Andrisco - Filippo VI di Macedonia o Pseudofilippo

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di MARIA PACE

La battaglia di Pidna, oltre a segnare la definitiva scomparsa della monarchia macedone, fu decisiva e importante perché segnò l'abbandono della linea diplomatica romana a favore di una più energica politica di "annullamento" degli sconfitti. Da Pidna in poi i Romani avrebbero sistemato le faccende  con le popolazioni d’Oriente con mano decisamente più energica.

 


Con i Macedoni, Roma fu piuttosto severa: il regno venne diviso in quattro Stati indipendenti con l’obbligo di pagare gravosii tributi e molte furono le famiglie, tra cui quella dello stesso re Perseo, ad essere condotte a Roma in cattività.

In Epiro la repressione fu ancora più dura: almeno sette città vennero distrutte; quanto alla Grecia, le lsciarono la libertà, ma deportarono e giustiziarono tanti cittadini.

C’erano, dunque, tutti i presupposti per creare malumori e sentimenti di ribellione, che non tardarono a manifestarsi, nel 148 a.C., dopo 15 o 16 anni dalla morte di Perseo, ad opera di un mercenario di nome  Andrisco.

Degne di un romanzo d’appendice, le vicende legate a questo nome, come partorite dalla mente fertile di un bravo romanziere.

Chi era Andrisco?

Nato nella Troade, intorno  al 180 a.C. da una umilissima famiglia, Andrisco prestava servizio come mercenario.

Disinvolto e sicuro di sé, oltre che di bell’aspetto, scoprì presto di essere sorprendentemente somigliante al principe Filippo, figlio di  re Perseo e di Laodice, principessa di Siria. Dotato anche di una straordinaria capacità persuasiva, Andrisco diede vita ad una eccezionale sceneggiata, spacciandosi per lui.

Si presentò dapprima in Macedonia, esortando i cittadini ad unirsi a lui per ricostruire l’antico impero, ma non ricevette molti consensi e vide ben presto fallire il suo progetto.

Andrisco, però, era solo all’inizio della sua avventura e non aveva intenzione alcuna di rinunciarvi. Partì per la Siria, convinto di trovare appoggio presso re Demetrio I, da cui si fece ricevere ed a cui si presentò come Filippo, figlio di Perseo e nipote, essendo la regina Laodice, sorella del Re macedone.

Il vero Filippo, però, che era stato portato prigioniero a Roma, qui era morto e Demetrio, scoperto l’inganno, lo fece prigioniero e lo consegnò ai Romani.

Condotto a Roma, la sua figura e le sue intenzioni, però, furono sottovalutate; relegato in una cittadina italica, senza adeguata sorveglianza, il prigioniero riuscì a fuggire a Mileto e con l’aiuto di Callippa, sua amante e concubina di Perseo, la quale gli fornì denaro ed insegne reali,  cercò rifugio in Tracia.

Dalla Tracia passò in Macedonia.

Correva l’anno 149 a.C.

Il piccolo impostore e avventuriero, dopo un breve periodo di sbandamento, durante il quale si dette al brigantaggio, metteva, finalmente in atto il suo progetto.   Per prima cosa cercò l’alleanza di due principi, Tere e Barsada, convincendoli della propria reale identità, poi, con il loro aiuto, riuscì a raccogliere un esercito intorno a sé, pronto a dar battaglia ai Romani; ricevette aiuti anche dai Cartaginesi, allora in guerra con Roma.

Grande trascinatore, Andrisco riuscì ad infervorare gli animi contro Roma, su tutto il territorio, accolto come liberatore dalla popolazione macedone.

Roma, a questo punto, pensò di risolvere la faccenda inviando il legato Scipione Nasica il quale, però, sottovalutò le capacità dell’avversario e considerandolo semplicemente un brigante, lo affrontò con tale poco impegno da finire sconfitto.

Seguì il pretore Publio Juvenzio, che non ebbe maggior fortuna e che in uno scontro, nel 148 a.C. venne sconfitto e perse anche la vita.

Quelle clamorose vittorie consentirono ad Andrisco di acquisire maggiore forza e prestigio e soprattutto il consenso della popolazione macedone che lo proclamò Re della Macedonia con il titolo di Filippo VI, figlio di Perseo.

E Roma stava a guardare?

Non proprio! Deciso a chiudere la partita, il Senato gli inviò contro due Legioni al comando del pretore Cecilio Metello.

Correva l’anno 148 a. C. e le sorti cominciarono ad abbandonare pian piano l’irriducibile e coraggioso avventuriero: il console Metello arrivò con le sue Legioni dall’Illiria e lo raggiunse a Pidna, proprio la stessa località dove, venti anni prima, Perseo era stato sconfitto.

L’esercito di Andrisco fu sbarAgliato: la cavalleria disertò e la fanteria, divisa in due tronconi, fu pesantemente sconfitta.

Costretto ad arrendersi, ma non a cedere, Andrisco fuggì in Tracia, riparando presso il principe Bizes, suo alleato; Metello lo inseguì e sconfinò in territorio trace, dove l’alleato, il principe Bizes, lo tradì, consegnandolo nelle sue mani..

Finì in questo modo l’avventura del piccolo, intrepido avventuriero; finì legato al carro del vincitore che sfilava per le vie di Roma e successivamente finì giustiziato.