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Diecimila anni fa…

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di MARIA PACE

Diecimila anni fa gli uomini avevano praticamente occupato tutta la Terra, ma con una densità assai bassa ed una popolazione che non superava i sei milioni di unità.


Quali fattori hanno permesso l’evoluzione della specie umana? Tre, i fattori determinanti: il pensiero organizzato, la parola, la scrittura.

Spostiamoci nel diecimila a.C. corrispondente al Neolitico o all’Età del Bronzo.
Il percorso dell’evoluzione, però, non fu uguale per tutta la specie umana, a causa della posizione o del mancato contatto tra le popolazioni varie. Così, ad esempio, mentre nelle zone di mare, dove si erano sviluppate civiltà come quella minoica, o di fiume, come la civiltà egizia o mesopotamica, era già l’età dei metalli, nelle zone interne come l’Europa, Italia compresa, si viveva ancora nelle capanne o addirittura nelle caverne, con un dislivello di 2000 se non addirittura di 3000 anni.
Chi erano queste popolazioni? Quali sono le origini dell’attuale Europa e del bacino mediterraneo?
Sappiamo che seimila anni fa la popolazione indigena d’Europa era costituita da agricoltori e pastori, pacifici ed operosi, che non conoscevano l’arte della guerra, lavoravano il rame e vivevano in una società matriarcale in cui i compiti erano divisi fra maschi e femmine.

Successivamente, però, ad ondate migratorie quasi regolari ed attraverso una violenta colonizzazione, popoli di pastori-guerrieri calati dall’Est raggiunsero l’Asia centrale e meridionale e infine l’Europa e la sconvolsero totalmente.

Secondo la teoria più accreditata si trattava dei Kurgan, popolazione della regione di Urheimat, nelle pianure della Russia meridionale, la quale deve questo nome al termine russo con cui si indica un tumulo funerario utilizzato dai popoli neolitici delle steppe.

Al contrario dei pacifici e sedentari indigeni della “vecchia Europa”, i Kurgan erano popoli nomadi, violenti guerrieri e spietati conquistatori. Dediti alla guerra ed alla conquista, sottomisero, con relativa facilità, le popolazioni indigene alle loro regole severe e patriarcali. Il loro punto di forza era la conoscenza dell’arte della lavorazione dei metalli, la strategia di guerra, la dotazione di armi come l’ascia da combattimento, ma, soprattutto, l’addomesticamento del cavallo.

Erano gli Indo-europei, il cui nome abbiamo appreso dai libri scolastici.

Da loro, si teorizza, discendano tutte le popolazioni dell’Europa attuale e dell’Asia, fino all’India.
Calarono, come si è detto, ad ondate successive:

– prima ondata: 4000 – 3500, si spinsero fino ai Balcani e, lungo il Danubio, raggiunsero l’Ungheria settentrionale.
– seconda ondata: 3500 – 3000 proseguirono verso Ovest e sud Europa.

– terza ondata: 3000 – 2500 : raggiunsero Romania, Bulgaria e Ungheria meridionale.

I Kurgan si mescolarono alle popolazioni indigene imponendo il loro sistema di vita d’impronta patriarcale con regole dure e severe, con Divinità maschili ed intransigenti e con un’organizzazione sociale gerarchica che vedeva a capo un Re.

Anche le lingue si mescolarono e da tale mescolanza derivano quelle che conosciamo: italiche, celtiche, germaniche, greco, armeno, indo-iranico, sanscrito, ecc.

Una vera babele di lingue!

I Kurgan, nel corso delle loro incursioni, non si limitarono a transitare attraverso i territori, ma si stanziarono nei Balcani per secoli. Alcune tribù si spinsero fin nella penisola ellenica ed altre fino in quella anatolica. La fusione di quei gruppi con popolazioni indigene dette origine alla civiltà achea e ad una lingua greca primitiva e comune. Un altro gruppo si fermò in Macedonia, conservando la propria lingua, ma con intromissioni elleniche.

Nella seconda metà del secondo millennio d.C. altri gruppi ancora giunsero fino alla Dalmazia; secondo alcuni studiosi erano gli Illiri, fondatori di alcune colonie in Puglia e Calabria.

A questo punto, forse, si rende necessaria una nota riguardo la fondamentale suddivisione delle lingue indo-europee in due gruppi: centum e satem.

Le prime, con la “c” e la “g” di cane e gallo.

Le seconde con la “c” e “g” di cesto e ginestra.

Ulteriori mescolanze avvennero con le conquiste romane prima e slave, poi.

Oltre alle lingue, si mescolarono, naturalmente, anche i geni che dettero origine a quelle che, assai abusivamente, sono state definite “razze”, quando invece, in realtà, l’uomo costituisce solo una “specie”.
Per la cronaca, in Italia i “giochi” si sono fatti tutti nell’età del bronzo, essendo, la densità della popolazione, così bassa da permettere ai conquistatori la possibilità di produrre grandi cambiamenti.

“Ex Oriente lux!”(dall’Oriente la Luce), recitavano, in tempi recenti, Ricercatori e Studiosi di genetica. Alcuni di questi, però, spingendosi così oltre nella ricerca dei geni dei nostri avi, finirono per gettare le basi dell'”arianesimo”, causa del feroce e devastante razzismo ed antisemitismo che conosciamo.
Come è nato l’equivoco?

Alcuni studiosi erano così soggiogati ed affascinati dalla scrittura sanscrita e dalla raccolta dei “Riy Veda”, Testi Sacri induisti, in cui si parla di un popolo guerriero chiamato “aryos”, ossia “signore” o “nobile”, da ipotizzare che gli Indo-europei fossero i “Signori” delle altre popolazioni.
Da ricerche e studi ulteriori si scoprì, invece, che la lingua sanscrita non solo non era affatto antecedente a quella indo-europea, ma che, al contrario, derivasse proprio da questa. Si scoprì anche che lingue semite, come l’ugaritico, abbiano parole prestate all’indo-europeo e che, dunque, il termine “ariano”, derivazione di “aryos”, è, in realtà, un termine di origine semita,

Davvero un grossolano equivoco. Grossolano e devastante, come ben sappiamo, per le tragiche conseguenze che si trascinò con il Nazismo e il Fascismo.