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Antica Roma, Spettacoli e divertimento (seconda parte)

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di MARIA PACE

Una figura particolare era il gregarius, il quale costituiva una categoria di minor costo da alternare, negli spettacoli, ai grandi atleti. E questo significa che dietro questi spettacoli, si muoveva un grosso giro d’affari.


Esattamente come ai giorni nostri ed alle moderne competizioni sportive.

Esisteva un’organizzazione assai complessa ed articolata ed esistevano leggi che la regolavano: le Leges Gladiatoriae, diversenella provincia da quelle di Roma, dove i giochi  erano programmati ed allestiti solo con il consenso del Senato o dell’Imperatore.

Non così nella provincia. Qui conosciamo una figura davvero interessante: il ”lanista”. Imprenditore, lo chiameremmo oggi.

Chi era il lanista?

Era il Capo e il responsabile di quella che era chiamata la familia gladiatoria, a  cui facevano capo tutti i gladiatori della zona.

Un individuo, quasi sempre, di pessima fama ed grazie alla sua attività di imprenditore  di spettacoli gladiatori. Si occupava del mantenimento e dell’addestramento degli atleti ed organizzava combattimenti su richiesta di quanti volessero offrire spettacoli per le più svariate occasioni.

Nel corso dei secoli, questi spettacoli divennero così costosi, per l’altissimo prezzo che il lanista chiedeva per i suoi atleti migliori e più quotati, che il Senato dovette intervenire per fissare un tetto massimo sul prezzo della prestazione di ognuno di loro.

Osannati, viziati e coccolati, al contempo, però, sempre privati della libertà, i gladiatori vivevano una vita precaria e pericolosa, contribuendo ad arricchire quella di altri. Spinti dal miraggio di ricchezza e notorietà, erano tanti i giovani che affrontavano i rischi dell’arena, tanti anche i giovani appartenenti a nobili famiglie decadute e squattrinate che, mettendosi nelle mani di un lanista, scendevano nell’arena, nella speranza di riacquistare lustro e ricchezza. Si trattava di uomini liberi che costituivano una categoria a parte, ma le categorie erano diverse ed Ecco come erano divise:

.  Noxi ad gladium ludi damnati, condannati a morte senza scampo, poiché scendevano disarmati nell’arena.

.  Noxi ad gladium, condannati ai lavori forzati a cui veniva concessa la libertà se fosse sopravvissuto al combattimento .

.  Ad gladium,  schiavi destinati all’arena.

.  Auctorati, uomini liberi che affrontavano l’arena.

.  Ad gladium, schiavi ceduti in affitto dai padroni.

Diverse anche le classi e  la denominazione di questi  combattenti.

All’inizio, intorno al terzo secolo a.C. i combattimenti tra guerrieri si praticavano solo nel Sannio  e si chiamavano samnes, dal nome della particolare armatura dei guerrieri sanniti e fino alla fine del secondo secolo a.C. i due termini  samnesgladiator indicavano la stessa cosa ed avevano praticamente lo stesso significato.

Ai Sanniti si aggiunsero i Galli della Gallia.

Ai Romani piacevano molto questi combattimenti tra guerrieri, piacevano così tanto, da importarli  nella loro società, trasformandoli, però, pian piano e caricandoli sempre più di violenza e sadismo: erano nati i giochi gladiatori.

Questi giochi, però, si tenevano all’aperto, in recinti di legno e solo più tardi, quando si introdussero altre figure di combattenti, si sentì il bisogno di costruire apposite strutture in cui eseguirli. Veri monumenti dove esaltare tutta la potenza e la capacità, ma anche  la violenza e la brutalità in quei “giochi”.

Andiamo a conoscere da vicino questi eroi del coraggio e della destrezza e la loro specialità.

Ed ecco una carrellata di nomi.

Il Sannita: il suo armamento era lo stesso dei  guerrieri sanniti, costituito, cioè, da gladius e scutus,  ossia, una corta spada ed uno scudo; il capo era coperto da un elmo piumato in ottone  e uno schiniere intorno alla gamba sinistra,  guanti e corazza intorno al busto.

Furono fra i primi guerrieri a sfidarsi in questo genere di combattimento, i  munera, che avevano lo scopo di divertire, ma che di certo  non  avevano nulla in comune con la finzione scenica del cinema. Erano violenti e mortali, ma  sottoposti a rigidissime e complesse regole.

Il Trace, o Thraes, proveniente dalla Tracia, così come il Sannita e il Gallo, come armi usava quelle dei guerrieri traci.

Apparteneva alla categoria dei parmularii, dal nome del piccolo scudo, quadrato o circolare, in dotazione, la parmula, in contrapposizione agli scutarii, gladiatori armati di grande scudo rettangolare, lo scutum; proprio a causa delle ridotte dimensioni dello scudo, la protezione alle gambe, fino all’inguine, i due cnemides, ossia gli schinieri, arrivavano fin sopra il ginocchio. Protezione anche per il braccio, armato con una manica in cuoio o semplice imbottitura.  Micidiale era la sua arma, la sica, particolare, spada,  corta e con la lama  leggermente ricurva, adatta a colpire l’avversario al collo o alle spalle. Suoi avversari designati erano il mirmillone, il provocatore ed altri della stessa categoria.

Dal fisico agile e snello, il portamento elegante, il modo di combattere del Trace era quasi una danza. I suoi movimenti erano veloci e scattanti, spettacolari e scenografici, ad ispirazione  dell’elemento decorativo dell’elmo che  gli proteggeva il capo: la testa di un grifone, l’animale  mitologico dal corpo di leone e la testa di  rapace.  A forma di calotta a tesa larga econ ai lati due forellini  per inserire  piume ornamentali, l’elmo era   sormontato da  un lophos o  alto cimiero  e provvisto di visiera con apertura  a grata.

I fans dovevano andare in visibilio davanti  alla sua “danza”, fino a fare del trahex una delle figure più osannate dei giochi gladiatori, come risulta da questo breve scritto:

“…un atteggiamento che mandava in visibilio la folla, la eccitava, creava confusione e la spingeva perfino a menar le mani.

E si eccitava anche lui, il trahex, al ruggito di quella belva. Belva più belva di tigri, tori e leoni. Belva che tanto più godeva quanto più lunghi erano gli spasimi dell’agonia di chi precipitava in quella fossa. Lo eccitava quel fragore di mille tuoni e lo eccitava la calma, preludio della lotta finale: il silenzio totale ed infinito delle decine di migliaia di respiri trattenuti… l’attimo infinito di estrema solitudine, annientato dall’applauso colmo di istinto omicida.

“Ahhh!” l’urlo che salì dalla fossa distolse Milos dalle sue emozioni: laggiù, il destino dei due gladiatori stava per compiersi.”  (continua)

(tratto da “LA LEGIONE X”) di Maria Pace.