Marxismo nel Novecento con uno sguardo al presente

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di MADDALENA COVIELLO

Alberto Altamura parla del suo nuovo libro “Marxismo aperto” a Bitonto


Lunedì sera a Bitonto presso La Galleria Nazionale della Puglia “Girolamo e Rosaria De Vanna” è stato presentato il libro: “Marxismo aperto. Giuseppe Semerari e l’umanesimo socialista tra destalinizzazione e Sessantotto” della casa editrice stilo. L’incontro culturale è facente parte del Progetto comunale “Bitonto città del festival: viaggi letterari nel borgo” alla settima edizione. Ospite dell’evento è stato il docente di Filosofia presso i licei e ricercatore Alberto Altamura, mentre il volume è stato presentato da Cecilia Petta, docente di storia e letteratura italiana presso i licei.

Tema dell’opera è il pensiero filosofico marxista diffusosi in maniera diversa durante le rivolte polacche del 1956 con Kolakowski e Schaff, nella Jugoslavia di Tito per mezzo della rivista “Praxis”, in quel misto di speranza e tragedia quale la Primavera di Praga attraverso Kosik. Sono considerati, dunque, gli anni ‘50 e ‘70, periodo caratterizzato dalla storia del comunismo europeo, dimenticato e qui ripresentato in chiave funzionale e inedita.

Che cosa vuol dire Marxismo aperto? Altamura rifacendosi al docente universitario Semerari e ai suoi studi, contenuti nel libro, con Kosik dice «marxismo aperto significa autocritica permanente del socialismo quale scelta rispetto al capitalismo e al burocratismo».

«Parlare del marxismo significa parlare di classi, organizzazioni critiche, quindi i temi dell’individualità, della responsabilità, della scelta e altre forme. Contrariamente è importante come, in questi anni raccontati nel libro, le correnti riformiste, i filosofi trattati siano stati oppressi e com’era più importante a differenza  loro far permanere l’idea classista che questi hanno tentato di superare», ha spiegato Altamura.

Emerge una riflessione attuale sulla condizione contemporanea della sinistra italiana che non valorizza le diversità di pensiero, non si arricchisce di nuovi. Si chiude dinanzi all’innovazione anche di partiti nuovi o pseudo nuovi senza affrontare le situazioni con distinzione democratica, suo unico fine, necessario per una pluralità d’idee e vedute, e che l’uomo sociale richiede, non la classe. Alternativa unica e vincente laddove il sogno democratico potrebbe essere infranto dall’altra parte dinanzi a spettatori protagonisti apparentemente inermi.