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Le "Riflessioni" di Esiodo

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di MARIAPIA METALLO

“Di contese non c'è un solo genere, ma sulla terra/

 

due ce ne sono: l'una chi la capisce la loda,/ ma l'altra è degna di biasimo, perché hanno un'indole diversa e opposta:/ l'una infatti favorisce guerra cattiva e discordia,/ crudele, nessun mortale l'ama, ma costretti,/ per volontà degli dèi, rispettan la triste Contesa./ L'altra la generò per prima Notte oscura/ e l'alto Cronide, che nell'etere ha dimora, la pose/ alle radici della terra, e per gli uomini è migliore:/ essa anche chi è pigro risveglia al lavoro;/ perché se uno è senza lavoro e guarda a un altro che,/ ricco, si sforza ad arare e a piantare/ e a far prosperare la casa, è allora che il vicino invidia il vicino/ che si adopera per arricchire; e buona è questa Contesa per gli uomini; e il vasaio è geloso del vasaio, e il fabbro del fabbro/ e il mendico invidia il mendico, il cantore il cantore” (Erga) Esiodo

Con Esiodo la figura del poeta entra per la prima volta nell’opera letteraria non soltanto per i riferimenti alla propria esperienza biografica, ma soprattutto per la presenza di giudizi basati su una personale riflessione. Alla disgregazione dell’epica narrativa arcaica Esiodo contribuisce attraverso un costante richiamo alla realtà. Vivo è in lui l’interesse per il presente e per la concretezza della vita quotidiana. Temi centrali dei suoi versi sono il commercio, la navigazione, l’emigrazione e il forte attaccamento etnico cui fa da sfondo la ricerca della sussistenza nella prospettiva di un miglioramento delle condizioni di vita. Per Jesper Svenbro Esiodo è il contestatore di un ordine sociale ingiusto dominato da un’aristocrazia parassitaria, specchio di quella ritratta nell’Odissea. È la verità che può e deve essere veicolata da un racconto differente e altro rispetto all’epos tradizionale. Sul filo di questo ragionamento, appare evidente che Esiodo non intenda proporsi quale erede dell’aedo o del rapsodo, dunque come poeta vate, araldo e depositario di una sapienza assoluta e universale che intreccia storie al fine di dilettare il proprio pubblico.
Egli concepisce se stesso come un poeta guidato dalla missione di annunciare la verità dei valori che gli dèi impongono agli uomini. La distanza dai contenuti dell’epos tradizionale e dagli altri poeti emerge in tutta la sua portata.

Esiodo introduce numerosi elementi innovativi. Primo fra tutti il costante richiamo a conoscenze personali e concrete che, espresse nella forma tipica della dizione epica, vengono nobilitate e calate in un più vasto ordine morale e religioso.

Nella sua immagine, l’intenzione poetica non deve risolversi in un fine narrativo, ma etico.
D’altra parte la società in cui vive e opera non si riconosce più nei valori della morale omerica: uomo degno di onore è colui che riesce ad affermare la propria dignità e a raggiungere una discreta agiatezza economica attraverso il proprio lavoro, vivendo all’insegna della giustizia e dell’onestà.
Il lavoro è il requisito fondamentale per l’affermazione della dignità dell’individuo, in quanto contribuisce a ridimensionare le distanze di censo, all’origine di numerose disuguaglianze. Benché dominata dalla povertà, la società in cui si consumano le vicende personali di Esiodo appare percorsa da un vivo desiderio di giustizia, da un anelito a Dike e a Zeus, garanti dell’ordine e dell’uguaglianza sociale. La produzione esiodea oscilla tra tradizione e innovazione: la rievocazione di un passato mitico, popolato di divinità e di eroi, approda all'analisi di un presente di profonda corruzione etica. In questa voce libera e indipendente, che giunge a noi attraverso le mediazioni del tempo, risuona attuale l'eco di un'esortazione a ricercare la verità e a pretendere maggiore giustizia e uguaglianza. Sempre e in ogni contesto.