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“Vieni Via”, il nuovo viaggio di Nicola Viceconti

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MADDALENA CELANO- PATRIZIA GRADITO

Finalmente è stato pubblicato in Italia il nuovo romanzo di Nicola Viceconti intitolato “Vieni Via”, primo classificato nella sezione Narrativa Inedita del "Premio letterario Città Cava de Tirreni XXXIII edizione, già uscito in Spagna e apprezzato da pubblico e critica, un romanzo sulla libertà, la speranza e l'amore.

L’analisi dell’ultimo romanzo di Nicola Viceconti si è rivelata particolarmente interessante da diversi punti di vista. Emerge ancora più chiaramente, rispetto alle precedenti opere, l’attitudine dell’autore a districarsi abilmente nelle dimensioni spazio/temporali che sono focalizzate nel presente articolo. Franco Solfi - il protagonista ottantenne disilluso dal personale trascorso politico - a seguito di un biglietto rinvenuto nella tasca di un vecchio cappotto, intraprende un viaggio di settantuno giorni attraverso due continenti, alla ricerca di Irina, la donna da sempre amata.

Anche in questo caso, grazie alla tecnica dello scavo psicologico che Viceconti sviluppa nei monologhi interiori dei propri personaggi, il protagonista di “Vieni Via” ci mostra il proprio vissuto. Nella scena iniziale, ad esempio, all’interno di una cantina, Franco Solfi afferra e annusa il cappotto sperimentando una vera e propria “immersione sensoriale”, i suoi ricordi riaffiorano prepotentemente, annullando decine di anni. Si tratta del relativismo temporale di Bergson, filosofo francese su cui Proust fonda il suo La recherche du temps perdu, a proposito della famosissima Madelaine citata nel romanzo. Sull'evocazione di un determinato ricordo, Bergson afferma in Materia e Memoria (1896), che questo non è mai puro ma è "impregnato" di percezione. Il tempo, pertanto, diventa soggettivo nel momento in cui l’esperienza è evocata dal ricordo e vestita di emozioni, sentimenti, impressioni personali: “Non potevo interrompere le mie emozioni in quel momento; per me era come viaggiare con la macchina del tempo. Esiste una relazione tra i nostri sensi e il cervello che, in particolari situazioni può esaltare il ricordo, io preferii lasciarmi portare lontano, dove nemmeno coi sogni si riesce ad arrivare” (cfr. pag. 17).

Il tempo soggettivo investe la struttura del romanzo “Vieni Via” con continue analessi, prolessi (flashback); l’intreccio e la fabula non coincidono, se non per qualche deliberato punto di sutura a opera dell’autore, che garantisce così coerenza all’architettura della narrazione, grazie all’ausilio di contrafforti temporali (tempo oggettivo) e spaziali (date, orari, indicazioni topografiche ecc.).

Viceconti offre al lettore, descrizioni paesistiche denotative e connotative accurate, decisamente evocative, con una prosa pittorica, dai tratti anche lirici, rivelando un’originale caratteristica immaginifica. Lo stile è cinematografico, ma nell’economia dell’opera, le digressioni non sono mai manierate e in nessun caso debordano nel compiacimento stilistico o estetico. Le descrizioni, quindi, svolgono per il lettore la stessa funzione di un’ottima fotografia in un film che lo accompagna come parte integrante della narrazione. Paradigmatica, rispetto a tale ultimo aspetto, è per esempio la descrizione del territorio messicano verso San Miguel de Allende: “Due turiste americane, sedute sui sedili in fondo, avevano chiesto di poter scendere per scattare qualche fotografia; volevano immortalare il paesaggio dall’aspetto surreale in cui ci stavamo addentrando: uno spazio immenso, soggiogato da una luce generosa di riflessi e sfumature. Era la parte più suggestiva dell’altopiano dove le jacaranda lasciavano il posto ai cactus e a una quantità infinita di piante grasse dai fiori giallo oro. Il sole era quasi al tramonto e un vento tenue e profumato aveva preso a soffiare lasciando percepire a tratti il sapore e la presenza del panorama predesertico che cominciava a distinguersi, mentre procedevamo verso nord” (cfr. pag. 135). È evidente in questo breve passaggio, così come nelle restanti pagine dedicate al Messico, l’indugiare di Viceconti sul dettaglio e su certi cromatismi, fino ad espandere la percezione del lettore, attraverso l’esaltazione dei sensi. Il cambio di registro, dovuto a un sottile mutamento di tono delle descrizioni spaziali, riflette il gusto del paese in cui sono ambientate le scene, differenziando la scrittura a seconda dei luoghi, come ad esempio la descrizione dei bistrot parigini nei quali si respira un clima decisamente più mentale.

Il topos del viaggio di Franco Solfi è palese e illustra sempre una geografia, nel quale lo spostamento, la cosiddetta commutatio loci, si snoda dall’Europa (da Parigi), a Mosca (la Russia) e nell’America Centrale (Il Messico), per poi concludersi al punto di partenza, a Parigi, dove il nostro protagonista dimora, sua patria elettiva, l’oikos dei greci (la casa). Decisamente intrigante è il titolo dell’opera che promette un “avocare a sé”: vieni qui, via da lì e s’intuisce che si tratta di un nostos, un viaggio che prevede “un ritorno”. Il senso del viaggio in “Vieni Via” non è mera esplorazione, né il perfezionamento dell’iter di formazione culturale e sentimentale, la Wanderung del romanticismo tedesco. Non è nemmeno la semplice alterazione sensoriale nei paradisi artificiali garantita dall’assenzio, né la fuga dalla realtà sociale del decadentismo o la ricerca della libertà orizzontale propria della beat generation americana, di Kerouac. Il motivo del viaggio, come ribadito più volte dallo stesso Franco Solfi, è da rintracciare nella ricerca interiore: “… mi sono spinto in un viaggio di ricerca dentro e fuori di me scoprendo il coraggio per riaffrontare la vita. Era chiaro che il motivo del viaggio fosse rivedere Irina, ma contestualmente, ne è nata un’esperienza che mi ha finalmente fatto sentire vivo” (cfr. pag. 34). Pertanto il viaggio in questione si configura come un nostos esistenziale, in linea con la letteratura contemporanea. Nonostante la narrazione in prima persona, il romanzo “Vieni Via” di Nicola Viceconti, è polifonico in quanto si avvale della voce di più personaggi in gioco, ognuno dei quali contribuisce in maniera complementare alla comprensione del testo. Per tale motivo, si presta a una lettura avvincente su più livelli e, sulla scia dei precedenti romanzi, affronta tematiche sociali di carattere universale quali l’ideologia, l’amore, l’identità e la libertà. Interessanti appaiono le osservazioni del protagonista sul confronto tra la Russia di ieri e quella di oggi, una mescolanza di presente e passato che persiste in maniera palpabile. Ben riuscito il breve, ultimo colloquio con la madre, che segna la fine dei suoi rapporti con i genitori, ciechi di fronte a ogni tentativo di smuovere la loro fede. Molto toccante l’incontro con Irina.

La presentazione del libro avrà luogo mercoledì 6 dicembre 2017, alle ore 18.30 presso la sede dell’Ambasciata del Messico in Italia. (Per info contattare l’Ambasciata)