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Falstaff

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di MARIAPIA METALLO

“Tutto nel mondo è burla. L'uomo è nato burlone”.
( Atto III)


 

 


Il posto eminente che il Falstaff verdiano occupa nella storia dell'opera non deriva esclusivamente dalla sua musica ineguagliabile, ma anche in misura significativa dal libretto di Arrigo Boito. Questi ha saputo trasformare magistralmente la commedia di Shakespeare in un libretto, senza sacrificare le dimensioni shakespeariane dell'argomento. Al centro dell'opera sta il grasso cavaliere, la cui immagine si arricchisce ed approfondisce di quei tratti che Boito rilevò dal dramma Enrico IV, sempre di Shakespeare. Sir John Falstaff non è affatto una figura solamente comica; non è solo il cavaliere decaduto del declinante Medioevo che, ridottosi ormai a vivente anacronismo, tenta di condurre un'esistenza parassitaria a carico dei borghesi inglesi arricchiti, ma è anche un filosofo dalla tragica saggezza, che è consapevole delle dubbiezze della vita, dell'onore e delle nozioni etiche convenzionali, e che, alla fine, con ironia superiore e filosofia sorridente, ravvisa nella follia una prerogativa universale: "Tutto nel mondo è burla, l'uomo è nato burlone, nel suo cervello ciurla sempre la sua ragione". È soprattutto nella condizione dell'ambivalenza di tragico e comico, dei limiti fluttuanti di queste due forme del genere drammatico che Verdi si avvicinò a Shakespeare. Fin dai primi tempi il genio drammatico di Shakespeare aveva costituito per Verdi l'ideale al quale si era orientata la sua attività compositiva e si erano formate le sue idee sull'opera d'arte teatrale. Più che ogni altro modello nel genere del teatro musicale, Shakespeare gli mostrò sempre la via per giungere ad un'arte in grado di cogliere in profondità la realtà umana con tutto il suo intreccio di passioni. L'intera opera di Verdi ricevette assidui impulsi dalla profonda conoscenza dei drammi shakespeariani. In questa commedia i tratti seri e gravi del vivere si sottendono ad un riso inesorabile, ma liberatorio ed irrefrenabile. Per esso tutti i problemi si dissolvono nel nulla. È il riso di un uomo che ha conosciuto le oscurità abissali dell'esistenza come pochi altri, e che ora fa udire contro e su di esse la sua risata. L'eccezionalità di Falstaff è data dal fatto che la sua schiacciante serenità non è mai caratterizzata da un ottimismo piatto e spensierato, ma appare invece come il rovescio del tragico, con cui si lega indissolubilmente. In questa ultima opera Verdi, il grande tragico del teatro musicale, volle far proprio un atteggiamento di ridente superiorità, che intende l'intera vita come una commedia e la risata come l'ultima risorsa del saggio.

Il 22 novembre 1940 ebbe luogo la prima esecuzione per fucilazione nel campo di Auschwitz. I detenuti furono portati dalla polizia criminale di Kattowitz (Katowice). 40 Polacchi, che non erano prigionieri di Auschwitz, furono fucilati per rappresaglia a causa di presunti atti di violenza e aggressioni ai danni di agenti di polizia a Katowice. Il Reichsführer SS Heinrich Himmler ordinò che le esecuzioni fossero eseguite in gran segreto.

Le esecuzioni iniziarono alle ore 12:00... presso una cava situata vicino al campo e durarono circa 20 minuti. Il plotone di esecuzione era composto da 20 uomini delle SS appartenenti al battaglione delle guardie del campo. Il comandante del plotone fu l' SS-Untersturmführer Täger e l'esecuzione fu diretta dall' SS-Obersturmführer Karl Fritzsch. Ogni condannato fu giustiziato da due soldati delle SS.

Lo stesso giorno furono compilati 40 protocolli separati riferiti all'esecuzioni dei 40 Polacchi. Sotto la voce "esame dei cadaveri" (Leichenbefund), fu registrato un colpo al cuore, come confermato dalla firma del medico del campo l' SS-Hauptsturmführer Max Popiersch. I protocolli con timbro "Kommandantur Konz. - Lager Auschwitz" furono firmati dal comandante SS-Hauptsturmführer Rudolf Höss. Inoltre, il comandante scrisse un rapporto inerente alle esecuzioni anche per l'ispettore del campo di concentramento.

Durante l'appello serale, il direttore del campo Karl Fritsch avvertì tutti i prigionieri contro i tentativi di fuga. Minacciò che, in caso di successo nella fuga, sarebbero stati fucilati molti residenti della città natale del fuggitivo. Informò poi i prigionieri che 40 concittadini del prigioniero Leon Majcher, fuggito dal campo nella notte tra il 18-19 novembre, erano stati fucilati in quel giorno.

Nella foto: la lista dei nomi delle 20 SS che in questo giorno facevano parte del plotone d'esecuzione.