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Tito Quinzio Flaminino

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di MARIA PACE

Correva l’anno 196 a.C. ed a Corinto stavano per iniziare i Giochi Istimici. L’affluenza era stata numerosa, come sempre ed ancora di più, perché si era sparsa voce che il grande generale romano Tito Quinzio Flaminino sarebbe stato presente ai giochi.


Quand’ecco, nel confuso vociare generale, un araldo scendere nell’arena ed al suono della tromba, cercare l‘attenzione generale.

Sull’arena scese il silenzio e l’araldo, ad un cenno del generale Flaminino, con accenti intensi e  vibranti , prese a declamare a gran voce qualcosa che prima ammutolì, poi fece esplodere l’arena.

Di che cosa si trattava?

Si trattava di un evento davvero inaspettato e assai gradito: in nome del Senato e su invito dello stesso Flaminno, si annunciava la liberazione e l’indipendenza  della Grecia dal dominio macedone.

La gioiosa incredulità della folla era tale che a gran voce, chiedeva all’araldo, che assieme al trombettiere già stava lasciando l’arena, di tornare per rileggere il proclama perché, continuava a ripetere:

“tanto incredibile era il contenuto di quel bado, da non riuscir a prestar fede alle proprie orecchie .”

Ecco quello che l’araldo, per la seconda volta,  declamò:

“Il Senato Romano e il generale Tito Quinzio Flaminino, dopo aver vinto in battaglia il re Fiippo e i macedoni, dichiarano che siano liberi, esenti da tributi e da guarnigioni, governati dalle leggi patrie, i Corinzi, i Focesi,  i Locresi, gli Eubei , i Magnetri, i Tessali, i Perrebi e gli Achei.”

Il giubilo che seguì a queste parole, dunque, fu tale che da quel momento, Flaminino fu considerato il “liberatore della Grecia” e l’uomo con maggior ascendenza sulla popolazione greca.

Flaminino si concesse all’ entusiasmo di una folla che, in preda all’ebrezza di una riconquistata libertà, lo circondò per  toccarlo,  parlargli  o anche  solo di vederlo da vicino.

Un gesto propagandistico o un autentico  amore per il mondo e la cultura ellenica?

In realtà, a scopo di predominio, dal momento che il Senato romano appoggiava la fazione aristocratica delle città.

Ma chi era Flaminino?

Tito Quinzio Flaminino, fu un militare ed un politico di prim’ordine. Fu colui che portò  la Grecia nell’orbita di Roma, sottraendola al  dominio macedone ed a Filippo V  di Macedonia con cui entrò in guerra.

Appartenente alla potente famiglia Quinzia, fra le più nobili e antiche, presente in Roma già dai tempi della conquista di Albalonga, Flaminino aveva  a sé davanti, un cursus honorum già tracciato e ben definito.

Uomo dalle decisioni rapide, consumò tutte le tappe della sua prestigiosa carriera con grande anticipo, divenendo console addrittura prima del tempo consentito per  motivi  anagrafici. Ai tempi della famosa dichiarazione di autonomia della Grecia, aveva solo 33 anni, ma alle spalle, vantava una grande vittoria su Filippo V di Macedonia e  davanti una luminosa carriera.

Il suo cursus honorun era, dunque, di tutto rispetto: Tribuno militare, Triumviro, Questore , Console per ben cinque volte… più che al potere ed alla ricchezza, questo grande condottiero mirava alla gloria ed alla fama.

Uomo integerrimo, Flaminino diede prova della sua correttezza già  nel 201 a.C. quando comparve per la prima volta sulla scena politica come  Commissario  per la distribuzione di  terre ai veterani che avevano combattuto in Africa sotto Scipione l’Africano.

Buon politico ed ottimo soldato, combatté nelle guerre contro Annibale nel 199,  fu Questore e nello stesso anno si candidò al Consolato, ma fu apertamente osteggiato da due tribuni della plebe perché prima di puntare al Consolato bisognava aver ricoperto altre cariche, quali quella di Edile; il Senato, però, finì per concedergli lo stesso la nomina a console e lo invaò in Macedonia,  contro Filippo V.

Aveva solo trenta anni.

Dinamico e impaziente,  Flaminino partì immediatamente per la Grecia ed a Circira (l’odierna Corfù) pose il suo quartiere generale per cercare la via più favorevole per invdere la Macedonia e non tardò  ad individuarla: una via ardua e pericolosa: il passo di Antigoneia, che, però, era saldamente in mano al nemico.

Informato dell’esistenza di un passaggio tra i monti, non presidiato dal nemico, ardito e  coraggioso quale era, Flaminino non esitò un attimo  a o percorrerlo, anche contro il parere dei suoi luogotenenti e dopo aver inviato una guida a verificare che davvero non vi fossere soldati di Filippo V a presidiarlo, si trovò alle spalle dell’armata macedone la quale riuscì ad opporre solo una debole resistenza ed abbandonò subito il campo.

Seguendo una politica del tutto personale nei confronti della Grecia, di cui era grande estimatore, Flaminino si preparò a consolidare i domini conquistati, ma si trovò subito a contrastare la Lega Etolica, delle città della Grecia centrale, che contro di lui, chiesero l’aiuto di Antioco, Re della Numidia, più volte sconfitto, però e costretto a ritirarsi in Asia.

Soprannominato “La spada di Roma”, Il grande generale romano, però, voleva presentarsi alla Grecia conquistata più come ”liberatore” dal giogo macedone che conquistatore romano.  Trattò, dunque, con clemenza i vecchi e liberò i prigionieri.

Anche la conquista del territorio era stata meno traumatica del sistema usato solitamente dai Romani, eccezione per la città di Faloria, passata per le fiamme, quale ammonimento per le altre città; sul territorio  si distinguevano due leghe di città: la Lega Achea  nel Peloponneso e la Lega Etolica nella Grecia   Centrale.

Ottimo soldato,  uomo dai gusti semplici e per nulla raffinato, Flaminino si mescolava spesso ai suoi uomini, discuteva dei loro problemi ed era da loro  amato e rispettato.

Di carattere fermo e deciso, possedeva ingegno ed improvvisazione; non si fermava davanti a difficoltà alcuna e riusciva ad adattarsi a qualunque situazione. Abile ed accorto uomo politico, badò soprattutto alla conservazione del  delicatissimo e fragile equilibrio fra un Senato romano assai contrario alle mire espansionistiche verso Oriente e le rivalità fra le città delle due Leghe greche, tenendo sempre d’occhio le mire espansionistiche  di Antioco III  di Siria.

Un fragile equilibrio che il grande generale e stratega politico riuscì ad ottenere attraverso una linea di condotta assai severa e anche repressiva nei confronti di quelle città greche non favorevole a Roma. Fino al Congresso di Nicea, nel  corso del  quale si chiese a Filippo V di Macedonia di ritirare  le sue  guarnigioni dalle città greche.

Gli alleati greci, tra cui la Lega Etolica, volevano  chiudere subito  la partita, ma l’accorta diplomazia di Flaminino  riuscì  a prender tempo ed a stabilire una tregua di due mesi,  al termine della quale, il Senato gli concesse pieni poteri a tempo indeterminato sia per giungere ad una pace che per continuare la guerra e sollecitare lo scontro contro Filippo di Macedonia, che si concluse con la sconfitta del Macedone  nella battaglia di Cinecefalo.

Correva l’anno 196 a.C.

Sconfitto Filippo, dimostrando la superiorità dell’esercito romano sulla famosa falange macedone e  sistemati i territori sottratti al re macedone, Flaminino si vide trascinato in una nuova guerra dal tiranno  di Sparta, Nabide, malvisto a Roma.

Avuti i pieni poteri dal Senato di Roma, Flaminino convocò a Corinto un Concilio delle città greche per decidere il da farsi. Tutte si mostrarono liete di liberarsi del dittatore spartano, cosicché Flaminino e gli Alleati si posero in marcia su Argo,  roccaforte spartana e successivamente marciarono direttamente su Sparta e l’attaccarono, mentre ad Argo la popolazione si ribellava  e scacciava la guarnigione spartana dalla roccaforte.

Flaminino, allora, scacciato Nabide da Sparta, partì per Roma, dove  gli tributarono un grandioso Trionfo  che durò diversi giorni.

Correva  l’anno 194°.C.

Due anni dopo, però, una nuova  minaccia  arrivava dalla Grecia, ,rappresentata dalla nuova politica espansionistica del re di Siria,  Antioco III il Grande e Roma lo inviò sul posto quale ambasciatore per rassicurare i vecchi alleati e cercarne di nuovi. E una volta ancora, le qualità politiche da grande stratega militare, che mirava non solo ad assicurare la fedeltà della Grecia a Roma, ma anche a difenderne l’autonomia e la libertà da egemonie varie, fecero di lui il campione del filo ellenismo in Roma.

Flaminino uomo politico e  stratega militare,  ma anche buon filosofo. A lui sono attribuite frasi di questo tipo:

“Si riconosce dai fatti e non dalle chiacchiere chi è davvero un amico.” (citata da Livio)

Oppure:

“La libertà impiegata con senso di misura reca giovamento ai singoli cittadini e alle intere cittadinanze; quando invece è eccessiva reca disagio agli altri ed è rovinosa per chi la possiede perché non conosce limiti.”