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“Controstoria della liberazione”, la verità sulla liberazione del Sud d’Italia dopo il 1943

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di MICAELA RICCI

“Controstoria della liberazione. Le stragi e i crimini dimenticati degli alleati nell’Italia del Sud” (Rizzoli) di Gigi Di Fiore è la rilettura del periodo successivo all’occupazione anglo-americana nel sud Italia, a partire dal 10 luglio 1943.

Dopo lo sbarco in Sicilia e durante gli 800 giorni di occupazione, l’intera nazione subì una serie di violenze e soprusi spesso passati sotto silenzio e nascosti in nome dell’acquiescenza dei vinti.

É lo stesso Di Fiore, già redattore al “Giornale” di Montanelli e inviato del “Mattino” di Napoli, a presentare una realtà diversa, un altro Risorgimento tradito, già affrontato dal giornalista nella sua precedente “Controstoria dell’Unità d’Italia”. “Il mio lavoro non intende contestare il significato storico e morale del sangue versato dagli angloamericani per sconfiggere il nazifascismo, ma ristabilire una verità a tutto tondo sulla vittoria alleata nel Mezzogiorno, dove i liberati furono violati dai liberatori, in una mistificazione dei ruoli tra aguzzini santificati e vittime zittite”, afferma Di Fiore. Le stragi di soldati italiani, i bombardamenti, gli stupri e i crimini contro la popolazione civile, la connivenza con la mafia mostrano un volto diverso rispetto a quello degli “Hey, man”, portatori di sigarette e chewing gum per tutta la popolazione.

“Capita spesso che le memorie individuali divergano dai valori e dalle ricostruzioni offerte dalla storia ufficiale. Anche nella mia famiglia si sono tramandati ricordi non sempre politicamente corretti su quei mesi”, afferma Di Fiore, la zia del quale, Nannina, non ha mai potuto dimenticare lo stupro di un soldato marocchino. Senza rilettura ideologica l’autore presenta con precisione di nomi e di date alcuni avvenimenti emblematici di una realtà contraddittoria e difficile. È il caso dei campi di internamento, uno per tutti quello jonico di Taranto, per i “criminali pericolosi, fascisti, nemici, spie, gente che si era arricchita nel Ventennio insieme con i civili, spesso povera gente impiegata nella burocrazia fascista con mansioni irrilevanti, accusata di chissà quali misfatti senza aver fatto nulla”.

Significativa anche la fucilazione del generale Nicola Bellomo, accusato di “crimini di guerra”, per aver impartito l’ordine di sparare su due ufficiali britannici o il bombardamento tedesco del porto di Bari durante la notte tra il 1° e il 2 dicembre 1943. Ad essere coinvolta in questa esplosione la nave statunitense “John Harvey” che “trasportava un micidiale carico top secret di 91 tonnellate d’iprite, gas di solito utilizzato per la guerra chimica”. Oltre agli 800 militari intossicati e ai 250 morti, i segni devastanti di questo avvenimento si fecero sentire ben oltre l’anno dell’esplosione, fino alle soglie del 2000, attraverso le ustioni ai pescatori venuti a contatto con quello che era stato definito il “gas mostarda”. Senza dimenticare la collusione con la mafia e il reclutamento di mafiosi da parte degli americani per contrastare la controffensiva nazifascista, il giornalista ricorda la figura di Lucky Luciano, in relazione stretta con il controspionaggio americano prima dello sbarco in Sicilia del 43.

Il ritratto preciso di una Italia sfinita dalla guerra ma vessata dai suoi liberatori sembra essere in linea con la produzione cinematografica e teatrale di quel periodo storico, dalla “Ciociara” del ’60 di Vittorio De Sica, affresco delle violenze subite dalle abitanti della Ciociaria da parte di soldati nordafricani, allo spettacolo teatrale “Napoli milionaria” di Eduardo De Filippo che mostra tutti gli orrori della guerra e del dopoguerra. Il Sud Italia viene presentato come vittima di una doppia invasione ma anche come centro propulsore di nuova energia sociale, di democrazia e di rinascita, attraverso i Comitati di Liberazione nazionale e Radio Bari. L’Italia della rinascita fu l’Italia del sud ma la storia sembra averlo dimenticato.