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La Cena delle ceneri di Giordano Bruno

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di MARIA PIA METALLO

Giordano Bruno nella Cena delle ceneri valuta criticamente le due grandi scoperte della sua epoca, la teoria eliocentrica di Copernico e la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo.

 

Per il domenicano, ribelle ad ogni convenzione, la rivelazione dell'autentica struttura dell'universo contro le fino ad allora imperanti teorie scientifiche, filosofiche e teologiche di Tolomeo, Aristotele e Tommaso aveva ben più importanza della scoperta del continente americano. Una ...valutazione che può stupire chi superficialmente valuti solo sul piano dell'interesse materiale o meglio ancora, del profitto, come si direbbe oggi. Da un lato l'oro del Perù e l'argento del Messico, dall'altro una nuova visione del mondo basata su una serie di schemi matematici. Fra denaro e pensiero, la scelta appariva allora ai più obbligata, e oggi non sarebbe diverso. E invece no, Bruno ragiona secondo altri parametri e in una prospettiva, tanto eretica da portarlo alla morte sul rogo, ma attuale ancora oggi, a quattro secoli e mezzo di distanza. La scoperta/conquista dell'America, con la distruzione di popoli e culture che ne consegue (e che già allora qualcuno denunciava) è per lui una novità pericolosa, generatrice di conflitti, massacri, distruzioni. Gli uomini, denuncia, “han ritrovato il modo di perturbare la pace altrui, violar i patrii genii de le reggioni, di confondere quel che la provvida natura distinse, per il commerzio radoppiar i difetti e gionger vizii de l'una e l'altra generazione, con violenza propagar nove follie e piantar l'inaudite pazzie ove non sono, conchiudendosi alfin più saggio quel ch'è più forte; mostrar novi studi, instrumenti ed arte de tirannizar e sassinar l'un altro”. L'italiano è arcaico, ma il senso è chiaro e attualissimo. Non può considerarsi conquista dell'umanità una scoperta che serve al guadagno di pochi, che mette gli uomini gli uni contro gli altri, che è veicolo di tirannia e di distruzione. Al contrario Copernico ha liberato la “umana raggione oppressa” e “nudata la ricoperta e velata natura”, mostrando lo schema di un universo infinito, popolato di “tante stelle, tanti astri”, una “eterea reggione immensa” aperta a una ricerca incessante e senza confini, politici o religiosi. La conquista scientifica, dunque, come cammino di liberazione dell'uomo dai vincoli della paura e dell'ignoranza. Un uomo artefice dei suoi destini, capace di vivere in sintonia con il cosmo, cioè con quell'ordine razionale di tutto l'esistente nel quale Bruno vede consistere la più intima essenza del divino.