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Garibaldi e il debito non pagato…

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di MARIAPIA METALLO

Quattordici anni dopo la spedizione dei Mille, Garibaldi garantì per il figlio primogenito Menotti un prestito di duecentomila lire dell’epoca dal Banco di Napoli,

 

una somma che corrisponde a circa ottocentomila euro di oggi, per l’acquisto di suoli nell’Agro-pontino. Con una lettera autografata il generale così si impegnò: “Colla presente dichiaro garantire il rimborso della somma di lire 200/mila che il Banco accorda a mio figlio Menotti secondo le norme dell’Istituto. E questa mia garanzia, servirà sino a totale estinzione del debito suddetto”. Una somma che Menotti non restituì mai. Passati infatti tre anni di solleciti mai ascoltati, il padre famoso fu richiamato dal Senatore del Regno d’Italia Salemi al quale il settantenne Garibaldi scrisse: “Illustre Senatore, la pregiata vostra del 14, l’invio a mio figlio Menotti, che spero farà onore alla mia firma. In ogni modo io sono sempre responsabile verso il Banco di Napoli della somma prestata a mio figlio”. Di fatto, della soluzione del contenzioso, Garibaldi non si preoccupò più di tanto. Dopo quasi dieci anni dal prestito, mentre il Banco decideva di procedere ad una scandalosa esecuzione forzata contro le proprietà di famiglia, Menotti scrisse al direttore della banca su carta intestata della Camera dei Deputati, informando che il Governo aveva deciso di “condonare” la somma dovuta. La questione fu messa pian piano nel dimenticatoio e la banca dovette rinunciare definitivamente al recupero del credito. Va detto che successivamente fu accordato al vecchio Garibaldi un corposo vitalizio di centomila lire annue (circa quattrocentomila euro) per riconoscenza della nazione italiana ma il Banco di Napoli non vide mai tornare indietro nemmeno una parte del tesoro “regalato” alla famiglia Garibaldi. A pochi anni dall’unità d’Italia, fu quello il primo segnale di un lento decadimento del Banco più florido d’Italia e che poi sarebbe stato assorbito un secolo dopo da un istituto bancario, manco a dirlo, di Torino.