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“Vivere pazzo e morir savio”…

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di MARIAPIA METALLO

El ingenioso hidalgo don Quixote de la Mancha

 


 

La realtà in cui si muove Don Chisciotte è ben diversa da quella che lui percepisce attraverso lo specchio deformante della sua follia. Da questo contrasto nasce, inizialmente, la comicità: tutti intorno a Don Chisciotte, compreso il lettore, ‘vedono’ ciò che lui non riesce a vedere. Ma dopo le prime avventure, l’elemento parodistico lascia il posto a una più profonda riflessione esistenziale, a...l disinganno che nasce dallo scontro tra la realtà e lo slancio ideale verso la realizzazione di un progetto di esistenza sentita come la parte più autentica di sé stesso. Per il mondo Don Chisciotte ha perduto la ragione perché, a causa delle sue letture, insegue il sogno cavalleresco, ma proprio la guarigione dalla follia lo porterà alla morte.

Dice il Vian: “La conversione finale di don Chisciotte non rappresenta affatto, come sembrò ai romantici, un «rinnegamento» degli ideali della cavalleria, quindi una specie di tradimento, di brutto tiro giocato da Cervantes nei riguardi della sua creatura. …In quel capitolo finale Don Chisciotte doveva riconoscere i propri torti, che esistevano effettivamente, ed erano gravi.” La chiave di tutta la vicenda donchisciottesca sta nelle sei ore di sonno che mutano il corso della sua vita e determinano la sua ritrattazione, ma ritrattazione vera.

“Don Chisciotte pregò che lo lasciassero solo perché voleva dormire un poco. Obbediscono, e dormì tutto filato, come si usa dire, per più di sei ore tanto che la governante e la nipote temettero che sarebbe rimasto morto nel sonno… .” E la spiegazione del sonno l’abbiamo poco dopo, quando parlando alla nipote, egli dice: “Vorrei morire in tal modo da far capire che la mia vita non fu tanto cattiva da meritarmi la fama di pazzo: che, sebbene lo sia stato, non vorrei confermare questa verità con la mia morte.” Questo tempo di silenzio è il tempo della definitiva metamorfosi di Don Chisciotte in uomo.