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Il mito di Medea

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di MARIAPIA METALLO

La figura di Medea appare per la prima volta, agli inizi del VII sec. in Esiodo, nellaTeogonia, in cui Medea è menzionata come sposa di Giasone “dagli occhi

 

sfavillanti”. È una maga che fa ringiovanire Esone, il padre di Giasone. Non c’è nessun riferimento all’infanticidio.
Come sottolinea Angelo M. Buongiovanni, le versioni del mito più antiche attribuiscono l’uccisione dei figli di Medea ai Corinzi, infuriati per l’uccisione del re Creonte o della nuova mo...glie di Giasone.
Il poeta epico Creofilo di Samo, nella Presa d’Ecalia, narra l’uccisione di Creonte, la fuga di Medea da Atene e l’uccisione dei figli da parte dei familiari del re.


Eumelo, nel VI sec., nei Corinthiakà, attribuisce l’uccisione dei figli a Medea stessa, ma la dice compiuta per errore durante una cerimonia per assicurare loro l’immortalità.
Eschilo, nel dramma satiresco Le nutrici di Dioniso, descrive una maga che può ringiovanire le donne facendole bollire in un calderone.


Pindaro, nell’Olimpica XIII, cita Medea come grande figura corinzia con il merito di aver portato in salvo la nave Argo. E anche se altrove nelle sue opere ne delinea un personaggio piuttosto inquietante di maga, non fa mai riferimento all’uccisione dei figli.
Sofocle incentrò tre tragedie sulla figura di Medea, ma in nessuna di esse la maga appare come un’infanticida.
Euripide innova, dunque, completamente la tradizione – non è chiaro se per compiacere gli abitanti di Corinto, come ritengono alcuni studiosi, oppure per puro estro artistico – e la dipinge invece come rea di quell’orribile colpa.


Nella tragedia euripidea, a Corinto è il giorno in cui devono essere celebrate le nozze tra Giasone e la figlia di Creonte. Medea è stata ripudiata dal marito e destinata con i figli all’esilio. Finge di accettare di buon grado la situazione, ma in realtà medita vendetta. Invia alla futura sposa una corona e un abito stregati che le corroderanno le carni. Anche Creonte morirà avvelenato dal sortilegio fatto sul vestito della figlia mentre cerca di salvarla. Medea vuole poi completare la vendetta privando Giasone della sua discendenza. Uccide i suoi figli e fugge sul carro del Sole.
A questa figura si ispireranno Apollonio Rodio nelle Argonautiche, Ovidio per una sua tragedia andata perduta e, infine, Seneca nella sua Medea.


La figura della madre che uccide i suoi figli accecata dall’odio per il proprio uomo suggestionerà molti autori nel corso dei secoli ispirando opere narrative, teatrali e cinematografiche.