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L’intellettuale nei rapporti con il potere

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di MARIAPIA METALLO

Un saggio di Bobbio, quanto mai attuale, ne definisce il ruolo


Bobbio ci ha ammonito: se la comprensione analitica delle scelte storiche concrete non occuperà un posto di rilievo nei nostri studi, le nostre scelte morali saranno inadeguate, e, soprattutto, la nostra forza politica, che consiste nel far luce sui possibili percorsi politici che intendiamo scegliere, ne risulterà indebolita.

In un saggio del 1993 intitolato “Il dubbio e la scelta”, Bobbio ha sentito la necessità di parlare del ruolo dell'intellettuale e dei suoi rapporti col potere. La domanda è dunque: vi è qualcosa di specifico nel ruolo degli intellettuali? Sì: applicare la conoscenza individuale dell'intellettuale alla comprensione storica dell'epoca in cui si trova. Per questo occorre evitare l'errore insito in due atteggiamenti tipici degli intellettuali liberali (europei) - atteggiamenti collegati, forse anche complementari, ma entrambi da rigettare -: la tentazione di separare la storia dai suoi prodotti (sotto forma di idee, concetti, teorie) occultando i contenuti contestuali che essi racchiudono; e la tentazione di produrre una storia che separa il contenuto di una dottrina dai suoi effetti, evitando di riferire questi a quella. Il primo è l'errore tipico dell'intellettuale accademico (lo studioso) portato ad attribuire a ciò che è un puro prodotto di circostanze storiche e sociali determinate un carattere surrettizio di oggettività e universalità, giustificando forme di arroganza politica (il che però non è incompatibile con l'assunto di Bobbio secondo cui la cultura si ispira a valori universali: l'universalità appartiene all'essenza stessa del sapere). L'altro è invece l'errore dell'intellettuale che, rispondendo all'appello dell'autorità che lo vuole come "esperto", viene meno all'etica propria del suo ruolo rendendosi responsabile di un arretramento nella teorizzazione delle norme morali e giuridiche di una società. Da queste idee si può trarre un'importante lezione: c'è bisogno di storicizzare le nostre analisi intellettuali. Ciò non significa né l'accumulazione di dettagli cronologici - per quanto utile ciò possa essere -, né quel genere di grossolana relativizzazione che sostiene l'ovvia circostanza per la quale ogni situazione specifica è diversa da ogni altra, né, tanto meno, l'adorazione acritica della storia tipica di parecchie forme di storicismo. Storicizzare significa piuttosto collocare la realtà che stiamo studiando all'interno dell'insieme storico più ampio in cui essa si situa e opera. In questo senso, "storicizzazione" non è l'opposto di "sistematizzazione", perché non è possibile sistematizzare senza intendere i parametri storici dell'insieme.