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Antica Roma – Ver Sacrum o Primavera Sacra

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di MARIA PACE

Era una cerimonia  praticata da diverse popolazioni italiche,  quali Umbri, Sabini, ecc… che venivano  celebrate  nei momenti di grave pericolo per la Patria., come guerre, ma anche calamità naturali. Una cerimonia suggestiva e anche commovente, perché consisteva in un voto pubblico, ver sacrum vovere, durante la quale un Magistrato, a nome del popolo,  consacrava agli Dei tutti i nati, vegetali, animali e uomini, della primavera prossima.

Animali e vegetali venivano offerti dai contadini là dove si trovavano; per i neonati c’era una sorte diversa: essendo stati votati alla divinità, non appartenevano più alla comunità, ma eran considerati “stranieri”. Diventati adulti, giovani e fanciulle, erano banditi dalla patria e costretti a lasciare la tribù ed andare in cerca di un’altra terra dove fondare una colonia. Partivano in gruppo, sotto la guida di un Animale Sacro alla divinità.

L’animale guida era uno dei seguenti: un toro, un picchio, un lupo, un cinghiale o un cervo. Ma non si sa per certo, però, se fosse un animale o se il gruppo si facesse guidare dall’istinto, reggendo in mano un vessillo su cui era raffigurato  l’animale.

Toma ricorse alla Cerimonia della Primavera Sacra soltanto due volte, la prima, nel 217 a.C., dopo la battaglia del Trasimeno, per  scongiurare il pericolo rappresentato da Annibale, e la seconda volta nel 202 a.C.,  dopo la Seconda Guerra Punica.

Una cerimonia suggestiva, e mistica, come si è detto, celebrata alla presenza di tutta la comunità,  al seguito dei sacerdoti della dea Kerres, Signora della Terra e della Fertilità, la Cerere romana.

Il rito si celebrava durante l’ Equinozio di primavera, quando la natura si copriva di  colori e l’aria si riempiva di profumi. I giovani “consacrati”, armati di tutto punto e le fanciulle “consacrate”, vestite di bianco e letteralmente coperte di gioielli,  si allontanavano dal ceppo originario per affrontare una nuova esistenza fatta di incognite.

Ma non era una partenza di piacere, bensì una missione: una missione sacra, per adempiere ad un “voto di consacrazione”  e si partiva in cerca di nuove terra  per la fondarvi una nuova città, sotto la protezione di Marte.

Iniziò così l’urbanizzazione del territorio della penisola ed iniziò dall’età del bronzo per protrarsi fino ad epoca storica.

Partivano, ma non alla cieca, bensì lasciandosi guidare da un animale…  una specie di totem, dal quale poi le nuove popolazioni prendevano il nome, come  ad es. il lupo,  Hirpus : in lingua osca, da cui  la popolazione degli Irpini.

E’ parere di molti storici che i Sabini di Tito Stazio, che vivevano sul Quirinale e che si scontrarono con Romolo e i Romani, fossero arrivati  in zona proprio a seguito di in Ver Sacrum, provenienti da Cures, la capitale dei Sabini.

La Storia racconta che, dopo una lunghissima guerra con gli Umbri, i Sabini conobbero una vera diaspora.

Così anche i Sanniti i quali, provenienti anch’essi dalla Sabina, raggiunsero il Sannio, colonizzandolo. Fondarono, nella terra degli Opici, la città che poi diventerà la loro capitale, Bovianum l’odierna  Bojano.  L’animale sacro che li guidò, esuli, fino in Campania, era il toro. E fu proprio da esso che il territorio  prese il nome Italia: da Viteliu in osco, lingua sia dei Sanniti che degli Osci, popolazione sottomessa  ai Sanniti, e di altre popolazioni.

Gli Umbri! Quasi tutti i popoli pre-romani ebbero origine da questo che può definirsi Popolo-madre. Dagli Umbri si staccò il gruppo di uomini che, guidati da un picchio sacro, diede vita al popolo dei Piceni;  ancora dagli Umbri si staccò il gruppo di uomini che diede vita al popolo dei Sanniti, guidato da un Toro Sacro.  Da questo si staccò il gruppo che, guidato da un lupo, che in lingua osca s chiama hirpos,  creò il popolo degli Irpini.

Quale vincolo esiste tra il popolo romano e questi popoli?

Primo fra tutti la presenza del lupo. La lupa, che , attirata dal pianto dei gemelli esposti, Romolo e Remo, scese dai monti fino al fiume e li  allattò.

Era chiamata anche Mater Romanorum.

Se la femmina del lupo era la “madre” del popolo romano, il maschio del lupo ne era la “guida”, con tutta la carica di simbolismi: forte, guerriero, coraggioso.

Sempre la leggenda, inoltre, ci dice che, non solo la lupa provvide al nutrimento dei gemelli, anche un picchio portò loro del cibo ed entrambi gli animali erano sacri a Marte, la divinità principale dei Sabini e il padre dei due  gemelli romani.