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Messalina, la perversione oltre ogni limite

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di MARIO GIANFRATE

Non si può certo dire che a Messalina mancasse fascino. Ne è ben edotta e lo usa neppure con discrezione per sedurre uomini soggiogati dalla sua bellezza e dalla non comune arte di ammaliare. Senza ritegno, con aria da adescatrice. O per calcolo politico o per puro piacere della carne. Raramente, forse mai, per amore. O forse sì, almeno una volta. Lo vedremo.


Fa chiacchierare di sé per le costanti avventure a sfondo sessuale, anche incestuose con i fratelli: a detta degli storiografi, sfida in un bordello che frequenta abitualmente facendosi chiamare Licisca, una nota prostituta del tempo. Si a, aggiudica lei il confronto, avendo avuto in un sol giorno ben venticinque amanti.

La pessima fama che circonfonde la sua figura – pur in Roma dove adulterio e sesso non hanno limiti – e la indecente dissolutezza che l’accompagna, , senza scadere nel bigottismo e nel moralismo d’occasione,  è in gran parte motivata.

Attenuanti? Probabilmente solo uno: a sedici anni Messalina è data in sposa all’imperatore Claudio di una ventina d’anni più grande. Seppur ancor giovane, Claudio non sempre è in grado di tenere testa agli appetiti sessuali della fanciulla che, pare, nella vita non abbia altri interessi se non quelli di giacere con uomini, da riempire diversi album da collezione.

La sua vita scorre tra amanti saltuari e fissi; ha, però, tempo da dedicare alla vendetta per la morte di Caligola – del quale è stata amante – facendo uccidere gli assassini ed esiliando Seneca al quale è invisa. Il filosofo, è risaputo, è stato consigliere ascoltato di Caligola.

Ma ecco che accade un fatto strano; strano per una con il suo carattere: Messalina si innamora, sì, prova anche lei questa volta, un sentimento sincero, addirittura morboso. Il fortunato si chiama Gaio Silio; sfortunatamente per altro verso, è già ammogliato. Ma come si fa a resistere al fascino “indiscreto” di Valeria Messalina? Sensibile alle grazie della donna, ripudia senza indugio la consorte e ne diventa l’amante.

Ma Messalina non si accontenta, pretende qualcosa in più da quel rapporto adulterino, brama l’uomo tutto per se, a tempo pieno.

Nella mente perversa di Messalina si fa strada una idea stramba: racconta all’ambizioso marito di aver fatto un sogno che l’ha sconvolta; nel sogno si è vista “vedova”, un cattivo presagio che semina terrore nel futuro della donna. Ma le, lei sa come scongiurare la sorte ria che il destino le riserva: deve – udite, udite – divorziare dal marito e sposare un altro uomo per trasferire su di esso la malasorte.

Il buon Claudio – che tanto buono poi non dev’essere e nemmeno tanto stupido – abbozza, finge di essere convinto delle ragioni della consorte e parte per Ostia.

Occasione ghiotta per l’astuta Messalina che, approfittando dell’assenza di Claudio, dà corso al matrimonio con l’inebetito Gaio, con una sfarzosa cerimonia. Della qual cosa Claudio ne viene a conoscenza, e, senza perder tempo, incarica i suoi fidi di ammazzare i due concubini.

La sorte di Valeria Messalina è, ormai, segnata. La sua vita tra lusso e lussuria, è giunta al capolinea; sulla sua depravata esistenza sta per calare la tela. La lama del tribuno incaricato da Claudio le squarcerà il petto lasciandola agonizzare a terra, nei giardini di Lucullo, per solo pochi attimi.

Da morta, subirà l’onta della damnatio memoriae; il suo nome verrà cancellato dai documenti e le statue a lei dedicate saranno irrimediabilmente distrutte.