato  alle necessità dei cittadini,  anch’egli, come già Traiano, si  occupò  di riforme  e politiche  sociali e provvide   ai bisogni materiali della popolazione . Pensò  soprattutto ai  più  giovani e meno abbienti.

Sempre sull’esempio di Traiano, istituì fondi che  garantivano il mantenimento  e l’educazione di ragazze povere, come  le  “Puellae Faustinianae”,  in memoria  della moglie Faustina  ed aumentò le elargizioni alla plebe, che già comprendevano distribuzioni gratuite di grano e acqua. A queste aggiunse distribuzioni di olio  e vino ed  aiutò le popolazioni colpite da calamità naturali sospendendo  il tributo dovuto.

Tutto questo…, ma ecco cosa  è stato detto di lui:

« Certi teologi dicono che il divino imperatore Antonino non era virtuoso; che era uno stoico testardo, il quale, non contento di comandare agli uomini, voleva anche essere stimato da loro; che attribuiva a se stesso il bene che faceva al genere umano; che in tutta la sua vita fu giusto, laborioso, benefico per vanità, e che non fece nient'altro che ingannare gli uomini con le sue virtù; e a questo punto esclamo: «Mio Dio, mandaci spesso di queste canaglie!» »

In realtà, egli visse in un momento particolare della storia di Roma: il cosiddetto secolo d’oro dell’Impero e il suo  governo fu caratterizzato da una politica di consolidamento dei confini, piuttosto che di espansione del territorio.

Se Traiano fu un Conquistatore  e Adriano  un Viaggiatore,  Antonino fu uno Stanziale.  Era anche un pacificatore e  mirava alla integrazione dei numerosi e diversi popoli dell’impero, il cui centro era  e restava sempre Roma.

Di  certo il suo prestigio presso i popoli stranieri fu senza precedenti proprio  in virtù  del fatto che cercasse  sempre la pace attraverso la diplomazia  e non  con le armi.

«Preferisco salvare un solo cittadino che uccidere mille nemici». »  soleva ripetere,  facendo  sue le parole di Scipione.

Riuscì, infatti.  a risolvere  diplomaticamente molte situazioni…  come quella  con Farasmane, re degli Iberi o Remaltace, re del Bosforo, o ancora Osroene di Mesopotamia e Soemo dell’Armenia; dissuase  Vologese dall’invadere l’Armenia  e sconfisse i Taurosciti costringendoli ad inviare ostaggi a Roma.

In Britannia costruì un nuovo muro: il Vallo  di  Antonino,  a nord di quello di Adriano, un terrapieno di sass,  di  quattordici piedi  circa, protetto da un profondo fossato e interrotto  da piccoli forti ogni due miglia.

Si guadagnò  anche i titoli vittoriosi di Germanicus e di Dacicus  per i successi conseguiti  nel Nord e nella Dacia.

Clemente  con tutti, lo fu soprattutto  con  gli sconfitti.

Anche se non poté evitare alcune guerre, lo sforzo politico ed economico di questo Imperatore fu soprattutto quello di perseguire opere di pace con provvedimenti intesi a migliorare le condizioni dei ceti più umili.  Inoltre, religioso e pio, Antonino  ebbe cura dei luoghi  che erano stati testimoni dello sbarco di Enea, alla cui memoria era molto devoto.

Questo l’uomo pubblico… E l’uomo privato?  Quale il suo  aspetto fisico? Quali  le sue inclinazioni?

Antonino si sposò una sola volta, con  Annia  Galeria Faustina, figlia di Marco Antonio Vero, della potente e  ricca famiglia dei Vero, la quale contribuì con la sua dote ad aumentare la già notevole ricchezza  del marito.

Da lei Antonino ebbe quattro figli, due femmine e  due maschi e  da lui, Faustina ebbe un tenore di vita semplice e sobrio.  Tanto lui amava la sobrietà e la  essenzialità, quanto lei prediligeva il lusso e l’abbondanza e i dissapori nella coppia non tardarono  ad arrivare.  Faustina rimproverava il marito di essere troppo parsimonioso,  soprattutto  in famiglia e il marito rimproverava alla moglie la sua prodigalità.

Del suo  aspetto fisico ci parla Dione Cassio  definendolo

“di aspetto piacevole e dal voltto  nobile” , ma, anche di “ingegno singolare.”e uomo particolarmente  colto e di “chiara eloquenza”.

Il ritratto che  di lui ci viene tramandato da   statue e resoconti storici è, dunque,  quello di un uomo alto ed atletico, ben proporzionato, che gode di ottima salute. Era certamente  il  tenore  di vita che conduceva:  sana e sobria, amante della natura  e della vita in campagna; la caccia  e la pesca erano, infatti, le sue passioni.

Aveva settantacinque anni quando morì; la successione, però, fu tranquilla e senza strappi. Questo perché il suo predecessore, l’imperatore Adrano, aveva dato precise disposizioni al riguardo. Disposizioni che Antonino eseguì scrupolosamente  e con imparzialità.

Scrupolosamente ed imparzialità, poiché i figli adottivi erano due e non uno: una garanzia di successione  per  almeno due generazioni.

I prescelti erano Marco Annio Vero, di origine spagnola, il futuro Marco Aurelio,  a cui diede in  sposa la figlia Faustina Minore,  e Lucio Vero, ancora bambino.

Sentendo, forse, mancargli  il tempo,  pochi mesi prima della morte, Antonino fece nominare Consoli entrambi i figli adottivi e quando si ammalò e sentì  la vita sfuggirgli di mano,  volle che la statua della Fortuna,  collocata nella camera da letto degli imperatori,  fosse trasportata in quella del giovane Marco.

Fu una morte "molto dolce, come il più tranquillo dei sonni" si scrisse e al Pio imperatore fu concessa l’apoteosi.

Il funerale fu celebrato  solennemente,  in modo che lo spirito potesse ascendere agli dèi. Il corpo fu posto su una pira e i figli adottivi,  Marco e Lucio, officiarono la cerimonia di divinizzazione del padre adottivo che venne sepolto nel Mausoleo di Adriano, poi gli dedicarono una colonna  il cui fusto, un monolito di granito,  alto quasi 15  metri, era sormontato dalla statua dell’imperatore. Oggi resta solo il basamento con la scena dell’apoteosi.