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Bella Italia ... "Pompei, la città risorta dalle ceneri"

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di MARIA PACE

Era l’epoca in cui l’uomo divinizzava il fulmine che colpisce, la fiamma che divora, la nube che si scioglie, il vento che abbatte, la fiera che dilania… una religione fatta più di paura che di pietà. Era l’epoca in cui si subiva il fascino della grandiosa bellezza del creato e si cercava, con il mito, di spiegare la pericolosa potenza degli elementi.

 


Pompei! Sconvolta dalla pericolosa potenza degli elementi, ma che rinasce dalle sue ceneri. Come una Fenice. E rinascere vuol dire tornare a vivere. Non soltanto ruderi e resti di edifici, ma una città… anzi due, con Ercolano. Due città con edifici integri, vie, piazze, passaggi pedonali, marciapiedi, fontane pubbliche, negozi di commercianti con forme del pane ancora sui banconi… testimonianze di vita vissuta.

LA LEGGENDA

Secondo la leggenda a fondare Pompei, insieme ad Ercolano, fu Ercole, l’eroe per eccellenza. Lo fece nel corso del suo viaggio di ritorno dalla Spagna, attraverso l’Europa, compiuta la Decima Fatica. Per chi l’avesse dimenticato, l’impresa prevedeva che l’eroe, per conto di re Euristeo, si impossessasse della mandria di Gerione, ritenuto l’uomo più forte fra i viventi. Costui era un mostro spaventoso, che dalla vita in su si divideva in tre corpi distinti, con sei braccia e tre teste. Ridiscendendo la penisola italica, sconfitti i Gicanti dei Campi Flegrei presso Cuma, si dice che l’eroe si sia fermato per edificare le città di Pompei ed Ercolano. Alcuni storici fanno derivare il suo etimo dal greco πομπή, che si potrebbe tradurre in corteo festivo, proprio in ricordo del tributo all’eroe da parte delle genti del luogo. Più verosimile, invece, che la città abbia tratto il nome dal nomen di una potente famiglia locale, ossia i Pompeia.

Oggi, visitando quella città risorta, si percorre una sorta di viaggio nel tempo, alla ricerca di un mondo antico perso e ritrovato, immerso in una atmosfera di magico incanto.

Addentrandosi nelle vie si ha la sensazione di incontrarsi e scontrarsi con gente indaffarata, bighe in corsa… tra strade, marciapiedi, giardini, botteghe, Anfiteatro, Foro, Terme, abitazioni… Tante le abitazioni. La più suggestiva, forse, quella da cui vogliamo partire:

LA VILLA DEI MISTERI

E’ una villa suburbana di epoca romana, a pochi metri fuori le mura della città di Pompei; Costruita nel II secolo a.C. e successivamente ampliata e abbellita, era una villa urbana o casa di campagna o, più precisamente, una villa d’otium, per trascorrervi delle ore liete e di piacere. Situata in un posizione panoramica e dotata di ampi saloni, giardini pensili ed un’infilata di archi e di un criptoportico, godeva di una eccellente visuale, ma, a causa dei numerosi terremoti, dovette essere trasformata in villa rustica. Di questa villa, la cui bellezza risiede soprattutto nei meravigliosi affreschi, in realtà lo scavo non è stato ancora del tutto completato e si ignora, perciò, quali altri “misteri” possa gelosamente custodire.

Quelli che conosciamo, gli splendidi affreschi riguardanti diversi periodi storici, sono veramente splendidi e suggestivi. Nella sala del triclinium, al piano terra, le scene affrescate di rosso, raffigurano “Riti Misterici” , in quella del tablinum, al piano superiore, le pareti sono affrescate di nero e raffigurano scene ispirate alla pittura egizia ed in altre sale ancora, si incontrano scene ispirate alla pittura greca. Quella che desta maggiore curiosità, meraviglia ed ammirazione, è quella del triclinio la cui simbologia è ancora oggi materia di discussione: celebra i Misteri eleusini.

Ma che cosa erano I Riti Misterici o Misteri Eleusini?

Erano culti ricchi di simbologia, legati al mistero della fertilità, della nascita e della morte e non solo in relazione all’agricoltura, ma anche come speranza di una vita migliore oltre la morte. Di origine pre-ellenica, si svolgevano a Eleusi, nell’Attica, e poi si estesero a tutta la Grecia, nonché alle colonie A Roma ebbero notevole diffusione come culto di Cerere-Proserpina.

Quesri misteri rappresentavano il mito del ratto di Proserpina strappata alla madre Cerere dal re degli Inferi, Plutone, in un ciclo di tre fasi: la Discesa negli Inferi – la Ricerca – l’Ascesa la cui acme era la “ricerca” di Proserpina e il suo ricongiungimento con la madre.

Nel lungo vagabondare alla ricerca della figlia, raccontano leggenda e mito, Cerere si fermò a Eleusi dove fu confortata dalla figlia del re e poi condotta al palazzo con tutti gli onori. In segno di riconoscenza la Dea donò Sovrano un chicco di grano, fino ad allora sconosciuto, dando cosi inizio all’agricoltura.

Come finì la contesa? Giove, commosso dal suo dolore, permise a Proserpina di tornare sulla terra per sei mesi all’anno: come il seme del grano che dopo un periodo sottoterra appare alla luce.

I riti e le cerimonie erano tenuti in grande segretezza e comprendevano visioni ed allucinazioni. Alcuni studiosi ritengono che fossero allucinazioni indotte. Si usava, infatti, consumare durante il rito del pane a base di segala cornuta, segala,cioè, contaminata da un certo fungo .

Negli affreschi di Pompei si notano molti particolari, come la donna occupata a pettinarsi davanti a specchi sorretti da amorini, lamatrona seduta, la donna velata, la sacerdotessa e ai suoi piedi un fanciullo. E poi, la scena dell’agape: una sacerdotessa che versa del vino su un ramo di mirto, con accanto un sileno che suona la lira. E ancora, una scena di divinazione attraverso uno specchio, oggetto ritenuto magico, in cui si vede un sacerdote che porge a un giovane una coppa in cui ci si può specchiare.

Pompei. Questo il mito. E la storia?

Siamo in quella che è conosciuta come la “Campania Felix”, dove prosperano due splendide città, Ercolano e Pompei, sovrastate da una montagna lussureggiante, le cui convulsioni del terreno sono coperte di vigneti e oliveti carichi di frutti. La “Montagna” ha un nome. Si chiama Vesuvio ed è considerato una sorta di Olimpo italico.

“Tra Pompei ed Hercolaneum si trova il Vesuvio, tutt’intorno magnificamente coltivato ad eccezione della vetta… in gran parte spianata… del tutto sterile come un campo di cenere, e presenta caverne di pietre, simili a voragini, di colore fuligginoso come se fossero corrose dal fuoco. Quindi si può giustamente concludere che il monte in un primo tempo ha bruciato ed ha avuto un cratere attivo che poi si è spento quando il materiale igneo si è esaurito. Forse è proprio questa la causa della fertilità dei terreni circostanti, come a Catania la cenere decomposta dell’Etna…”.

Così lo descrive lo storico Strabone, ignorando quale pericoloso mostro vi sia annidato.
E invece, in un assolato pomeriggio dell’agosto del 79 d.C. quel mostro si agitò, urlò e scatenò su quel piccolo Eden tutta la collera trattenuta per secoli.

In realtà, quel mostro aveva più volte manifestato i suoi malumori. Già nel n 62, un primo terribile avvertimento, gli abitanti del posto lo avevano avuto quando un violento terremoto aveva devastato tutta la zona vicina al vulcano. L’episodio fu riportato dagli storici dell’epoca, anche perchè era accaduto durante un soggiorno a Napoli dell’imperatore Nerone per una delle tante manifestazioni canore cui Cesare amava partecipare. Il sisma aveva provocato molti danni e molte case erano andate distrutte. Un secondo avvertimento era giunto proprio durante il mese di agosto di quel fatidico anno. Il 79 d.C. Uno sciame sismico di forte intensità, aveva colpito ripetutamente la zona. Qualcuno fuggi. Ma furono in pochissimi. La gente era abituata ai sussulti della terra, alle sue convulsioni e non si lasciò convincere a lasciare le proprie case. Nessuno temeva la “Montagna”. Nessuno pensava ad una catastrofe.
vesuvio-pompei-ercolano

Ora, mentre cadevano le pomici, qualcuno lasciò in fretta e furia la città; altri, del tutto inconsapevoli di ciò che stava accadendo, preferirono nascondersi nelle cantine e nei locali più riparati. Morirono tutti, sotto le macerie i primi e soffocati dal calore e dai gas tossici, gli altri, quando il primo grosso flusso lavico raggiunse la città.

Tutto era cominciato al mattino, con emissione di cenere e flussi di magma che correvano al suolo scendendo veloci lungo i fianchi del vulcano, travolgendo mura e intere pareti, tetti e solai, ad una velocità prossima ai 100 km orari, trascinando ogni tipo di materiale. Quando si placò, la zona s’ era trasformata in un deserto grigio.

Questo sulla terraferma, ma cosa accadde in mare? La caduta in mare del magma provocò un maremoto e le acque presero a ribollire e non ci fu scampo per nessuno: nè per quelli in spiaggia e nè per quelli sulle barche, nel tentativo disperato di fuga. Le acque delle falde sotterranee si riversarono in superficie provocando nuove esplosioni. Solo verso la fine del secondo giorno il mostro cominciò a placarsi. L’eruzione era durata intorno a 25 ore.

Caratterizzata da terremoti, nubi ardenti e tossiche, maremoti e sciami sismici, la storia fu raccontata da Plinio il giovane in una lettera a Tacito. Plinio, ancora ragazzo, fu testimone oculare del cataclisma. All’epoca si trovava a Miseno, ospite dello zio, Plinio il Vecchio, che fu fra le vittima di quella tragedia. Un resoconto, quello realizzato sia da Plinio il Vecchio, che ancora oggi il termine pliniano viene utilizzato nella vulcanologia. Plinio, che si a trovava ad una distanza di 21 km dal vulcano, poté osservare la colonna eruttiva in tutto il suo sviluppo, altissima e candida, ma sporca qua e là per la presenza di cenere; quella colonna piovve sulla città seppellendola sotto uno strato di 4 metri.

Visitare Pompei? Ecco un percorso consigliato:

Si parte da Porta Marina, la più importante delle sette porte di Pompei, e come prima tappa si visitano il Tempio di Venere ed un po’ più avanti il Tempio di Apollo, con un portico di 48 colonne, un altare e un orologio solare.

Nella Basilica, situata di fronte, si svolgeva ogni tipo di affare ed era sede anche del tribunale; rettangolare, divisa in tre navate con 28 colonne fu completamente sepolta sotto la coltre.

Una tappa obbligatoria sono sicuramente le Terme, divise in due sezioni, per i maschi e le femmine e poi la Casa del Fauno e La Casa dei Dioscuri, quella di Meleagro e la Casa di Apollo, con affreschi del dio Apollo e poi la Casa del Poeta Tragico, la Casa di Pansa, di Sallustio. Una visitina alla Casa delle Lupanare, dei Citaristi. E ancora, la Casa dei Ceii, la Casa del Menandro, la Casa di Giulio Polibio, la Casa di Trebio Valente e, naturalmente l’Anfiteatro, capace di accogliere ventimila spettatori.